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Relazione 8 aprile 2016

         

1. Premessa.

Fin dall'insediamento della nuova dirigenza del gruppo, il mio impegno si è concentrato sull'obiettivo delle elezioni per il rinnovo del C.D.C. dell'A.N.M., ormai unica competizione elettorale nella quale si misura il peso delle aree culturali in magistratura; tutte le attività che ho proposto e contribuito a realizzare erano, nelle mie intenzioni, volte a creare una proposta culturale, che, oltre ad essere chiara e ben identificabile, risultasse "appetibile" anche per le nuove generazioni di magistrati, per nulla propensi alle divisioni ed alle appartenenze correntizie.

Insieme abbiamo costruito un modello di magistrato "non protagonista e non burocrate", pienamente inserito nelle dinamiche interne del proprio ufficio e coinvolto nelle scelte culturali, ordinamenti e sindacali che attengono alla funzione magistratuale. Insieme abbiamo provato a sperimentare un nuovo metodo di lavoro basato su un modo di intendere l'associazionismo giudiziario, quale luogo dove si elaborano idee e valori su tutti i temi che attengono alla vita professionale del magistrato e al funzionamento della giustizia nel nostro Paese. Con questo metodo di lavoro abbiamo insieme costruito la nostra proposta elettorale, poi veicolata nei territori e nei singoli uffici, non solo da tutti i candidati, ma da tanti colleghi che, prescindendo da cariche e ruoli associativi o istituzionali ricoperti, si sono impegnati per il successo del gruppo con lo stile che ci contraddistingue, certo ben diverso sia da quello di MI,  che da quello di AREA.

In molti abbiamo condiviso la consapevolezza che, in quest'occasione, non si trattava tanto e solo dell'affermazione del gruppo nel quale tanti di noi si sono riconosciuti, ma delle sorti dell'associazionismo giudiziario logorato da anni di inutili e spesso demagogiche polemiche, del contributo che esso ha dato e deve continuare a dare nel dibattito sui temi della giustizia nel Paese. Perché vedete è essenziale quel ruolo di centralità, non in senso politico, che Unicost, nella storia della nostra associazione, ha saputo interpretare, un ruolo fatto di confronto e dialogo con tutti, che cerca di privilegiare, nel rapporto con le altre componenti, gli elementi che ci uniscono, piuttosto che quelli che ci dividono.

Con grande soddisfazione ho potuto registrare un forte senso di mobilitazione collettiva, al quale si è aggiunto, quale componente essenziale per il successo del gruppo, l'impegno dei nostri rappresentanti al C.S.M. che, nell'esercizio dell'altissima funzione di amministrazione della giurisdizione, hanno saputo evitare inutili demagogie, privilegiando il senso istituzionale allo spirito di appartenenza. Tutto ciò ha consentito il raggiungimento di un risultato che, devo dire, mi e' apparso superiore a qualsiasi, sia pure favorevole aspettativa.

 

2. Analisi del risultato elettorale.

 

Ho l'orgoglio di ritenere che oggi siamo l'unica realtà culturale esistente in Magistratura. In un quadro generale completamente cambiato rispetto alle scorse elezioni, caratterizzato dalla presenza di una nuova lista molto agguerrita e che si presentava con contenuti decisamente accattivanti e con uno spiccato leaderismo, oggi molto di moda anche in magistratura, abbiamo conquistato 13 seggi, uno in più rispetto al 2012; siamo il gruppo di maggioranza relativa; abbiamo aumentato il numero dei consensi raccolti: segnatamente siamo passati da 2268  voti nel 2012 (33.221%) a 2522 voti (34,681%),  sia pure in presenza di un numero maggiore di votanti (+ 460). Cresciamo in modo significativo in quasi tutti i distretti, risultando il primo gruppo a Bari, Bologna, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, L'Aquila, Lecce, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Roma, Salerno. La crescita è particolarmente significativa in alcune realtà territoriali dove più forte era la concorrenza e più aggressiva era la presenza della nuova lista dei fuoriusciti da MI; mi voglio riferire, in particolare, a Napoli e Catania: a Napoli, nonostante la presenza al C.S.M. di due consiglieri di Area particolarmente impegnati e la forte presenza della nuova componente di AI con uno dei suoi coordinatori, il gruppo è riuscito a crescere di ben 40 voti (da 39.054% a 39.686%) A Catania, dove fortissima era l'aggressività nei nostri confronti e dove pure AI era particolarmente attiva anche grazie a forti dosi di demagogia, UPC è cresciuta di ben 32 voti (da 52.577 a 58,544%). La crescita di UPC a Catanzaro è stata superiore rispetto ai già lusinghieri risultati conseguiti nelle scorse elezioni (da 154 voti pari al  64.705% a 187 voti pari al 75.403%). A Roma merito è stato sostanzialmente confermato un risultato estremamente positivo già conseguito nelle scorse elezioni, dovendosi, peraltro, tenere conto che numerosi colleghi in servizio a Roma hanno votato fuori distretto (da 303 voti pari al 37.733 a 289 voti pari al 37.581%). A Roma Cassazione si è passati da 69 voti a 94 (dal 35.025% al 35.338%), registrandosi una significativa concentrazione di voti sul candidato espresso dalla sezione UPC della Cassazione. Anche a Perugia  il successo è stato estremamente significativo, nel senso che si è passati da 24 a 43 voti (da 38.095% al  50.588%). Dalla Puglia, grazie ad una crescita di consensi a Bari (da 114 voti pari al 43.511% a 122 voti pari al 56,481%) e ad un altrettanto significativa crescita a Lecce (da 93 voti pari al 38.912 a 114 voti pari al 46.341%), sono stati eletti due ottimi colleghi, dei quali ho già imparato ad apprezzare la professionalità e la competenza. La disponibilità e lo spirito di servizio dimostrata dai colleghi di Bologna ha registrato una nuova e significativa affermazione con un aumento dei consensi nel distretto di ben 15 unita (da 31.511% a 33,631%). A Campobasso siamo pressoché l'unico gruppo a registrare un numero significativo di consensi, che sono ulteriormente cresciuti (da 22 voti pari al 64.705 a 36 voti pari al 69.230%). A Salerno i nostri consensi sono passati da 98 (52.973%)  a 111 voti (53.365%). Sorprendente il risultato a Firenze, dove i voti sono passati da 63 a 94 (da 20.454% a 29.653%), con un aumento di ben 31 unita. Anche a Genova, nonostante le note difficoltà che da anni incontriamo in quel distretto, i nostri consensi sono cresciuti (da 18 voti pari al  7.826% a 38 voti pari al 16.033%), grazie ai colleghi che si sono impegnati ed in particolare alla stima e credibilità che ha riscosso il candidato locale. A Potenza i nostri consensi sono ancora cresciuti rispetto al risultato già estremamente positivo conseguito alle scorse elezioni, anche se in termini percentuali sono diminuiti (da 55 voti pari al 74.324% a 60 voti pari al 57.692%). L'entusiasmo della nostra candidata di Reggio Calabria, insieme all'impegno dei colleghi in servizio in quel distretto, ha consentito il raggiungimento di un risultato senza precedenti (da 70 voti pari al 45.751% a 84 voti pari al 51.851%). A Messina si sono registrati 10 voti in più, con una diminuzione in termini percentuali per l'aumento dei votanti (da 37.931% a 28.476%), in una situazione locale difficile determinata dalla forte concorrenza fra MI ed AI. Il gruppo UPC di Milano si è impegnato in un forte rinnovamento che gli ha consentito di accrescere i propri consensi in una realtà territoriale fra le più difficili del Paese per un'accentuata competitività fra le diverse componenti determinata anche dalla qualità dei candidati in campo (da 151 voti pari al 24.835% a 167 voti pari al 26.257%). A Palermo il risultato è stato davvero eccezionale con 35 voti in più rispetto a quattro anni fa (da 23.768% a 30%) ed ciò grazie all'impegno dei colleghi palermitani ed alla stima che riscuoteva il candidato locale.

Veniamo, quindi, a i valori negativi, che pure meritano di essere letti ed analizzati sulla base degli elementi di valutazione a mia disposizione. Ad Ancona il significativo dato negativo (- 20 voti - da 39.655% a 19.259%)) è stato anche determinato da una campagna elettorale svolta personalmente dal Presidente della Corte d'Appello in favore di un candidato di MI e da una significativa affermazione del nuovo gruppo di AI, che, sia pure presente per la prima volta, si e' imposto come primo gruppo del distretto. Anche a Brescia il risultato di AI è stato eccezionale ed ha certo sottratto consensi ai nostri candidati, che pure si sono molto impegnati (da 35 voti  pari al 20.710% a 22 voti pari al 13.173%). A Cagliari, sostanzialmente sono stati confermati gli stessi consensi di quattro anni fa (-3 voti da 8.602% a 6.806%); anche a Caltanissetta vi è stata solo una leggera flessione più significativa in termini percentuali per l'aumento dei votanti (da 46.875 a 31.325%) A L'Aquila, pur rimanendo il primo gruppo, perdiamo consensi 17 voti a vantaggio di AI (da 50.967% a 43.662%). A Torino, nonostante l'ottima affermazione della candidata locale, perdiamo qualche consenso (- 7), in conseguenza della presenza di AI e della forte competitività della nuova componente ai danni con il suo gruppo di origine (da 18.990% a 16.476%). A Trento, grazie alla presenza del candidato locale, siamo riusciti sostanzialmente a mantenere un certo numero di consensi (da 22.535% a 23.684%), in un territorio dove la nostra proposta e' poco conosciuta. A Trieste UPC mantiene i propri voti (- 2),  (da 13.445% a 11.2%). A Venezia, nonostante lo sforzo personale del nostro candidato e l'impegno di alcuni colleghi fortemente motivati, registriamo ancora una perdita significativa rispetto al già modesto risultato conseguito 4 anni fa (da 13.167% a 6,060%). Occorre oggi ripartire grazie all'impegno ed alla disponibilità dei colleghi che ritengono un'anomalia l'assenza di UPC dagli uffici del distretto veneto.

Sia pure in presenza di queste aree di crisi, (Veneto, Liguria, Friuli, Sardegna, Trentino), grazie all'impegno dei nostri candidati UPC non è scomparsa, ma ha riscosso comunque un numero di consensi significativo che può costituire un'utile base per il rilancio della nostra proposta in quei territori; a ciò ci si dovrà dedicare con impegno  costante nel tempo e non solo nell'imminenza di scadenze elettorali. Un discorso a parte ritengo debba essere fatto per il distretto di Milano: il grosso sforzo di rinnovamento posto in essere dalla nuova segreteria ha portato di certo risultati positivi in fermi di consensi raccolti dal gruppo all'interno del distretto. I candidati milanesi si sono fortemente impegnati nel portare, attraverso la loro persona, consensi, a volte solo personali, al gruppo; inoltre hanno partecipato attivamente all'elaborazione della linea politica poi confluita nel programma. A livello locale a Milano UPC ha sofferto per candidature espresse da MI in aperta contrapposizione ad UPC e nell'ottica soltanto di togliere consensi al nostro gruppo. A livello nazionale il gruppo di MI ha sofferto anche in conseguenza di una sana competitività che si è creata, all'interno di UPC, fra i vari distretti ed i rispettivi candidati, nel senso che i distretti più forti sono riusciti ad accrescere ulteriormente i loro consensi.

Nel complesso, quindi, sia pure in un quadro estremamente positivo, abbiamo una rappresentanza al CDC, la cui provenienza non è adeguatamente ripartita in tutto il territorio nazionale; segnatamente solo due eletti provengono da distretti a Nord di Roma (Firenze e Torino); ciò rappresenta un elemento oggettivo di valutazione ed al riguardo io personalmente non ho certo intenzione di colpevolizzare i piccoli distretti del Sud che hanno lavorato benissimo sia nel supportare i propri candidati,  sia nello studiare le proprie strategie elettorali, rispetto alle quali, dati il tipo di sistema elettorale, è interdetta una regia da parte della Segreteria nazionale. Né tantomeno mi sento di criticare quei grandi distretti, mi riferisco in realtà solo a Roma ed a Napoli, che hanno messo in pista e sostenuto con successo due candidati, coprendo aree differenti in bacini di voti molto ampi. Certo la mancata elezione di nessuno dei candidati milanesi e' per me una spina nel fianco, come anche l'elezione con il secondo resto del candidato di Palermo, al quale forse potevano essere riconosciuti da parte di tutti maggiori consensi, rappresentando Ella una linea di continuità con il passato CDC, di cui il gruppo non poteva rischiare di privarsi.

Penso che questa volta non ci siano state nel nostro gruppo forti contrapposizioni fra i candidati, che in passato erano divisi per cordate; non ho visto prove muscolari con lotta fino all'ultima preferenza per raggiungere il palmares del primo degli eletti. Vi è stata invece una sana competizione anche interna con alleanze fra candidati e gruppi territoriali: non compete a me dire se dette alleanze abbiano o meno tenuto, pur dovendosi registrare qualche fisiologica scelta egoistica e qualche operazione strumentale finalizzata a fare aumentare i consensi del gruppo nel distretto. Devo dire che il clima generale della campagna elettorale, pur nelle difficili contingenze locali, è stato davvero buono, anche se ancora vi è tanto da fare per portare la nostra proposta in quei luoghi ove i consensi che ci sono tributati sono ancora troppo scarsi. Ma ciò si deve fare prescindendo dagli appuntamenti elettorali, garantendo la nostra presenza, con la Segreteria nazionale ed i componenti del C.S.M., in quei territori ed impegnandoci tutti per fare nascere nuove classi dirigenti a livello locale. Ciò in quanto sono convinto che anche in quei territori la nostra proposta può risultare vincente, sempre che si riesca a fare ripartire quei meccanismi virtuosi che creano consenso attorno a colleghi impegnati e stimati nell'esercizio delle loro funzioni.

Nell'immediato penso che si debba valorizzare l'impegno di rinnovamento del gruppo milanese, riconoscendo ad un suo rappresentante un'adeguata partecipazione all'elaborazione della linea politica del gruppo. Tutti i distretti dovranno poi rinnovare la loro rappresentanza all'interno del Comitato di Coordinamento nazionale in funzione dei voti riportati dalla nostra lista alle ultime elezioni ed al riguardo mi permetto di segnalare la prassi virtuosa, spesso utilizzata in passato, di individuare i rappresentanti al Comitato di Coordinamento anche tra i non eletti al C.D.C.

 

Prospettive per la formazione della Giunta Esecutiva Centrale.

Ho ritenuto necessario prendere l'iniziativa per capire quali fossero le posizioni degli altri gruppi in vista della prima riunione del Comitato Direttivo Centrale. In tale direzione ho avuto modo di verificare che, sostanzialmente, come è giusto che sia in considerazione del risultato elettorale, è UPC a "dare le carte", nel senso che  a noi compete, in linea con il mandato con il quale mi sono proposto alla guida del gruppo, porre in essere tutte le azioni politiche necessarie per pervenire, dopo anni di sterili contrapposizioni ed opposizioni per lo più demagogiche, nel rispetto dei principio di rappresentatività, ad una guida unitaria dell'A.N.M.

Il quadro generale appare estremamente complesso e variegato. Area mi è apparsa quasi tramortita dalla débâcle elettorale ed incapace di constatare il fallimento di un progetto; ciononostante esprime nel neo eletto C.D.C. ottime individualità, anche se occorre essere consapevole che si tratta di un gruppo, che, nelle sue appena nominate articolazioni locali e nazionali, non è stato per nulla in grado di gestire il momento elettorale. MI ha accusato il colpo determinato dalla scissione interna registrando un forte ridimensionamento in ogni distretto; ciononostante rivendica con fermezza i suoi contenuti corporativo sindacali e mira a "marcare" la componente da essa fuoriuscita; pare disponibile ad una giunta unitaria e non dovrebbero esserci veti sulla presidenza, data la precedente rivendicazione da parte di quel gruppo della presidenza per Cosimo Ferri, che nel 2012 risultava essere il più votato. Autonomia ed indipendenza, pur avendo avuto un'ottima affermazione, appare un gruppo fondato sull'indubbio carisma personale del suo capolista e presidente, artefice, per lo più lui solo, del successo elettorale; da un punto oggettivo va evidenziato che trattasi di un collega, non solo di grande prestigio personale e professionale, ma anche di persona che rappresenta un simbolo per la Magistratura, per il Paese ed anche forse per la nostra democrazia. A parole non ci sono veti da parte di nessuno: in realtà tutti, forse anche al nostro interno, temono presenze troppo ingombranti, che possono fare ombra ad altre legittime aspirazioni di visibilità, che sono anche conseguenza dovuta del risultato elettorale.

In  questo quadro occorre avere la consapevolezza che ogni stagione è diversa dalle precedenti e che la politica richiede, nella fermezza dei propri valori, duttilità e capacita di dialogo con tutti gli interlocutori anche quelli che, apparentemente, possono apparire più scomodi.  In questo quadro a noi compete, nell'interesse dell'A.N.M., prima che di U.P.C., la responsabilità del risultato finale e la scelta del percorso per arrivarci. Ho, quindi, ritenuto necessario indicare, anche all'esterno, in risposta a quanto stava emergendo su alcuna stampa orientata, quello che, in accordo con tutta la dirigenza del nostro gruppo, dovrebbe essere il percorso per pervenire alla costituzione di una giunta unitaria. In tal senso mi riporto al contenuto dei due documenti che ho diffuso, in forza dei quali, come del resto a parole auspicato da tutti, l'accordo per la costituzione della giunta unitaria deve fondarsi su programmi e contenuti condivisi, rispetto ai quali abbiamo anche fissato delle condizioni che consideriamo irrinunciabili. 

Segnatamente, all'esito di un confronto con la Segreteria nazionale,  ritengo imprescindibile il perseguimento dei seguenti obbiettivi, del resto già diffusamente proposti nel programma elettorale di Unità per la Costituzione:

1. miglioramento delle condizioni di lavoro del magistrato:

  • realizzazione di ogni attività necessaria all'individuazione di carichi di lavoro esigibili e/o sostenibili;
  • miglioramento delle condizioni di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro. Presa in carico della mappatura dei rischi cui sono esposti i magistrati (ad esempio esposizione prolungata a videoterminale);
  • questione economica: perequazione ed indennità;

2. questione morale: non collateralismo, incompatibilità e rifiuto delle cosiddette "carriere parallele";

3. potenziamento dell'Ufficio Sindacale con moratoria di ogni ulteriore organismo in seno ai singoli gruppi associativi (in modo tale da destintare ogni risorsa all'azione comune senza dannosi parallelismi e sovrapposizioni);

4. osservatorio ed eventuale costituzione di una apposita commissione sul "disciplinare" che possa mettere l'A.N.M. in grado di intervenire prontamente in caso di prospettiva di riforma del sistema.

Oltre ai punti in esame, si potrebbe valutare altresì la proposta di un programma comune che venga ad affrontare anche tematiche quali l'organizzazione degli Uffici di Procura, la questione delle pari opportunità, i rapporti con il C.S.M. e con la S.S.M.

Considero poi fondamentale in questa nuova stagione politica la centralità del C.D.C., dove dovrà essere, periodicamente, elaborata la linea politica dell'A.N.M., poi concretamente interpretata in modo collegiale dalla Giunta e dal suo presidente e la valorizzazione delle Commissioni permanenti come luoghi in cui vengono elaborate soluzioni tecniche su tematiche inerenti la nostra attività ed il funzionamento della giustizia, da sottoporre all'esame del C.D.C. e della G.E.C.

Da un punto di vista pratico ritengo necessario concordare con gli altri gruppi la rotazione nella carica di Presidente dell'A.N.M. per identici periodi a ciascuna delle liste rappresentate in seno al C.D.C., rivendicando per UPC l'incarico di Segreteria per l'intero periodo, fatta eccezione per quello - per ragioni di evidente praticità coincidente con il primo ovvero con l'ultimo - in cui verrà a ricoprire il posto di presidente. In seno alla Giunta, oltre al posto di Segretario, UPC deve rivendicare il riconoscimento del risultato elettorale,  con indicazione di tre componenti ulteriori. Ovviamente ciascuno dei componenti del C.D.C. dovrà assumere espresso e formale impegno a rispettare la cadenza turnaria nella carica di Presidente, stipulandosi fra gli eletti al C.D.C. un "patto di legislatura". Una volta raggiunto l'accordo anche su tali ultimi punti, si potrà affrontare la tematica dei nomi dei magistrati chiamati a ricoprire le singole cariche, senza imposizioni, veti e preclusioni.

Particolare attenzione, tuttavia, dovrà essere riservata alla composizione dell'Ufficio Sindacale, in particolare all'individuazione del componente del C.D.C. che ne assumerà la qualità di coordinatore, valutandosi una proposta turnaria da parte della G.E.C. (sempre riservando ad Unità per la Costituzione il primo o l'ultimo periodo) ovvero l'individuazione di più coordinatori. Si può al riguardo anche pensare ad una direzione collegiale dell'ufficio sindacale, ripartendo adeguatamente le responsabilità e pretendendo l'immediata moratoria dell'attività sindacale svolta, in modo improprio, da alcuni gruppi.

Internamente, inoltre, occorrerà garantire, da un lato,  una turnazione tra i componenti della lista eletti al C.D.C. nella G.E.C., nonché chiarire l'incompatibilità tra chi ricoprirà la carica di Presidente e quella di Segretario, così da garantire a tutti gli eletti di prendere parte, per un periodo predeterminato, alla giunta esecutiva centrale e riconoscere a tutti il successo elettorale ottenuto, assicurandosi, da un altro lato, una continuità di azione politica, indispensabile per la visibilità del nostro gruppo e per evitare il disperdersi delle esperienze e delle competenze, nel frattempo, maturate.

 

Roma, 7 aprile 2016

 

                                                                       Roberto Carrelli Palombi

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