Roberto Carrelli Palombi

Rapporti con l’Avvocatura e valutazioni di professionalità

Nel documento approvato all'unanimità all'esito del C.D.C. del 28 ottobre 2017 si afferma in modo netto la contrarietà dell'A.N.M. al rafforzamento del ruolo degli avvocati nei consigli giudiziari con particolare riferimento alle valutazioni di professionalità dei magistrati. In tal senso si era già espressa la sezione distrettuale di Roma del nostro gruppo, recependo una linea che da tempo Unità per la Costituzione aveva affermato fin dal congresso di Orvieto nell'ambito dei lavori del workshop dedicato alle valutazioni di professionalità.
 
Segnatamente era stato evidenziato l'effetto distorsivo delle corrette dinamiche processuali, con conseguente lesione del  principio di autonomia e di indipendenza della Magistratura, che potrebbe derivare da un parere procedimentalizzato proveniente dagli organismi di rappresentanza territoriale dell'Avvocatura o da una partecipazione dei rappresentanti dei suddetti organismi alle deliberazioni dei Consigli Giudiziari aventi ad oggetto la progressione in carriera del magistrato.

 

Già oggi, difatti, sulla base della normativa vigente, ogni fatto rilevante ai fini della valutazione di professionalità di un magistrato, noto all'Avvocatura,  può essere portato a conoscenza degli organi del circuito dell'Autogoverno locale e nazionale attraverso il potere di segnalazione previsto,  proprio in tema di valutazioni di professionalità e conferma dei dirigenti negli incarichi direttivi e semidirettivi, dall'art. 11 comma 4 lett. f) d. lgs. n. 160 del 2006. 

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