Francesco Cananzi

A proposito di Napoli, non mi arrendo.


A proposito di Napoli, non mi arrendo.
 
Non mi arrendo. All'idea che non abbiamo più nulla da fare, come cittadini napoletani. E' quello che provo a comunicare ai ragazzi quando li incontro nelle scuole, a rifuggire la rassegnazione: vale la pena essere fuori dal branco, non essere omologati al peggio, pensare con la propria testa, sapersi immedesimare nell'altro e nella sua debolezza per prenderne le parti, se del caso. Senza snobismo, capaci di stare con chi è più ricco e chi è più povero, con chi è più colto e chi lo è meno, con chi è del centro, della Napoli cosiddetta "bene",  e chi è della Napoli  delle periferie, che sono fuori e dentro la città,  come pure nel vuoto di senso di tanti ragazzi, figli della borghesia cittadina. 
 
Non mi arrendo. 
Napoli non è tutto un fallimento. Abbiamo vinto la camorra in alcuni quartieri, operando passo dopo passo, negozio dopo negozio, strada dopo strada,  grazie anche alla dignità riacquisita da tanti cittadini, alla fiducia che le istituzioni hanno saputo riconquistare, convincendo il cuore dei commercianti sottoposti al racket, delle donne e degli uomini, dei ragazzi e delle ragazze,  che era venuto il momento di cambiare, di liberarsi da un giogo, di riconquistare la libertà. E dove si è lavorato  insieme, come è accaduto ad Ercolano, a Casal di Principe, a Ponticelli, magistratura, forze dell'ordine, sindaco, istituzioni, associazionismo, la vittoria non è stata solo giudiziaria ma è stata sociale. La sfida della violenza dei minori è diversa ma non meno complessa.

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