Linee programmatiche del nuovo Segretario Generale Roberto Carrelli Palombi

"La radice profonda del mestiere del giudice è quella di capire…. Lo Stato non ci delega, nei fatti, altro potere che di capire interessi e conflitti e dipanarli per esso e per la collettività".
Adolfo Beria di Argentine 1984

1. La Magistratura nella Costituzione repubblicana.

L'attuale posizione istituzionale della magistratura costituisce il portato di un lungo processo attraverso il quale si è pervenuti, sia pure con molteplici limiti e difetti, all'effettiva attuazione del principio costituzionale che vuole i giudici soggetti soltanto alla legge e distinti fra loro solo per la diversità delle funzioni esercitate.  Non era così in un tempo non troppo lontano; innumerevoli erano i vincoli che di fatto sottoponevano il magistrato ora al potere della gerarchia interna, rappresentata dalla Cassazione, ora ad influenze di carattere esterno provenienti da altri poteri dello Stato. L'incalzare di questo processo legislativo, che ha portato all'abolizione di esami e concorsi per il conseguimento delle funzioni superiori, è stato determinato anche, ed in misura rilevante, da un'intensa, seria e costruttiva azione dell'A.N.M.  Ad un ordinamento giudiziario fondato sul principio di autorità si è, gradualmente, andato contrapponendo un ordinamento fondato sul principio di liberta.
Alla base delle rivendicazioni della magistratura associata vi era la chiara e lungimirante percezione che la concreta realizzazione dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, lungi dall'essere un intervento di carattere corporativo volto a tutelare gli interessi economici della categoria, era finalizzata a garantire l'effettiva uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, valore fondante del nostro patto sociale. Tale sistema ha favorito l'impegno di numerosi magistrati, soprattutto giovani, che hanno potuto dedicarsi con passione al proprio lavoro, conseguendo importanti risultati in settori vitali per la collettività, quali in particolare la difesa delle istituzioni dal terrorismo, dalla criminalità organizzata e dai fenomeni di diffusa corruzione.

2. La Magistratura nel nuovo contesto ordinamentale.

E' ancora possibile oggi questo impegno fondato su un forte senso della funzione e delle istituzioni, o invece i magistrati, nel modificato contesto ordinamentale,  sono portati a organizzare la loro vita professionale con il pensiero costante della carriera, dimenticando i compiti loro affidati dalla Costituzione, che sono quelli di amministrare la giustizia in nome del popolo italiano. Gli introdotti sistemi di selezione interna, la giurisprudenza disciplinare, quale interpretata dalla sezione disciplinare della precedente consiliatura, il sovrumano carico di lavoro e, da ultimo, gli ingenerosi attacchi provenienti dal Presidente del Consiglio dei Ministri non stanno forse favorendo un appiattimento gerarchico della magistratura verso indirizzi giurisprudenziali tradizionali, che si rivelano più facili da seguire e che non urtano le sensibilita dei "capi".  Non stiamo forse assistendo ad una restaurazione di una gerarchia professionale che si pone in evidente contrasto con l'assetto costituzionale della Magistratura, che vuole i magistrati distinti fra loro solo per la diversità delle funzioni esercitate. Diceva tempo addietro Satta che il carrierismo dei giudici determina "la prima e più grave fuga dal giudizio, cioè soggettivamente il funzionarismo dei giudici, oggettivamente il dottrinarismo delle sentenze: perché le sentenze giudicano, ma servono per essere giudicati, di un giudizio, si intende, necessariamente formale, in quanto non investe né può investire tutta la personalità del giudice, che si manifesta in un campo assai più vasto della mera redazione di una sentenza".   Ed addirittura Grandi, proprio quello dell'ordinamento giudiziario fascista, affermava "Ma soprattutto occorre abbandonare il costume per cui il dottrinarismo delle sentenze è alla base della valutazione del merito. Più che il giudice dotto, noi vogliamo il giudice giusto. Dottrina e sapienza non sempre coincidono" , escludendo qualsiasi possibilità di introdurre una carriera dei Magistrati .

3. Il patrimonio da non disperdere.

In un documento presentato qualche tempo fa ad un comitato di coordinamento di Unicost si parlava di un "patrimonio da non disperdere"; sono assolutamente d'accordo ed anzi credo che i valori che ci vengono dalla nostra storia implicano responsabilità, non rispetto al nostro stipendio o alla nostra carriera, ma verso la collettività, reale depositaria dei diritti che quotidianamente siamo chiamati a garantire. Occorre però la capacità di ricollegare l'azione passata a quella futura: occorre tradurre il nostro impegno in azioni concrete ed attuali che indirizzino l'azione associativa valorizzando il patrimonio di idee che ci è stato tramandato. Ed in questa direzione lo spirito pluralistico del gruppo, quale mirabilmente sintetizzato nel documento costitutivo di Unità per la Costituzione, deve essere salvaguardato e trasmesso alle nuove generazioni di magistrati. Un gruppo nato con un progetto ben definito: creare una sintesi unitaria fra le diverse anime e sensibilità esistenti nella Magistratura associata, allora troppo divisa e frazionata, rappresentare la maggioranza dei magistrati italiani e, quindi, proporsi come guida delle scelte dell'A.N.M. Era ed è ancora oggi una scelta vincente fondata sulla forza unificatrice dei principi costituzionali, allora in parte ancora da attuare, oggi seriamente messi in pericolo dalle diverse maggioranze che si sono alternate alla guida del Paese. 
Ritengo poi essenziale valorizzare il rapporto che esiste fra la professionalità del magistrato e la sua indipendenza: l'elevata professionalità del magistrato costituisce l'unica ragione fondante della sua indipendenza; la professionalità è stata definita come una condizione della legittimazione democratica dell'attività giurisdizionale e quindi deve essere assicurata a tutti i livelli dell'organizzazione giudiziaria. Ma oggi la professionalità del magistrato, che non può essere assicurata in via esclusiva da un organo esterno al circuito dell'autogoverno, lungi dal limitarsi al puro nozionismo, deve essere rivolta ad assicurare, con il contributo di tutti i soggetti istituzionali, un recupero di efficienza del servizio giustizia. In questo senso l'azione associativa, con il costruttivo contributo del nostro gruppo, deve operare in sinergia costruttiva con gli organi di autogoverno locale e nazionale, per dare nuova credibilità all'amministrazione della giustizia. La collettività, in tutte le sue articolazioni sociali e politiche, deve nuovamente percepire la giurisdizione come luogo di effettiva tutela di tutti i diritti; in mancanza, ed è quello che oggi spesso succede, difficilmente riuscirà a comprendere l'importanza dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura.

4. Il programma per il futuro.

L'azione associativa della nostra area culturale deve andare avanti, deve proseguire senza soffermarsi ulteriormente sul passato che ormai fa parte della storia; non è più il tempo di polemiche inutili con chi non ha sostenuto i nostri candidati, con chi ha fatto scelte diverse, con chi ha giocato su tutti i tavoli; tutto ciò non mi interessa, mi interessano i valori ed i contenuti che oggi siamo in grado insieme di proporre; mi interessa la questione morale che, come ha più volte evidenziato il nostro segretario generale, va identificata nell'etica dei comportamenti in sede istituzionale ed anche in sede associativa;  quello che conta è il futuro e la nostra storia che, quotidianamente come gruppo di magistrati, dobbiamo continuare a scrivere. Sono le nuove sfide che la magistratura deve cogliere nell'interesse delle istituzioni e del Paese ed in  questa direzione continuerà il mio impegno di militante e di magistrato. La sfida, oggi, è costruire un nuovo modello di magistrato che sia sempre fedele ai valori costituzionali della terzietà,  ma sappia interpretare in un'ottica di servizio, prima che di legittima ambizione personale, le opportunità offerte dalla  nuova  normativa oggetto di prima applicazione da parte del consiglio del quale ho avuto l'onore di fare parte  e sicuramente meritevole di rimeditazione e riflessione dopo oltre un quadriennio di applicazione. Un nuovo modello di magistrato che sappia anche, nei circuiti associativi ed in quelli istituzionali, parlare alla politica, sapendo rimanere distante dai centri di potere della politica e di altro. 
In questa direzione tanti sono i temi da approfondire nel futuro dibattito all'interno dell'associazione e di Unità per la Costituzione; mi viene da pensare al danno che recano all'immagine della magistratura tutti e dico tutti i magistrati impegnati in politica; danno non  per l'altissima funzione istituzionale che svolgono, ma per l'inevitabile appannaggio della loro immagine di terzietà nel momento in cui faranno domanda di rientro in ruolo. Ed oggi in particolare mi preme riferirmi a tutte quelle tematiche che vengono periodicamente introdotte nel dibattito politico nel Paese solo con la evidente finalità di distogliere l'attenzione dei cittadini dai veri problemi che affliggono il sistema giustizia:  una sempre crescente domanda di giustizia sollecitata da un numero di avvocati che non ha pari in nessun paese europeo. Non si tratta solo della problematica delle nostre ferie, maliziosamente confusa con quella della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, ma anche della problematica relativa alla responsabilità civile, che, come accertato da uno studio effettuato dall'A.N.M. ed in particolare da Luisa De Renzis, costituisce un falso problema, storicamente  posto alla ribalta del Paese in momenti in cui si annunciano riforme delle giustizia. Il tutto  con un approccio del tutto errato: il rimedio ad eventuali comportamenti errati del magistrato non può rinvenirsi in un controllo sul giudice con la creazione di nuove forme di responsabilità, essendo a ciò già deputato il sistema disciplinare e quello di valutazione della professionalità; piuttosto e questo sarebbe il compito del legislatore deve essere garantito un rapido e corretto funzionamento dei meccanismi di controllo processuale, cioè delle forme di controllo degli atti e non dei giudici.

Con le finalità ora esposte, in continuità con i valori che assieme abbiamo costruito da Crema in poi, passando per Cosenza, occorre dare nuovo vigore ed impulso all'azione associativa del gruppo anche attraverso nuovi schemi da costruire insieme, che, nel superamento di certe rigidità, retaggio di un epoca storica ormai superata, sappiano fare dell'appartenenza e della condivisione di scelte di valori una ricchezza e mai un limite. Per provare a realizzare tutto ciò propongo un obiettivo da avere sempre chiaramente in vista, delle linee guida alle quali uniformare l'attività associativa del gruppo ed un metodo di lavoro. 

4.1. L'obiettivo: la magistratura come servizio e non come potere. 

Occorre fare crescere nella magistratura la cultura della giurisdizione come servizio e non come potere; in questa direzione vanno ripensate tutte le funzioni, da quelle strettamente professionali, a quelle associative ed in particolare a quelle istituzionali, che sono il risultato di una riconosciuta rappresentatività fra i colleghi. Il nostro gruppo deve continuare ad essere quel luogo ove si riflette sul modo d'intendere la funzione giurisdizionale ed i rapporti con gli altri poteri dello Stato, quello spazio di aggregazione di idee tradizionalmente provenienti da esperienze e matrici culturali diverse, ma destinate a trovare una sintesi nella dirigenza del gruppo, quella palestra all'interno della quale esercitare la cultura dell'autogoverno con la finalità di formare uomini e donne consapevoli del loro ruolo e meritevoli delle prerogative di autonomia e di indipendenza che la Costituzione ha riconosciuto alla Magistratura. Voglio ancora credere ed impegnarmi  per un modello di magistrato inserito nel dibattito politico e culturale del Paese, ma consapevole dei limiti imposti dall'importanza della funzione che è chiamato a svolgere dinanzi alla collettività: un magistrato che, nel rispetto dei valori costituzionali, sappia non soltanto essere, ma anche apparire imparziale, un magistrato ispirato da una cultura di self restraint che sappia, con maturità, resistere alle lusinghe della popolarità, consapevole che tutto il proprio protagonismo debba rimanere circoscritto all'esercizio delle proprie funzioni.

4.2. Le linee guida.

- Il sistema di governo autonomo della Magistratura disegnato dal Costituente si rivela conseguenziale al principio del potere diffuso, alla legittimazione diffusa del potere giudiziario, in forza della quale i singoli organi giudiziari esercitano le loro funzioni in una situazione di indipendenza costituzionalmente garantita. A ciò dovrebbe conseguire la crescita nell'intera magistratura di una cultura di autogoverno diffuso: tutti i magistrati devono potere partecipare in modo consapevole al circuito dell'autogoverno attraverso la discussione ed il confronto con i nostri rappresentanti al C.S.M. ed in tale direzione sono fondamentali le sinergie che si sapranno costruire fra associazione ed istituzione. Fondamentale al riguardo è l'istaurazione di una corretta dialettica fra la dirigenza del gruppo ed i nostri rappresentanti all'interno del C.S.M., al fine di coniugare il rispetto delle prerogative del governo autonomo della Magistratura con la necessità di assicurare una linea politica interpretata dalla Segreteria nazionale idonea a testimoniare la coerenza fra i valori predicati e le scelte concrete effettuate nelle dinamiche istituzionali.
- L'azione associativa, al di là di ogni calcolo politico di mero opportunismo,  non può risolversi in una fuga, ahimè oggi sempre più attuale, verso il sindacalismo, ma deve sapere autorevolmente tutelare le prerogative del magistrato in funzione della difesa della sua indipendenza interna ed esterna, con un occhio particolare alla prima nella direzione di una valorizzazione delle responsabilità dei dirigenti chiamati oggi a farsi carico delle condizioni di lavoro dei singoli magistrati. 
- E' necessario sviluppare nuove tecniche di comunicazione che consentano la valorizzazione dei contributi di tutti i nostri rappresentanti a livello associativo ed istituzionale. Ciò anche attraverso la riattivazione del sito internet del gruppo, che va trasformato in una rivista on line aperta al contributo di tutti ed attraverso la quale, con collegamenti alle mailing list, venga sempre messo in evidenza il punto di vista della Corrente attraverso i suoi organi rappresentativi.

4.3. Il metodo di lavoro.

Il metodo di lavoro che propongo per il gruppo è quello di un maggiore radicamento sul territorio con un occhio particolare al Nord ed alla Sicilia, che si è vista ingiustamente privata del suo rappresentante istituzionale. Penso ad una segreteria itinerante presente a tutti gli eventi locali,  alla creazione di macro aree territoriali che organizzino eventi per più distretti, alla valorizzazione del coordinamento dei segretari distrettuali, all'effettiva attivazione, anche attraverso la rivista on line, del Centro studi. Penso ad una collegialità diffusa che, assicurando le prerogative di rappresentanza del segretario nazionale, interprete dell'unicità della linea politica, sappia valorizzare maggiormente la rappresentatività dei colleghi presenti sul territorio.

5. Il superamento dell'appartenenza.

Il percorso descritto, in continuità con i nostri valori del non collateralismo e della terzietà costituzionale, deve mirare ad una prospettiva di rinnovamento che è imposta dalla storia e che deve tener conto dei significativi mutamenti ordinamentali e generazionali intervenuti negli ultimi anni in Magistratura. In questa direzione sarà necessario pensare a nuovi schemi di associazionismo giudiziario che sappiano distaccarsi dalle logiche di appartenenza del passato e siano in grado di dare credibili risposte alle domande della base, troppo spesso artatamente orientate verso un bieco sindacalismo; occorre reinventare un nuovo modo di fare associazione che sia in grado, con il superamento del diffuso senso di disimpegno e disaffezione, di aggregare il consenso soprattutto dei giovani magistrati.

Scarica il pdf