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Intervento di Roberto Carrelli Palombi

 

UNITA' PER LA COSTITUZIONE
COMITATO DI COORDINAMENTO NAZIONALE



    Nelle assemblee che hanno preceduto questo comitato di coordinamento nazionale abbiamo provato a ragionare sullo stato della corrente; abbiamo discusso di come organizzarla per il futuro, di come difenderla dai localismi e personalismi, di come non farla sedere ai tanti tavoli delle spartizioni, di come difendere il suo ruolo all'interno dell'A.N.M. e rivendicarne uno nuovo tutto da costruire nella società dove la politica si fa con tweet e Facebook.
 
    Tutto ciò significa interrogarsi sul ruolo della magistratura nel terzo millennio; significa chiedersi a quale modello di giudice ispirarsi in una società che, a parole, aspira ad essere più giusta, ma troppo spesso rifugge dalla complessità dei problemi, privilegiando l'apparire in luogo dell'essere. E noi magistrati, nell'esercizio quotidiano della giurisdizione, con la complessità dei problemi e delle situazioni umane, siamo abituati a confrontarci ed a rendere conto, nelle motivazione dei nostri provvedimenti, delle ragioni di fatto e diritto che hanno guidato l'esercizio del potere giurisdizionale. Perché è un potere immenso il nostro, che incide sui diritti fondamentali dell'individuo e che, nella società globale è destinato a conquistare nuovi e prima impensabili spazi.

    Per queste ragioni in ogni fase politica "nuova" sull'esercizio del potere giurisdizionale si avvitano puntualmente complicate tensioni  che si vogliono, in modo troppo semplicistico, ridurre nell'asserita contrapposizione fra politica e magistratura. Per troppi anni siamo stati relegati, e forse a qualcuno di noi è anche piaciuto, al ruolo di oppositori politici della maggioranza che ha governato il Paese. Oggi questa situazione, almeno in apparenza, risulta superata e di ciò occorre essere consapevoli perché non ci è più consentita l'assunzione di posizioni di pura difesa dell'esistente. Occorre, difatti, essere consapevoli che la resa del sistema giustizia, per l'utente finale, che è il cittadino, il popolo nel cui nome la giustizia è amministrata, risulta sempre bassa e comunque non confacente agli standard europei. In tal senso il gruppo deve sapere essere propositivo e costruttivo, riuscendo anche a proporre delle soluzioni ed idee innovative rispetto a quelle tematiche che l'agenda politica pone all'ordine del giorno nel dibattito sui temi della giustizia del Paese. Penso anche al C.S.M. ed a tutte quelle criticità del suo sistema elettorale, con riferimento al ruolo dei gruppi associativi ed alla assoluta necessità di difendere in seno all'Istituzione, perché voluta dal Costituente, l'esistenza della rappresentanza culturale della Magistratura, ed al rapporto fra funzione amministrativa e funzione giurisdizionale, temi sui quali ritengo quanto mai opportuno aprire noi una riflessione ed un confronto con la politica. 

    La sfida, oggi, - riporto una parte del documento che avevo presentato all'assemblea generale -  è costruire un nuovo modello di magistrato che sia sempre fedele ai valori costituzionali della terzietà,  ma sappia interpretare in un'ottica di servizio, prima che di legittima ambizione personale, le opportunità offerte dalla nuova normativa oggetto di prima applicazione da parte del consiglio del quale ho avuto l'onore di fare parte e sicuramente meritevole di rimeditazione e riflessione dopo oltre un quadriennio di applicazione. Un nuovo modello di magistrato che, forte della credibilità ed autorevolezza delle sue decisioni, sappia anche, nei circuiti associativi ed in quelli istituzionali, parlare alla politica, sapendo rimanere distante dai centri di potere della politica e di altro; un vero interprete della terzietà costituzionale, che, consapevole della natura diffusa della potere giurisdizionale, sappia fuggire da ogni forma di omologazione che oggi troppo spesso si manifesta attraverso il conformismo giurisprudenziale.

    In questa direzione si inserisce la tematica del conferimento degli incarichi direttivi sulla quale il C.S.M. è attualmente impegnato, non solo per le numerose nomine, ma in particolare per la revisione della circolare cosiddetta testo unico della dirigenza negli uffici giudiziari. Ed a tale tematica si è riferito il Capo dello Stato nel suo primo intervento al C.S.M. in occasione della nomina del Procuratore Generale della Corte di Cassazione, indirizzando la Sua attenzione specificamente verso i tempi del procedimento di nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari. E' certo i tempi potranno essere più celeri e le procedure potranno essere più agevoli ove il C.S.M., attraverso la proprio attività di normazione secondaria, riesca a fissare dei criteri di carattere oggettivo che riescano a riempire di contenuti chiari la discrezionalità amministrativa che deve guidare il potere di scelta. Si tratta, a mio avviso, della fissazione in astratto di percorsi di carriera che devono guidare i magistrati nelle loro scelte professionali e che forniscano dei dati di valutazione di carattere oggettivo utilizzabili poi nelle comparazioni fra più aspiranti per il medesimo posto. Si deve, a mio avviso, superare quello slogan, senz'altro affascinante, ma troppo spesso irrealizzabile, perché rivelatosi velleitario, dell'uomo giusto al posto giusto, perché risultato frequentemente  sorretto da valutazioni di carattere soggettivo non ancorate alla corretta comparazioni dei percorsi di carriera dei diversi concorrenti.

Il segretario generale si propone di prestare la massima attenzione alle tematiche di ordinamento giudiziario, creando frequentemente occasioni di studio e di riflessione politica attraverso le diverse articolazioni nazionali e territoriali del gruppo. A tal fine si ritiene necessario operare in sinergia costruttiva con la componente consiliare, intendendo in essa compresa anche i magistrati segretari e quelli dell'ufficio studi, garantendo una costante dialettica fra i due ambiti, quello associativo e quello istituzionale. Prescindendo del tutto dalle nomine, in relazione alle quali è necessario assicurare solo la tempestività delle informazioni, in relazione alle tematiche di carattere politico ed ordinamentale è fondamentale consentire alla rappresentanza politica di Unità per la Costituzione una piena partecipazione. Ciò in ottica di azione politica che consenta al gruppo anche di verificare in concreto che le scelte effettuate dai propri rappresentanti al C.S.M. si possano coniugare con l'azione politica fissata dal Comitato di Coordinato ed interpretata dal segretario generale.

Per anni abbiamo parlato del rischio del bipolarismo in magistratura, ritenendo giustamente che l'instaurarsi di un tale sistema nei rapporti di forze fra le componenti della magistratura associata avrebbe segnato la fine di Unita per la Costituzione, del modo di pensare del magistrato che si riconosce nel valore storico del non collatelarismo, che ha contrassegnato diverse floride stagioni politiche. Ma oggi, pur essendo il non collateralismo una pietra fondante del nostro modo di fare associazione, lo scenario è radicalmente cambiato ed impone nuove e coraggiose scelte; da un lato si assiste ad una fuga dall'impegno nei circuiti associativi ed istituzionali, un po' per via dei carichi di lavoro sempre più pesanti, un po' per le disillusioni maturate rispetto a tante esperienze associative che, negli anni passati,  avevano favorito l'impegno e la partecipazione di tanti. Da un altro lato, poi, il panorama associativo, attualmente, si caratterizza per un'estrema frammentazione delle sue componenti, reali o fittizie; in particolare Area, pur forte della sua componente consiliare, aumentata solo per il gioco della sorte,  non riesce a trovare un collante politico fra le sue diversissime anime e pare ripiegarsi troppe volte verso le tematiche dell'efficientismo e del puro moralismo, cosa ben diversa dalla questione morale, che è a noi ben cara e che, ripeto, rappresenta l'etica dei comportamenti da assumere in sede associativa ed istituzionale. All'opposto la situazione di MI, quella rimasta tale, mi sembra davvero inquietante all'esito della ricercata contrapposizione del "nuovo corso" eteroguidato con l'ala storica e tradizionale della corrente, che pero, oggettivamente, non era riuscita ad attrarre nuovi consensi; il nuovo gruppo di Autonomia ed indipendenza mi pare che si muova ancora con grande incertezza, essendo roso dalla necessità di inseguire e superare MI nella corsa al sindacalismo sfrenato; ma la motivazione posta alla base della scissione, "l'A.N.M. è deve rimanere comunque al di là delle legittime contrapposizioni, la casa di tutti", lascia intravedere la necessità di ipotizzare nuove linee di convergenza verso questa nuova realtà associativa con conseguente condivisione di responsabilità.

 Ed ancora l'area della disaffezione verso le tradizionali componenti dell'associazionismo giudiziario sembra attrarre di continuo nuove simpatie, che però non si sono fin ad oggi tradotte in consenso riconosciuto a chi ha tentato malamente di organizzare il dissenso. Un po' come i grillini, questi validi colleghi non sembrano capaci realmente di articolare una proposta politica che sia realmente nuova ed alternativa a quella tradizionale; piuttosto rischiano di essere facile preda di chi cerca di allargare i propri consensi attraverso un uso strumentale, ed in ottica anti A.N.M., del sindacalismo.  Quel che è certo, all'esito di questa analisi sommaria, è che si aprono scenari davvero preoccupanti per la tenuta dell'associazionismo giudiziario italiano.

Sul versante A.N.M., in linea con l'attenzione da sempre dimostrata da Marcello, penso ad un costante contatto con i nostri rappresentanti nella G.E.C. e nel C.D.C., al fine di seguire le tematiche in trattazione ed essere in grado di intervenire sulle questioni più urgenti. In questa direzione si è già cominciato ad operare attraverso frequenti consultazioni con i nostri rappresentati ed attraverso un ruolo di rilievo e di giuda in un momento davvero difficile, quale è stato quello del C.D.C. del 22/2/2015.

Per questo dicevo è essenziale, per il futuro, il ruolo che Unità per la Costituzione, in A.N.M. ed in particolare al C.S.M., riuscirà a ricoprire. Ed il ruolo che dobbiamo costruire oggi deve essere alternativo rispetto ai modelli che oggi imperano nella società, non solo in ambito politico, ma anche al nostro interno; deve essere rivoluzionario rispetto agli schemi ispirati all'individualismo ed in alcuni casi al narcisismo di singoli protagonisti che troppo spesso occupano la scena istituzionale  in modo del tutto distaccato dal comune sentire della maggioranza dei magistrati. Ciò perché tutto questo è connaturale al primo giuramento fatto da magistrati, all'essere consapevoli che ognuno di noi rappresenta un punto autonomo ed indipendente di esercizio del potere diffuso - tutti uguali - diversi solo per le funzioni esercitate. E' allora necessario intraprendere un cammino che ci deve portare a rinnovare la nostra organizzazione creando formule nuove che sappiano dare voce ai magistrati, intesi come singoli, come appartenenti agli uffici e come espressione delle realtà locali; formule che sappiano costruire anche diverse forme di rappresentanza. Nella, ora indicata, direzione penso ad un ruolo propositivo della segreteria nazionale che potrà raccogliere, attraverso apposite commissioni e con la collaborazione dell'ufficio studi, il comune sentire di quei magistrati che oggi non si sentono adeguatamente rappresentati.

Penso anche ad un gruppo dirigente itinerante, presente sul territorio ed in grado di percepire le specificità locali ed in questo non può che andare il mio massimo apprezzamento al gruppo di Catania per il programma di lavoro elaborato e le iniziative programmate, riuscendo a rilanciare la propria proposta culturale anche in quelle aree che hanno di recente dimostrato una certa sofferenza. Penso ad una corrente che si avvii verso un percorso di autoriforma, sapendo mettersi in discussione, anche dall'interno delle proprie strutture, per potere verificare quali siano attualmente gli strumenti più idonei per veicolare, in particolare verso i magistrati più giovani, quei valori di terzietà costituzionale che sono alla base del nostro patto associativo; per questo dicevo che il documento fondativo del gruppo, che ho depositato in occasione del precedente comitato di coordinamento, rappresenta il punto dal quale occorre partire nella consapevolezza che, sia pure in presenza di evidenti criticità, lo statuto rappresenta le regole del nostro stare insieme, regole di cui il presidente ed il segretario sono garanti. La strada da percorrere e la destinazione deve essere individuata da tutti sia pure attraverso  una regia degli organi dirigenti del gruppo. In questo senso immagino una collegialità difesa, nel senso che pur nell'unica dirigenza politica attribuita al Segretario generale, costui debba costruire la linea politica attraverso l'apporto continuo, non solo delle strutture previste dallo Statuto, ma anche di apposite commissioni all'uopo istituite con la partecipazione di colleghi che hanno maturato particolare esperienza in settori di specifico interesse.

Il rapporto con i territori, allo stato, deve essere assicurato attraverso l'organismo previsto dallo statuto del coordinamento dei segretari distrettuali. In tale direzione ritengo necessario, una volta acquisiti i nominativi dei colleghi in carica, effettuare al più presto una riunione di carattere organizzativo finalizzata anche a stimolare l'organizzazione di iniziative in sede locale con la partecipazione dei consiglieri del C.S.M. su temi di quotidiana problematicità. In questo segmento dell'attività del gruppo deve anche inserirsi il rivitalizzato ruolo dell'ufficio studi della corrente, di cui si dirà nel seguito.  Non solo, ma anche la Segreteria Nazionale, nella sua rinnovata composizione, sarà chiamata a svolgere, non solo  "un ruolo consultivo e di supporto deliberativo e operativo nei confronti dell'attività del Segretario Generale" ma anche  "a livello territoriale, un ruolo attivo di promozione e di verifica delle attività della corrente e del suo sviluppo".

Occorre prestare particolare attenzione alla comunicazione, nel senso che troppo spesso abbiamo dovuto constatare che non siamo riusciti a veicolare in modo efficace i nostri valori ed i contenuti sui quali è stata costruita la linea politica del gruppo. In tale direzione il segretario generale deve essere coadiuvato da un'apposita commissione che possa realmente riuscire, attraverso gli attuali strumenti, a studiare una strategia della comunicazione, che passa in primo luogo per la ristrutturazione,  del sito, già in atto,  con la creazione di sistemi di continuo aggiornamento sulle tematiche associative ed istituzionali di comune interesse. In questa direzione, come sollecitato da Gianluigi Morlini, occorre la collaborazione dei colleghi che ricoprono incarichi negli organi del circuito dell'autogoverno e nelle articolazioni associative (Gruppo consiliare, segreteria nazionale, gruppo al C.D.C. ed alla G.E.C., Massimario, focus sul disciplinare).

Occorre poi riflettere sulla possibilità di riaprire una lista di discussione U.P.C. riservata solo agli iscritti, contestualmente rivitalizzando con continui interventi l'interesse verso la mailing list ANM. Penserei poi alla creazione di un periodico informatico da utilizzare come strumento per veicolare la cultura prodotta dal gruppo; in questa direzione il Comitato saprà esprimere delle idee migliori e più moderne delle mie.

La questione della partecipazione delle donne all'attività associativa ed istituzionale non può limitarsi alla necessita di riempire le quote, obbligatorie o facoltative che siano, di rappresentanze di genere; piuttosto ritengo fondamentale sviluppare, attraverso l'attività associativa, una costante attenzione alle problematiche che le colleghe si trovano ad affrontare in momenti delicati della loro vita, umana prima che professionale,  e che troppo spesso vengono sottovalutate nei circuiti istituzionali. In tale direzione, come opportunamente suggerito dal Presidente, occorre pensare ad un monitoraggio continuo delle questioni poste nei consigli giudiziari tramite i comitati pari opportunità. Anche per tale finalità si potrebbe individuare un soggetto responsabile che garantisca i collegamenti con le realtà locali e collabori con le segreteria nazionale per l'adozione di apposite iniziative.

Venendo all'organizzazione della corrente, allo stato è da varare la composizione della segreteria nazionale, che per statuto, è formata da 8 componenti eletti a maggioranza semplice con voto limitato a 5. Per i componenti in carica, per i quali non è prevista una forma di decadenza con la nomina di un nuovo segretario generale, accertata la loro volontà a collaborare con la rinnovata dirigenza, occorre una verifica elettorale nella sede del C.D.C.,  potendosi ipotizzarsi anche nuove aspirazioni sottese a comprensibili logiche di avvicendamento. In linea generale e ripetendo che sarò onorato di lavorare con chiunque sarà designato dal Comitato, mi sento di rilevare che la Segreteria Nazionale dovrà essere, oltre che logicamente in linea con la linea politica nazionale del gruppo interpretata dal segretario generale, effettivamente rappresentativa delle varie realtà territoriali con una particolare attenzione ai distretti che non hanno un rappresentante nel C.D.C.

Quanto all'Ufficio Studi, allo stato lo statuto prevede che esso sia composto da un Presidente e da cinque referenti nominati dal Comitato di Coordinamento Nazionale. L'organismo, sia pure nell'attuale configurazione statutaria, deve diventare il vero motore dell'attività culturale del gruppo; al suo interno, tramite i cinque componenti, penso all'istituzione di commissioni che possano avvalersi della collaborazione di colleghi esperti, previamente individuati, nei diversi settori, civile, penale, ordinamentale, sorveglianza, minori.  In tale direzione ritengo fondamentale il contributo fornito da Alberto Liguori volto a rilanciare il ruolo all'interno della corrente dell'ufficio studi. Nell'ambito delle tematiche di carattere ordinamentale ritengo necessaria una particolare attenzione al tema del disciplinare: in questa direzione, oltre all'organizzazione di specifici eventi in sede locale e nazionale che forniscano ai colleghi linee di comportamento in sintonia con i doveri deontologici, come suggerito da Gianluigi Morlini, penserei all'individuazione informale di un pool di colleghi disponibili ad assumere le difese disciplinari, se possibile con specializzazione nelle diverse questioni più ricorrenti ed all'organizzazione di seminari di formazione e confronto.  Nell'organizzazione dell'attività culturale del gruppo particolare attenzione deve essere riconosciuta agli interessi dei giovani magistrati in quest'ottica, come suggeritomi da Angela, potrebbe pensarsi ad un collegamento con la scuola ed in particolare con i Tutor.

Penserei anche ad una commissione in grado di seguire, in sinergia con la nostra rappresentanza in G.E.C., le questioni economiche e sindacali con particolare attenzione alle tematiche di status ed attinenti alle condizioni di lavoro. Riccardo Fuzio, prima del CSM, aveva maturato una specifica competenza sulle questioni economiche che merita di essere valorizzata. Nell'ambito di tale organismo potrebbe pensarsi anche ad una figura deputata ad approfondire le tematiche relative ai rapporti con le altre magistrature ivi compresa anche con la Magistratura tributaria, come anche suggerito da Michele Ancona. 

In questa sede non può omettersi di segnalare l'iniziativa adottata a Roma che e' stata condivisa da tutti i colleghi in servizio presso il Tribunale volta a sensibilizzare il Ministro sulle disfunzioni del sistema giustizia ascrivibili per dettato costituzionale a sua esclusiva responsabilità e rispetto alle quali troppo spesso ci viene chiesto di svolgere un ruolo di supplenza.
 
Mi veniva in mente la possibilità di istituire un monitoraggio continuo o sollecitarne l'istituzione da parte dell'A.N.M., tramite apposto strumento informatico,  sul funzionamento del processo civile telematico al fine di denunciare tutte quelle disfunzioni che quotidianamente si verificano; forse già esiste, ma funziona effettivamente?  In questa direzione occorre controbattere ai toni eccessivamente trionfalistici utilizzati dal Ministro della Giustizia in sede di relazione al Parlamento sullo stato di amministrazione della Giustizia ed in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione. Se si vuole effettivamente un impatto positivo della riforma della giustizia civile sull'economia nel senso che, attraverso un più efficace e celere funzionamento della giustizia civile si riesca a creare un ambiente favorevole all'impresa in grado di attrarre nuovi investimenti, occorre anche dirottare, con l'adeguata forza politica, quelle risorse, anche di carattere economico, necessarie per fare si che la giustizia civile diventi un'occasione di rilancio del sistema economico del paese. In questa direzione si sta muovendo attualmente il Ministro della  Giustizia ed occorre prenderne atto, salutando con favore gli interventi già attuati in tema di mobilità del personale amministrativo, di riqualificazione e di prossime assunzioni.

Su queste linee e su quelle che vorrà sviluppare all'esito del dibattito il Comitato di Coordinamento, propongo, in tempi brevi e verificata la fattibilità organizzativa, l'organizzazione prima dell'estate di un congresso nazionale della corrente, quale momento di rilancio della vita culturale e dell'immagine del gruppo, da troppo tempo occupato in campagne elettorali. 

Roma 14 marzo 2015

Roberto Carrelli Palombi

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