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Comitato di coordinamento 8 aprile 2017

 

La selezione dei candidati al C.S.M.
 
Ho già avuto modo di rappresentare come ancora sia essenziale nella vita dell'associazionismo giudiziario il confronto fra le varie componenti culturali della magistratura, confronto nell'ambito del quale le elezioni per il rinnovo dei componenti del C.S.M. rappresentano un momento fondamentale. Per questo ho ritenuto, già da tempo, indispensabile prospettare la necessità dell'avvio del percorso che dovrà portare all'individuazione dei candidati ai quali, sulla base delle norme contenute nel nostro Statuto, offriremo il nostro sostegno.
 
La mia iniziativa persegue l'intento di dare l'input alle aree territoriali, alle quali in questa prima fase spetta proporre, a livello locale, le possibili candidature, le quali devono tenere conto dei limiti di compatibilità derivanti dal sistema elettorale vigente. Ribadisco la necessità che si addivenga al più presto all'individuazione del candidato di legittimità e di quello che svolge funzioni requirenti, poiché si tratta di candidature nazionali che devono essere, in primo luogo, condivise, quindi conosciute, apprezzate e proposte con largo anticipo in tutti i territori, essendo necessario che i candidati prescelti  fin da subito partecipino con posizione di visibilità ai diversi momenti culturali che caratterizzano la vita del gruppo  sia a livello locale che a livello nazionale.  Ciò dando per scontato che il gruppo (questa è la mia idea) debba sostenere solo un candidato per la categoria requirente.
 
Con riferimento alla categoria dei giudicanti, dobbiamo a mio avviso già da oggi confrontarci su un percorso trasparente che riesca a portare ad una sintesi delle diverse designazioni provenienti dai territori applicando criteri idonei a coniugare principi di rappresentatività territoriale per macro aree con i necessari limiti numerici di candidati da sostenere per via delle storture del sistema elettorale vigente. A ciò consegue che, considerato il verosimile proliferare di candidature determinate peraltro dalla presenza di una nuova agguerrita componente e la conseguente dispersione di voti, il gruppo, per raggiungere l'obbiettivo che ci si propone (elezione di n. 6 componenti riconducibili ad Unità per la Costituzione),  dovrà necessariamente individuare n. 4 candidati giudicanti da sostenere.
 
Ritengo che nell'ambito di questo percorso possa riconoscersi un margine di autonomia alle diverse macro aree consentendo alle rispettive articolazioni locali di promuovere occasioni di confronto con partecipazione quanto più allargata possibile al fine di individuare le colleghe o i colleghi che maggiormente sono in condizione di raccogliere consenso nelle diverse realtà territoriali. Ciò tenendo conto comunque che sulla base dello statuto al Comitato di Coordinamento compete, tra l'altro, "di designare, su indicazione delle assemblee distrettuali, i candidati al C.S.M. ai quali la corrente intende dare il proprio sostegno …" Ritengo, in proposito,  necessario evidenziare i limiti connessi alla suddetta previsione statutaria, nel senso che la scelta dei candidati da sostenere viene, in ultima analisi, rimessa al voto dei cosiddetti grandi elettori (componenti del Comitato di Coordinamento), con possibile mortificazione delle scelte operate sui territori e conseguente individuazione di candidature "calate dall'alto" che non necessariamente riescono ad ottenere il massimo gradimento negli uffici dove si chiede che vengano votate. Per queste ragioni troverei quanto mai opportuno che le macro aree che, semplificando individuo nel Nord e del Sud del nostro Paese, possano, eventualmente con la collaborazione e/o mediazione della Segreteria generale, provare ad addivenire all'individuazione, ognuna, di un'unica candidatura da proporre poi al Comitato di Coordinamento.
 
Questo percorso a mio avviso prescinde dalle scelte che potrebbero essere effettuate in sede di A.N.M. anche se in proposito abbiamo necessità di chiarirci. Io ritengo che l'esperienza delle primarie gestite dall'A.N.M. in occasione delle elezioni per il rinnovo del C.S.M. in carica non siano da ripetere. E ciò per considerazioni di natura metodologica oltre che strategica: in primo luogo, mi sembra una soluzione che, con un pizzico di ipocrisia, rimette alle scelte dell'elettorato l'individuazione dei candidati al C.S.M.,  certificando una  crisi di rappresentatività dei gruppi associativi ed una caduta di prestigio ed autorevolezza delle rispettive dirigenze; ho l'orgoglio di credere che il nostro gruppo non rientra in questa casistica; da un altro lato si tratta di una procedura che sottopone ad uno stress eccessivo il corpo elettorale con la possibilità di incentivare fenomeno di disaffezione con conseguente diserzione delle urne.
 
Il modello di Consigliere del C.S.M.
 
Ritengo che il gruppo oggi debba impegnarsi nell'individuazione di un modello astratto di candidato, aprendo una riflessione sul ruolo del sistema di governo autonomo della magistratura, sul rapporto dello stesso con le altre Istituzioni del Paese e sulle interrelazioni che, comunque, devono continuare ad intercorrere fra circuito associativo e circuito istituzionale. Pur nell'assoluta consapevolezza dei limiti del sistema elettorale vigente e del ruolo necessariamente preminente che rivestono i gruppi territoriali ed in particolare i distretti più grandi nei quali il gruppo ha una consistente forza elettorale, ritengo necessario provare ad individuare le caratteristiche - umane e professionali - che vorremmo tutti riconoscere nel componente al C.S.M. eletto con il sostegno di Unità per la Costituzione. Questo perché abbiamo sempre parlato, in particolare al nostro congresso di Orvieto,  di un modello di magistrato e da questo deve emergere il modello del Consigliere al C.S.M. al quale i futuri candidati potranno ispirarsi.
 
Ed allora, provando, in modo esemplificativo e non esaustivo, a riempire di contenuti quanto ora detto, penso che il modello astratto di consigliere del C.S.M. debba oggi più che mai corrispondere con il modello concreto di magistrato, fortemente calato nella realtà giudiziaria e professionalmente impegnato nel servizio giustizia, che oggi noi che ci riconosciamo in Unità per la Costituzione riteniamo di proporre alle nuove generazioni di magistrati: un consigliere che sappia essere intransigente sui contenuti, ma moderato nei toni e rispettoso verso tutti gli interlocutori che potrà incontrare nel sua altissimo mandato istituzionale;  un consigliere che, come il giudice sappia accettare e rispettare il primato della legge, anche se non gradita, interpretandola sempre, attraverso la normazione secondaria, secondo le direttrici segnate nella Costituzione; un consigliere che, in ogni occasione, sappia rifiutare qualsiasi forma di collateralismo politico e proponga, attraverso l'esercizio della funzione di amministrazione della giurisdizione di cui è titolare il C.S.M., l'attuazione del modello costituzionale di giustizia; un consigliere che sappia, anche per l'esperienza maturata,  essere idealmente e fisicamente vicino ai problemi quotidiani dei magistrati nella consapevolezza che ogni pratica trattata attiene a una parte importante della vita di un collega. Un consigliere che sappia interpretare con la propria testimonianza concreta l'etica costituzionale del magistrato: che è etica del dovere essere e del dovere operare, con il metodo della Costituzione, in una società in rapida e perenne trasformazione: è l'apertura al dubbio sui propri convincimenti e la disponibilità a confrontarsi con tutte le argomentazioni che vengono proposte nelle infinite fattispecie portate a conoscenza del circuito dell'autogoverno unità alla capacità di accettare e valorizzare le critiche che vengono legittimante rivolte dall'interno e dall'esterno dell'ordine giudiziario al quotidiano esercizio della discrezionalità tecnica che presiede alle scelte concrete operate. Un consigliere, infine, che sappia ispirarsi ai valori della terzietà costituzionale, testimoniando anche in sede di autogoverno, la necessaria separatezza dalla politica, che è connaturale alla funzione istituzionale della Magistratura e non può mancare proprio in chi si trova ad esercitare, sia pure temporaneamente e per mandato elettivo, funzioni di vertice del sistema giudiziario; a questa separatezza deve unirsi una cura puntigliosa della propria professionalità, che è specifica in relazione all'incarico che si è chiamati a svolgere e richiede tanta umiltà oltre a capacità di autorganizzazione; ciò è necessario per dare massima autorevolezza alla funzione di rilievo costituzionale  di componente del governo autonomo della Magistratura, assicurando credibilità all'azione consiliare ed alimentando la fiducia in essa da parte di tutti i magistrati, al di là di ogni appartenenza.
 
Ritengo ancora che, nella individuazione del modello astratto di consigliere,  ritengo debba porsi anche e non in termini subordinati una questione di genere. Non sarà un caso che il nostro Statuto prevede in proposito che il Comitato di Coordinamento debba impegnarsi a promuovere la presenza di candidature di entrambi i generi al C.S.M. Si tratta di una norma programmatica e non vincolante, ma alla quale io ascrivo in termini ideologici un'importanza fondamentale affinché la nostra rappresentanza istituzionale sia adeguatamente rappresentativa di entrambi i generi, tenendo conto del dato numerico delle donne presenti oggi in magistratura. Ed in questa linea Unità per la Costituzione,  in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo del Comitato Direttivo Centrale, ebbe modo  di richiedere l'adozione di azioni positive, quali la previsione di quote di risultato, che consentano di risolvere il problema della sottorappresentazione delle donne magistrato all'interno del C.S.M., dei Consigli Giudiziari e del Comitato Direttivo della Scuola Superiore della Magistratura. Abbiamo avuto occasione di dire allora e mi sento con forza di dovere ribadire oggi che la partecipazione equilibrata delle donne  e degli uomini ai processi decisionali è  segno di giustizia sociale e condizione necessaria al migliore funzionamento di una società democratica.
 
Tempistica.
 
L'art. 21 della legge n. 195 del 1958 prevede che le elezioni per il Consiglio Superiore hanno luogo entro tre mesi dallo scadere del precedente Consiglio. L'art. 25 della stessa legge, modificato dalla legge n. 44 del 2002,  prevede che la convocazione delle elezioni sia fatta dal Consiglio almeno sessanta giorni prima della data stabilita per l'inizio della notazione. Sulla base di tali dati e salve sempre possibili proroghe, si può ragionevolmente ipotizzare che le elezioni si tengano, come al solito, agli inizi del mese di luglio 2018.
 
 
A ciò consegue che occorre individuare un termine massimo per l'indizione delle assemblee sezionali finalizzate alla proposizione delle candidature che riterrei debba essere fissato non oltre l'inizio del periodo feriale di quest'anno e quindi occorre fissare fin da ora una data per il Comitato di Coordinamento che dovrà effettuare le scelte definitive previste dallo Statuto. È bene a questo riguardo precisare che le assemblee sezionali debbono comunque tenersi non solo per la designazione del candidato iscritti alla stessa sezione, ma anche per deliberare l'indicazione in sede nazionale di candidati di altri distretti.
 
 
Roma,  6 aprile 2017
 
Roberto Carrelli Palombi