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Intervento di Roberto Carrelli Palombi

Il Comitato direttivo centrale è stato convocato per l'indizione dell'Assemblea generale richiesta su iniziativa dei colleghi di MI, che hanno raccolto un significativo numero di forme. Ringrazio questi colleghi: chiamare i magistrati a discutere nella forma che lo statuto privilegia è sempre un'iniziativa positiva, se viene vissuta e programmata in modo costruttivo.

E' vero "i magistrati si sentono umiliati dalle ultime iniziative normative e frustati per le condizioni di lavoro" nelle quali sono chiamati ad operare. Non penso però che tutto ciò corrisponda, come si vuole genericamente rappresentare, a un'insoddisfazione per la conduzione dell'A.N.M. Difatti, come si già più volte rappresentato, non vi erano, allo scorso Comitato direttivo centrale,  le condizioni per indire, al di là delle iniziative assunte, diverse forme di protesta ed in particolare la proclamazione di un'astensione collettiva dalle udienze e uno "sciopero bianco" rispetto al quale chi  lo proponeva non era in condizione di indicare neppure quali erano effettivamente le attività di supplenza che dovevano essere sospese. Ma tutto ciò rappresenta il passato ed oggi si deve guardare al futuro ed in particolare all'occasione che vi viene offerta dai colleghi di MI con la convocazione dell'Assemblea generale.

Non ho la capacità di insegnare nulla, ma davvero penso che oggi più che mai il nostro fare politica, nelle diverse sensibilità culturali che abbiamo, debba ispirarsi a modelli diversi, più vicini al nostro ruolo di interpreti della terzietà costituzionale, in linea con le nostre funzioni istituzionali di persone deputate, attraverso le regole del processo, a comporre i conflitti che sorgono nella società. Ed allora, se questo è vero, abbandoniamo la logica della propaganda e della ricerca del consenso ad ogni costo.

Proviamo ad essere positivi e costruttivi: sulla responsabilità civile, anche attraverso l'istituito gruppo di lavoro composta da autorevoli civilisti, proviamo ad indicare gli strumenti interpretativi che consentano di evitare attentati all'indipendenza della magistratura. Infondiamo nei colleghi fiducia e serenità e proviamo a rispondere al legittimo malcontento con iniziative di proposta e non di mera protesta che rischiano di non essere comprese, se non di essere strumentalizzate contro di noi. In tale direzione pare debba essere valorizzato lo strumento della lite temeraria che potrà scoraggiare azioni di responsabilità contro lo Stato manifestamente infondate che, nel regime previgente, erano destinate ad essere bloccate attraverso il filtro di ammissibilità. Individuiamo linee guida che consentano di escludere dal concetto di negligenza inescusabile, alla base dell'azione di rivalsa contro il magistrato, qualsiasi attività, che non si risolva in errori macroscopici, di interpretazione delle norme e delle risultanze del processo.

             Predisponiamo un monitoraggio sullo stato di attuazione delle procedure introdotte dall'art. 37 d.l. n. 98 del 2011, tenendo conto che il concetto di carico esigibile è stato definito dal legislatore e dal C.S.M. che ha dettato la normativa attuativa. È questa un'occasione di esercizio dell'autogoverno diffuso, nel senso che è prevista la partecipazione di tutti i magistrati al procedimento di determinazione dei carichi esigibili da porre alla base dei programmi di gestione. Rivendichiamo, quindi, l'applicazione della suddetta normativa primaria e secondaria nel settore penale ed anche in Cassazione, ufficio che non può rappresentare una "zona franca" rispetto alla tematica dei carichi esigibili.

 

Roma, 22 marzo  2015

Roberto Carrelli Palombi

 

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