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Conclusioni su Convegno Siracusa

Nelle giornate di venerdì 12 e sabato 13 maggio si e' tenuto a Siracusa il convegno organizzato dalla sezione di Catania di Unita' per la Costituzione  "Da Platone ai modelli costituzionali contemporanei: l'autogoverno e' un'utopia? Confronto tra giuristi e filosofi a 2750 anni dalla fondazione della più bella e ricca di tutte le città greche". Ringrazio gli organizzatori, in particolare Cochita Grillo e coloro che con lei si sono impegnati per l'ottima riuscita dell'evento. Come ho avuto occasione di dire una settimana fa a Rimini, attraverso l'organizzazione di questi eventi vogliamo proporre un rinnovato modo di vivere l'associazionismo giudiziario, assumendo, come componente di maggioranza dell'A.N.M., un ruolo centrale e fondamentale, al di la' delle persone che ricoprono le singole cariche associative, nella determinazione delle scelte sui modelli culturali che devono ispirare la nostra azione.

Ed il convegno organizzato si inserisce a pieno titolo nel percorso che Unita' per la Costituzione sta seguendo per selezionare i propri candidati al C.S.M.  Vogliamo, infatti, proporre ai magistrati, al di la delle persone fisiche che verranno designate, un modello astratto di consigliere, che vuole rispecchiare un modello di governo autonomo della Magistratura, a sua volta, funzionale ad un modello di giurisdizione.

In questa direzione stiamo riflettendo, ed il convegno di Siracusa e' stato una tappa fondamentale, sul ruolo profondamente cambiato rispetto al passato che deve ricoprire il governo autonomo della Magistratura; l'attenzione oggi deve essere  centrata molto più sull'indipendenza interna del magistrato, oltreché sull'indipendenza esterna dello stesso. Se nel corso degli anni l'attenzione delle varie consiliature, specie le prime e poi ancora di più negli anni caratterizzati dall'attacco allo stato democratico da parte del terrorismo e della criminalità organizzata, l'attività del C.S.M. era, in prevalenza, volta a tutelare l'autonomia e l'indipendenza del magistrato da attacchi, influenze o anche solo interferenze  provenienti dal mondo esterno alla Magistratura, oggi, con la creazione e lo sviluppo di un modello burocratico di Magistratura e di organizzazione del sistema giustizia, l'attenzione deve essere sempre più rivolta verso tutte quelle forme di condizionamento che possono provenire dall'interno del sistema giudiziario.

Occorre, a mio avviso, riflettere con attenzione e verificare concretamente nella quotidiana attività  consiliare se i nuovi sistemi introdotti di valutazione della professionalità del magistrato, di selezione della classe dirigente, di repressione delle condotte funzionali ed extra funzionali poste in essere in violazione del codice disciplinare, di formazione iniziale e permanente,   e l'elenco potrebbe continuare, sappiano essere rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza del singolo magistrato ed, in particolare, sappiano evitare, con le lusinghe della reintrodotta carriera, il rischio di omologazione della giurisprudenza verso modelli di azione e di comportamento imposti dai vertici del sistema giudiziario.

Questi pericoli devono essere sempre ben presenti nella mente di coloro che aspirano al prestigioso ruolo di componenti del C.S.M.; difatti oggi governo autonomo della Magistratura, in un'epoca di globalizzazione e massificazione, deve significare, in primo luogo, tutela del potere diffuso, del potere giudiziario che viene esercitato in maniera diffusa, nel senso che di esso sono titolari, allo stesso modo, il primo presidente della Corte di Cassazione e l'ultimo M.O.T. che ha appena assunto le funzioni giurisdizionali, ivi compresi i magistrati che svolgono funzioni requirenti.

Per queste ragioni, nel nostro percorso, stiamo provando a dire che il modello astratto di consigliere del C.S.M. deve, oggi più che mai, corrispondere con il modello concreto di magistrato, fortemente calato nella realtà giudiziaria e professionalmente impegnato nel servizio giustizia, cresciuto nella dimensione associativa, che si nutre di cultura dell'autogoverno ed esercizio e tutela del potere diffuso.

Ed in questa direzione mi sento di ribadire quei contenuti concreti che ho provato a proporre al nostro Comitato di Coordinamento come linee guida per la costruzione del modello di autogoverno che vogliamo proporre ai colleghi ed al Paese attraverso quelli che saranno i rappresentanti che Unita' per la Costituzione saprà selezionare: un consigliere che sappia essere intransigente sui contenuti, ma moderato nei toni e rispettoso verso tutti gli interlocutori che potrà incontrare nel suo altissimo mandato istituzionale;  un consigliere che, come il giudice, sappia accettare e rispettare il primato della legge, anche se non gradita, interpretandola ed attuandola sempre, attraverso la normazione secondaria, secondo le direttrici segnate nella Costituzione;  un consigliere che in ogni occasione sappia rifiutare qualsiasi forma di collateralismo proponendo, con autorevolezza, attraverso l'esercizio della funzione di amministrazione della giurisdizione, l'attuazione del modello costituzionale di giustizia; un consigliere che sappia, in forza dell'esperienza giudiziaria maturata, essere idealmente e fisicamente vicino ai problemi quotidiani dei magistrati, nella consapevolezza che ogni pratica attiene ad una parte importante della vita di un collega;  un consigliere che sappia interpretare, con la propria testimonianza concreta, l'etica costituzionale del magistrato, che e' etica del dover essere e del dovere operare con il metodo della Costituzione in una società in rapida e perenne trasformazione: ciò richiede apertura al dubbio sui propri convincimenti e disponibilità a confrontarsi con tutte le argomentazioni che vengono proposte nelle infinite fattispecie portate a conoscenza dell'organo di autogoverno, unita alla capacita' di accettare le critiche che vengono rivolte al quotidiano esercizio della discrezionalità tecnica che presiede alle scelte operate;  un consigliere, infine, che sappia ispirarsi ai valori della terzietà costituzionale, testimoniando, anche in sede di autogoverno, la necessaria separazione dalla politica, che e' connaturale alla funzione istituzionale della Magistratura e non può certo mancare in chi si trova ad esercitare, sia pure temporaneamente e per mandato elettivo, funzione di vertice organizzativo del sistema giudiziario.

Sono convinto che attraverso questo slancio culturale, testimoniato, grazie ai colleghi di Catania, nei due giorni trascorsi a Siracusa, Unita' per la Costituzione saprà assicurare massima autorevolezza alla funzione di rilievo costituzionale dell'autogoverno della Magistratura, garantendo credibilità all'azione consiliare ed alimentando la fiducia in essa da parte di tutti i magistrati, al di la' di ogni appartenenza.

 

Roma, 14 maggio 2017

  

Roberto Carrelli Palombi