UNICOST su "Il trattamento economico"

1. La questione retributiva dei magistrati è materia, più che complessa, delicata perché coinvolge un rapporto con la politica che venne, meritoriamente, oggettivizzato con la disciplina del sistema retributivo, approvato negli anni 1979 - 1981 e - almeno formalmente - tuttora vigente. Esso si articola in tre segmenti:

  1. voce stipendiale (comprensiva delle indennità giudiziaria e dell'indennità integrativa speciale, comune con le altre categorie del pubblico impiego;
  2. scatto biennale;
  3. progressione economica per classi stipendiali legata a fasce di anzianità ma subordinata a valutazioni positive di professionalità.

Il primo segmento è connesso a un sistema di adeguamento automatico triennale, con acconti annuali, che adegua le basi stipendiali dei magistrati agli aumenti medi ottenuti dai lavoratori del pubblico impiego nel triennio precedente.

La lievitazione del primo segmento si ripercuote direttamente anche sugli importi degli altri due segmenti della retribuzione (scatti biennali e classi stipendiali).

Questo sistema, pur attraverso il superamento di forti resistenze da parte dei governi in ordine alla sua attuazione completa (si pensi alla difficoltà di valutare nello stipendio anche le indennità accessorie corrisposte ai dirigenti amministrativi), ha assicurato una buona tenuta dei nostri stipendi almeno sino al 2008. Da quella data, in coincidenza con le prime manovre di riduzione della spesa pubblica, la nostra categoria ha subito ripetute "aggressioni" in stretta correlazione con le accuse di inefficienza del sistema giudiziario, con la lotta agli automatismi stipendiali (che ha visto, in particolare, emergere contro di noi la categoria dei dirigenti pubblici forti dei loro contratti individuali), con l'emergere di visioni premiali del lavoro svolto.

In questo quadro, la ANM ha dovuto subire forti pressioni senza che, da nessuna parte politica, sia stata colta la delicatezza di un confronto che, attraverso interventi ripetuti ed annuali, costringeva la magistratura ad una non prevista contrattazione in presenza di una disciplina legislativa che, come abbiamo visto, era stata voluta proprio per "attuare il precetto costituzionale dell'indipendenza della magistratura e di evitare che i magistrati siano soggetti a periodiche rivendicazioni nei confronti di altri poteri" (secondo quando riconosciuto dalla Corte Costituzionale) .

 

2. La linea seguita dall'ANM finora ha, comunque, garantito che il sistema normativo non fosse ripudiato. In presenza di una retribuzione stabilita per legge, è evidente che per evitare che si operasse una revisione della legge, proprio in coincidenza con l'evolvere della crisi finanziaria ed economica dello Stato ( che, in altri Paesi, es. la Spagna, ha condotto alla riduzione degli stipendi del 20%), la ANM ha cercato di ridurre e ritardare gli effetti negativi con una strategia "sindacale" che teneva conto delle concrete realtà esistenti e delle prospettive.

Le diverse manovre di questi ultimi 4 anni stanno incidendo nei seguenti termini:

      UNO

Non abbiamo avuto dal 2011, e non l'avremo sino al 2013, l'adeguamento       annuale.

     DUE

  • Da gennaio del 2011 c'è stata una riduzione del 15% sulla indennità       giudiziaria.
  • Da gennaio del 2012 la stessa riduzione salirà al 25%.
  • Da gennaio 2013 la riduzione toccherà il 35%.

Su questa trattenuta è già in corso il contenzioso, con buone prospettive.

Si attendono a breve decisioni favorevoli di alcuni TAR, mentre altri TAR       hanno già sollevato questione di costituzionalità.

      TRE

La trattenuta del 5% e 10%: cd. contributo di solidarietà.

La norma della finanziaria dello scorso anno ( art.9, 2 comma, del d.l. n. 78/ 2010) ha previsto per i pubblici dipendenti, ed in primis quindi anche per i magistrati, un "prelievo" del 5 % sulla parte di reddito eccedente la soglia di 90.000 euro e del 10% sulla parte di reddito eccedente la soglia dei 150.000 euro.

 

 3. La reiterazione delle misure di attacco alle nostre retribuzioni e il loro ampliamento, in termini non solo quantitativi ma anche qualitativi, ha giustamente indotto l'ANM nazionale ad attivare tutti i colleghi per agire, in via giudiziaria, anche nella prospettiva di far valere l'illegittimità costituzionale di alcuni di questi interventi.

Oltre ad alcune decisioni dei diversi TAR - alcune favorevoli, altre un po' perplesse -  la questione di costituzionalità è stata già rimessa alla Corte Costituzionale sia per la disposizione relativa all'indennità giudiziaria sia per il cd. contributo di solidarietà.

Problema ulteriore è quello della concreta applicazione della normativa retributiva- ordinamentale, collegata alla riforma dell'ordinamento giudiziario.

La cd. "ricostruzione della carriera" per conseguire l'unico vantaggio economico derivante dal nuovo ordinamento giudiziario, vale a dire l'anticipo di un anno nel conseguimento della retribuzione spettante al magistrato con 4 anni di anzianità anche per coloro che già erano in servizio nel 2007, epoca di entrata in vigore della nuova normativa.

Su questo aspetto è doveroso riconoscere che l'ANM ha, da subito, instaurato un tavolo di confronto con il Ministero (dapprima con il Governo Prodi e, poi, con quello Berlusconi), conseguendo il risultato - sia pur con i ritardi "consueti" della pubblica amministrazione - che dal dicembre del 2010 venisse riconosciuto tale adeguamento ai magistrati che nel 2007 non avevano ancora conseguito un'anzianità di 13 anni.

Per tutti gli altri magistrati, con anzianità maggiore, l'ANM aveva già annunciato all'amministrazione che avrebbe attivato nuovi contenziosi che sono partiti nell'ultimo scorcio del 2011.

 

4. Questa è la storia del passato prossimo e del presente della questione economica rispetto alla quale si deve consapevolmente riconoscere che i risultati raggiunti, certo non positivi o esaltanti in termini assoluti, sono viceversa degni di apprezzamento giacchè, solo grazie alla continua e attiva partecipazione dell'ANM, si è evitato che si determinasse un definitivo stravolgimento del nostro sistema retributivo.

Da molti, soprattutto dall'ala più sindacalizzata della magistratura, non si è compreso che i tempi della politica e dell'economia vanno letti nelle varie contestualità e che il ricorso al contenzioso a ogni costo è una strategia dannosa sia perché indebolisce l'azione della magistratura associata (in cui o ci si crede o non ci si crede) e sia perché troppo spesso appare velleitaria, come dimostrato da alcuni giudizi in tema di "ricostruzione della carriera" sin dal 1984.

 

    5. Le prospettive.

L'assurdità che, nel nostro Paese, tutti i magistrati con più di 15 anni di anzianità di servizio facciano parte di quell'esigua percentuale di contribuenti (pari a solo lo 0,78 % di tutti i contribuenti) che dichiarano un reddito superiore a 150.000 euro è davvero intollerabile in rapporto al discredito, che spesso si accompagna alla lettura di questi dati, verso una categoria che non viene apprezzata per la quantità e qualità del lavoro svolto, anche sotto il profilo della responsabilità delle funzioni esercitate. E' sicuramente uno scandalo che si somma all'evasione fiscale che costituisce uno scandalo ulteriore e che ci accomuna a tutti i lavoratori dipendenti del pubblico impiego (oltre che privato).

In questo quadro generale, va sapientemente studiata una strategia che, senza isolarci dalle altre magistrature e dalle categorie che dichiarano redditi eguali, riesca a porre in evidenza la specificità del nostro ruolo e alcune priorità.

Tra queste ultime,

  • la maggior tutela delle retribuzioni dei magistrati più giovani (anche con il riconoscimento di agevolazioni fiscali collegate alle esigenze di prima sistemazione e alla costruzione di un sistema di previdenza integrativa),
  • l'individuazione di un'unica forma di partecipazione al risanamento della finanza pubblica da parte della categoria dei magistrati ( anche attraverso l'eliminazione del contributo di solidarietà in via normativa a prescindere dall'esito del giudizio di costituzionalità),
  • l'affidamento sulla provvisorietà delle misure già adottate in tema di sospensione del meccanismo di adeguamento delle retribuzioni (il cui termine è fissato al 31 dicembre del 2013),
  • la valorizzazione della specificità delle nostre funzioni in rapporto alla possibilità di permanere in servizio sino al 75° anno di età mediante meccanismi di incentivazione specifici per la nostra categoria.