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Documento programmatico della nuova giunta ANM

Pubblichiamo il testo integrale del Documento programmatico della Giunta Esecutiva Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati eletta il 24 marzo 2012

Compito primario dell'ANM è e resta, come da Statuto, "propugnare l'attuazione di un ordinamento giudiziario che realizzi l'organizzazione autonoma della Magistratura in conformità delle esigenze dello Stato di diritto in un regime democratico" e "dare opera affinché il carattere, le funzioni e le prerogative del potere giudiziario, rispetto agli altri poteri dello Stato, siano definiti e garantiti secondo le norme costituzionali" .

L'intransigente difesa degli assetti costituzionali della giurisdizione , vero valore fondativo ed identitario dell'ultracentenaria ANM, non può che rimanere quindi il primo obiettivo dell'Associazione.

L'ANM continuerà a perseguirlo come ha sempre fatto, così riuscendo ad essere voce autorevole ed ascoltata nel discorso pubblico e nelle Istituzioni: aperta al dialogo, senza collateralismi, con tutte le forze politiche che si riconoscono nei valori della Carta del 1948, con l'Avvocatura, con l'Università, con le tante istanze culturali che continuano ad arricchire la vita del nostro Paese, consapevole che la Giustizia continua a necessitare di quelle riforme e di quegli investimenti che possano far superare le sue attuali gravi inefficienze e disfunzioni, e che su questa via l'acquisizione del "punto  di vista esterno" rimane per la Magistratura una assoluta esigenza, per evitare autoreferenzialità e visione corporativa dei problemi.

Autonomia ed indipendenza garantite dall'attuale ruolo, dalle attuali funzioni e dall'attuale composizione del CSM , soggezione dei magistrati soltanto alla legge, obbligatorietà dell'azione penale , unità delle carriere, indipendenza del PM dall'esecutivo restano per l'ANM i punti imprescindibili della giurisdizione nello Stato Costituzionale di diritto , e ferma ne resterà la difesa da parte dell'ANM, in qualunque quadro politico. Come ferma resterà la difesa di ogni normativa e di tutti quegli strumenti processuali che possano consentire di continuare a  svolgere i ruoli essenziali della giurisdizione: la tutela e l'arricchimento dei diritti, il controllo di legalità dei poteri pubblici e privati, il contrasto alla piccola e grande criminalità nel rispetto delle garanzie e della funzione del processo.

Per il resto l'ANM proponendosi di seguire, e di essere la prima a proporre, tutti quegli interventi legislativi, e tutti quei piani di investimento nell'innovazione , in risorse umane e materiali che possano garantire una giurisdizione all'altezza dell'efficienza che deve avere in un Paese moderno.

Il continuare ad essere autorevole protagonista del confronto politico-istituzionale sul miglior modo di far funzionare quella grande risorsa che per una democrazia è la Giustizia, promuovendo nei magistrati la consapevolezza istituzionale del ruolo e la cultura della giurisdizione, ed avversando ogni burocratismo innanzitutto culturale, è per l'Anm anche il miglior modo, la precondizione per svolgere con forza ed autorevolezza l'altra sua fondamentale funzione: l'essere sindacato dei magistrati.           

Pensare che possa svolgere un ruolo autorevole nello scenario pubblico senza saper essere anche sindacato e quindi rappresentativa o che possa essere sindacato forte ed ascoltato senza saper essere autorevole soggetto del dibattito politico-culturale è semplicemente un equivoco.

 Su queste premesse, l'ANM è disponibile a fornire il proprio contributo di idee in vista di progetti di riforma che siano finalizzati al miglioramento della funzionalità e dell'efficienza del servizio-giustizia, e come sempre si impegna ad elaborare proposte concrete volte a garantire la ragionevole durata dei processi e l'efficace tutela dei diritti dei cittadini.

  1. E' necessario che l'Associazione tuteli e difenda l'attuale assetto costituzionale della magistratura contrastando ogni progetto di riforma ordinamentale e processuale  che implichi un ridimensionamento delle prerogative di autonomia ed indipendenza dei giudici e dei PM, mantenendo alta la tensione  morale e la consapevolezza del ruolo e della funzione  della Magistratura  di fronte a derive verso la burocratizzazione dell'attività giudiziaria. L'Anm deve promuovere tra i colleghi una  professionalità rigorosa e responsabile, nel contempo aliena da protagonismi. Funzionale a questo obbiettivo è una forte politica di difesa dell'unicità della carrierae della partecipazione del PM ad un'unica Magistratura per evitare i rischi di  allontanamento di tale funzione dalla giurisdizione e dalle sue garanzie.
  2. La questione morale in Magistratura assume oggi una nuova centralità, anche alla luce delle preoccupanti e recenti vicende di contiguità con ambienti oggetto di indagini penali, che hanno coinvolto diversi magistrati in varie parti del Paese. L'ANM non può arrestarsi di fronte alla carenza di rilievo penale di talune condotte . In tale contesto è necessario che l'ANM prenda tempestivamente posizione verso l'opinione pubblica per le vicende che riguardano i magistrati e possano avere rilevanza generale, valorizzi il ruolo degli organismi interni (Collegio dei probiviri) per una rapida valutazione dei comportamenti in conflitto con i principi affermati dallo Statuto della Associazione, e promuova una cultura della giurisdizione che dia applicazione ai principi del rinnovato Codice Etico perché non restino mera affermazione astratta.
  3. L'azione  sindacale dell'Associazione deve riguardare:

A) Il miglioramento delle condizioni di lavoro e il rispetto della dignità della professione, attraverso l'indispensabile adeguamento dei supporti amministrativi e strumentali (è ineludibile l'attuazione del c.d. "ufficio del giudice"), con particolare attenzione alla tutela per i giovani magistrati , più esposti dal punto di vista dell'organizzazione interna degli uffici , anche per le possibili ricadute disciplinari, oltre che meno tutelati dal punto di vista economico.

B) Il trattamento economico: la dignità e l'indipendenza della funzione richiedono anche un adeguato trattamento economico, che sia coerente, nella sua struttura, alla caratteristica peculiare dell'omnicomprensività ed all'esigenza di salvaguardare il potere d'acquisto dello stesso senza dover ricorrere a inopportune iniziative di periodica contrattazione. Per questo si impone un'efficace azione a salvaguardia e ripristino dell'assetto retributivo. In particolare, fermi restando quei  principi, le modalità concrete di adeguamento stipendiale richiedono una rivisitazione alla luce della mutata struttura delle retribuzioni nel pubblico impiego (con  riduzione via via dell'incidenza della "parte fissa" rispetto alle voci accessorie e variabili) e delle mutate modalità di accesso alla professione, che privano di giustificazione il permanere di differenze tra il trattamento economico della magistratura ordinaria e quello della magistratura amministrativa e della più alta dirigenza dello Stato. Il responsabile rifiuto della magistratura ordinaria di svolgere incarichi-extra giudiziari di cospicua remunerazione, quali gli arbitrati, è indicativo del significato anche culturale del principio dell'omnicomprensività, che attesta la necessità che il trattamento economico del magistrato ordinario contribuisca efficacemente a salvaguardare l'effettiva libertà ed indipendenza esterna del magistrato con l'esclusiva attenzione alla qualità ed adeguatezza del lavoro svolto.

C) Le rivendicazioni della magistratura ordinaria vanno avanzate nell'interesse dei singoli magistrati, ma nella piena consapevolezza che esse sono strumentali a consentire che il magistrato possa concorrere efficacemente ad assolvere all'interesse superiore della collettività ad una efficiente amministrazione della giustizia. Non può ulteriormente chiedersi alla magistratura di supplire a carenze  organizzative del sistema  giudiziario nel suo insieme senza mettere a disposizione risorse, la copertura degli organici (esempio preoccupante la recente vicenda della ritardata entrata in servizio dei MOT) e l'assunzione di nuovo personale amministrativo, una revisione seria delle circoscrizioni ed innovazioni  tecnologiche. A tutto ciò deve aggiungersi una costante attenzione al profilo dell'indipendenzainterna:  i rapporti con i capi degli uffici, le interpretazioni tabellari, i comportamenti illegittimi assunti in sede locale richiedono un pronto intervento che faccia sentire la presenza dell'associazione al fianco dei colleghi. A tal proposito va attribuito e sollecitatoun ruolo più rilevante alle sezioni distrettuali dell'ANM, fermi restando gli interventi in sede centrale nelle ipotesi di prevaricazione più gravi o reiterate.

 D)    Carichi e qualità di lavoro: è necessaria un'incisiva azione per il concreto decollo degli standard di rendimento e di monitoraggio e per l'individuazione di una fascia  di produttività sostenibile  all'interno delle specifiche realtà giudiziarie. Ciò non solo per la salvaguardia della posizione del singolo magistrato, ma altresì per una trasparente ed efficiente organizzazione del lavoro collettivo dell'ufficio giudiziario nel suo complesso, anche al fine di promuovere scelte organizzative fondate  sulla corretta valutazione dei carichi di lavoro e la partecipazione dei singoli magistrati a tali scelte.

Deve essere valorizzato un modello di magistrato non burocrate e di dirigente  rispettoso dell'autonomia valutativa dei singoli magistrati, ma che sia nel contempo attento e consapevole coordinatore del lavoro altrui.

L'ANM deve promuovere l'elaborazione di statistiche affidabili, con un maggiore sforzo però per attribuire "peso" qualitativo ad alcuni procedimenti ed atti ed una valutazione quantomeno complessiva delle percentuali di rigetto/riforma, per evitare di premiare chi lavora "a cottimo"senza preoccuparsi della qualità e dell'impatto del proprio lavoro sul sistema complessivo e sul lavoro degli altri magistrati. Nel contempo vanno individuati i cd. fattori "di sofferenza" di un singolo ufficio, in modo tale da non penalizzare - specie sotto il profilo disciplinare - magistrati svantaggiati da obiettive difficoltà organizzative o da scelte sbagliate dei propri dirigenti.

Va in particolare promossa la consapevolezza che è ormai inaccettabile considerare normale e fisiologica una ripartizione aritmetica automatica del carico di lavoro dell'ufficio giudiziario tra i magistrati concretamente presenti, con la pretesa di attribuire al singolo la gestione dei numeri di procedimenti quali che siano, pretendendo che il numero incontrollato sia il parametro per le valutazioni di professionalità e disciplinari. 

4. Il citato argomento dei carichi di lavoro non può prescindere dalla riflessione e dalle proposte che da tempo l'ANM rivolge alla classe politica in tema di riforma delle circoscrizioni giudiziarie. Il raggiungimento di questo obiettivo non può più essere rinviato: nel proporre le doverose modifiche ed accorpamenti, l'associazione deve sopire sul nascere qualsiasi tentazione campanilistica, sia pure motivata da ragioni comprensibili. Bisogna far comprendere alla cittadinanza ed all'Avvocatura che la razionalizzazione delle risorse, le economie di scala, il coordinamento distrettuale o provinciale sono la miglior risposta a problemi gravi come gli attacchi della criminalità organizzata o l'aumento esponenziale del contenzioso civile e del lavoro. Ciò non toglie che una dislocazione intelligente ed il connesso potenziamento di talune Sezioni distaccate potranno fornire una risposta anche alla ragionevole esigenza di fruire di una "giustizia di prossimità", che non va lasciata alla gestione esclusiva dei giudici di pace. 

5. Le altre riforme generali.

Il sistema penale è diventato nell'ultimo decennio sempre più rigoroso nei confronti dei soggetti "marginali", ad esempio con le norme in tema di recidiva, droghe, immigrazione, contraffazione, e nel contempo più lassista nei confronti dei fenomeni corruttivi , della criminalità economica e tributaria , grazie agli interventi normativi in questi settori  e sulla prescrizione in genere. E' chiaro che l'ANM deve chiedere al legislatore una decisa inversione di rotta, che permetta finalmente l'applicazione della legge penale secondo il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e di ragionevole durata dei processi, basata su depenalizzazione, sanzioni alternative al carcere di effettiva applicazione , interventi sul sistema delle impugnazioni e, come da tempo richiedono le Istituzioni europee, una rivisitazione della disciplina della prescrizione che sia funzionale  all'effettivo accertamento dei fatti . Ancora sono necessarie una revisione della normativa sulla corruzione , sulla bancarotta e sui reati tributari, con introduzione dei delitti di autoriciclaggio e di traffico d'influenza, un rafforzamento ed una estensione delle misure di sicurezza patrimoniali ed una estensione della responsabilità delle persone giuridiche.

Per i profili processuali, è necessario che il legislatore , ad oltre vent'anni dal nuovo c.p.p., rivisiti il sistema in modo organico, elimini garanzie formali prive di effettivo contenuto rinforzando gli istituti garantistici più importanti, snellisca ed informatizzi il sistema delle notificazioni..

Nel settore civile vanno incentivate corsie prioritarie per alcune cause che incidono di più sulla vita dei cittadini, nonché la diffusione di prassi virtuose anche tramite  l'attività degli Osservatori  che permettano una migliore gestione del processo civile  , va altresì sollecitato il potenziamento dell'Avvocatura dello Stato e dell'INPS per limitare le cause "in frode". Tali modelli organizzativi vanno adottati anche in relazione alle recenti modifiche normative in tema di calendarizzazione del processo civile e di possibile responsabilità disciplinare connessa al mancato rispetto dei termini. In proposito, va evidenziato che l'efficacia della risposta del giudice civile non può essere certamente demandata al singolo, ma deve essere necessariamente accompagnata e supportata da strumenti organizzativi complessivi e da piani di smaltimento dell'arretrato in un dialogo costante con una dirigenza  responsabile e partecipata.

6. L'associazione e l'autogoverno: l'ANM  ritiene  fondamentale per la crescita e  la  tutela  dell'immagine  della Magistratura e del suo autogoverno  che  si perseguano sistemi e scelte coerenti , trasparenti e adeguatamente motivate :  nella scelta dei dirigenti, nella tempistica di trattazione delle pratiche, nelle  assegnazioni dei fuori ruolo, nell'esercizio dell'attività disciplinare. Quanto in particolare a quest'ultimo tema, deve essere contrastata  una interpretazione che  veda la sanzione disciplinare legata per lo più  ad una concezione burocratica del lavoro, attenta solo al rispetto formale dei termini di deposito delle sentenze, senza considerare le condizioni di lavoro, la qualità e il livello dell'impegno complessivo che viene profuso, spesso in sedi assolutamente sguarnite dove il lavoro è diventato ancor più difficile. E' inoltre  irrinunciabile che l'attività disciplinare presti alle condotte che più immediatamente rientrano nella c.d questione morale almeno altrettanta attenzione di quella riservata al ritardato  deposito delle sentenze. A livello distrettuale è necessario che l'associazione presti costante attenzione al lavoro degli organi periferici di autogoverno.

7. Le valutazioni di professionalità devono riuscire a rispecchiare sempre meglio l'effettivo lavoro del magistrato e vanno finalizzate sia alla progressione in carriera che alla più efficace selezione per i ruoli semidirettivi e direttivi: l'impegno dell'ANM deve essere quello di promuovere momenti di studio e di concreto confronto sulle valutazioni di professionalità così come vengono effettivamente svolte nella prassi ai vari livelli dell'autogoverno, sensibilizzando tutti i magistrati perché tutte le possibili previste 'fonti' di conoscenza per le valutazioni siano veritiere e congrue. Tali incontri devono fornire il massimo supporto alle decisioni dell'autogoverno locale e centrale e devono permettere l'assunzione di decisioni secondo indici il più possibile condivisi e conosciuti.

8. Rinnovo dello spirito partecipativo all'ANM e cc.dd. incompatibilità  anche rispetto all'autogoverno:  va confermato ed effettivamente applicato l'impegno già assunto dai componenti del  CdC di AREA ed Unità per la Costituzione a terminare il mandato , e  si invitano gli altri componenti eletti per altri gruppi ad ugualmente assumere analogo impegno, a  non accettare candidature o nomine in altre sedi istituzionali durante il presente mandato in CDC.  Altresì deve essere ferma la presa di distanza da ogni forma di "carriere parallele" di magistrati , onde evitare disinvolti passaggi attraverso esperienze diverse ed eterogenee.

9. Il recente esito negativo dell'assemblea generale in ordine alle proposte modifiche statutarie in tema di incompatibilità costituisce un pronunciamento attuale dell'organo di maggior rappresentatività della magistratura associata, che impone di non procedere nell'immediatezza ad ulteriori proposte analoghe.   Vanno invece da subito sollecitate promosse e incentivate iniziative anche informali che consentano l'effettivo allargamento della base di scelta dei candidati da proporre alle elezioni dell'ANM, anche locali, attraverso sondaggi e primarie territoriali, anche all'interno dei singoli gruppi associati, utile strumento da incentivare per ridurre situazioni di deteriore "carrierismo" all'interno dell'ANM e dell'autogoverno.

10. Magistratura e politica: Fermo restando il rispetto di tutte le prerogative costituzionali garantite al magistrato come cittadino, si impone una ponderata analisi dei casi in cui la partecipazione  del magistrato alla vita politica anche amministrativa locale può inquinarne l'immagine di autonomia ed indipendenza correlata all'esercizio della sua funzione. Si tratta di un  tema che deve essere discusso con trasparenza dall'associazione in vista di un  auspicabile intervento legislativo, già sollecitato del resto  dall'Anm che  estenda, adeguandola, la previsione  legislativa  già in vigore per le elezioni politiche a quelle amministrative,  introducendo un divieto di partecipare alle elezioni e di assumere incarichi nelle amministrazioni locali nei luoghi dove si  esercita l'attività giudiziaria.

 11. Ruolo propulsivo e centralità del Cdc: è indubbiamente necessario  agire per un recupero di rilevanza e di funzionalità concreta del Cdc rispetto alla Gec, incrementandone le attività di studio, approfondimento e  proposta anche attraverso  le indicazioni provenienti dalle  Sezioni locali, prevedendo modalità di lavoro collegiale dei componenti diverse da quelle della sola partecipazione alle riunioni comuni. Il CdC deve sostanzialmente predisporre e proporre alla Giunta "l'agenda" delle priorità da trattare e deve controllare il rispetto degli obiettivi prefissati e dei relativi tempi di attuazione, provvedendo anche in autonomia alle elaborazioni di pensiero e proposte utili ad affrontare le nuove sfide che le mutate condizioni sociali ed economiche pongono sul ruolo della Magistratura e sull'attività giurisdizionale.

 12. Va posta una maggiore attenzione all'ammodernamento delle modalità di comunicazione con gli associati e con l'esterno, anche attraverso  un miglior impiego degli strumenti informatici messi a disposizione dalla innovazione  tecnologica (riordino ed aggiornamento del sito, creazione di sottogruppi nella ML-ANM, valutazione dell'eventuale impiego di strumenti di connessione a distanza, che possano permettere comunque utili dibattiti, diffusione agli associati di un servizio di collegamento alle sedute del Cdc).  

 Roma, 24 marzo 2012

 La Giunta esecutiva centrale dell'Anm