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Giunta Esecutiva Centrale ed AI

Esprimiamo  rammarico per la rottura dell'unità associativa così faticosamente ricostruita da tutte le componenti presenti in CDC,  ma in particolare voluta e sostenuta, anche con sacrificio del principio di rappresentatività, da Unità per la Costituzione. 

La decisione presa all'ultima riunione dalla componente di AI segue di pochi mesi alla formazione della giunta presieduta da Eugenio Albamonte (nella quale vi erano ben due colleghi indicati da AI), giunta che si è insediata, in attuazione del principio concordato di rotazione, sostituendo quella presieduta da Piercamillo Davigo. 

Con i programmati avvicendamenti alla guida dell'associazione si intendeva, da un lato, difendere il patrimonio storico dell'associazionismo giudiziario che fonda la sua autorevolezza sull'esistenza di un'unica associazione di magistrati nella quale trovano democratica sintesi le diverse aree culturali che compongono il corpo giudiziario; da un altro lato si voleva rilanciare, all'interno ed all'esterno della Magistratura, la credibilità della rappresentanza dell'intera categoria. 

Abbiamo tutti condiviso l'ambizioso progetto, stipulando un accordo di programma per il quadriennio, ritenendo necessario condividere la responsabilità di rappresentare la magistratura in un'epoca inedita rispetto al passato, al di là delle persone che, anno dopo anno, avrebbero ricoperto le cariche di vertice dell'ANM. 

Abbiamo chiesto di  privilegiare la necessità di rappresentare gli interessi generali  di tutti i magistrati e della nostra unica associazione rispetto alle pur legittime differenze esistenti fra i gruppi, impegnandoci per raggiungere, in ogni occasione, una equilibrata sintesi delle diverse posizioni. E non è stato affatto facile, perché innumerevoli sono state le fughe in avanti del gruppo di AI, che hanno, fin dall'inizio, determinato delle cadute di fatto dell'unità associativa. Ciò ha provocato un progressivo indebolimento delle fondamenta della casa comune dell'associazionismo giudiziario con grande disorientamento dei colleghi, specie dei più giovani, sempre più lontani dalle dinamiche associative. Per citare solo un episodio, fra i tanti, ciò è avvenuto quando la componente di AI, senza nessun tipo di confronto, ebbe a reclamare come unica possibile risposta ai mali della giustizia la proclamazione dello sciopero della categoria, peraltro dimenticando che proprio il presidente dell'ANM, la cui nomina è stata imposta da AI come condizione per la costituzione della giunta unitaria e la stipulazione dell'accordo quadriennale, aveva più volte pubblicamente dichiarato, evidentemente a nome di tutti,  la sua contrarietà all'utilizzo di detto strumento di lotta. 

Ma ciononostante, anche dopo i necessari chiarimenti richiesti da Unità per la Costituzione, si è andati avanti con spirito di responsabilità e volontà di privilegiare sempre gli interessi comuni. L'attività associativa è così proseguita, registrandosi, in ogni occasione, sia in sede di GEC che in occasione di tutte le riunioni del CDC, un confronto serrato fra i gruppi, ma sempre sereno. Nulla lasciava presagire la volontà del gruppo di AI di distruggere quanto così faticosamente ricostruito. 

Specificamente dalla lettura del verbale del CDC non  si evincono le ragioni che hanno determinato la spaccatura. Sul tema che, stando alle dichiarazioni pubbliche, era quello che stava più a cuore ai rappresentati di AI e che avrebbe determinato le ragioni dell'uscita dalla GEC, il documento approvato a maggioranza recepisce in pieno le istanze culturali di AI. Basta leggerlo attentamente: vengono proposti interventi di normazione primaria e secondaria idonei a migliorare le procedure di selezione e nomina dei dirigenti mediante l'introduzione, oltreche di una completa trasparenza delle pratiche, di criteri oggettivi idonei a vincolare la discrezionalità tecnica del CSM. Ciò era stato da tempo auspicato da Unità per la Costituzione, ben prima della nascita di AI. Viene potenziata poi  l'attività dell'apposito gruppo di lavoro costituito per formulare proposte concrete nella direzione invocata anche da AI nonché disposta la prosecuzione della, già proficuamente avviata, interlocuzione con il CSM sui medesimi temi. 

Che cosa si voleva di più e di diverso non è dato di comprendere: forse un sindacato sulle nomine e poi su quali nomine? Altrettanto non è dato di capire come ci si propone di individuare le nomine sospette da esporre al pubblico ludibrio e quindi al giudizio censorio dell'ANM in aggiunta a quelle sulla legittimità dell'atto affidato alla giustizia amministrativa. E tra le nomine da sottoporre a verifica potrebbe forse anche farsi rientrare quella del presidente Davigo, che ha superato diversi autorevoli colleghi più anziani nella nomina a presidente di sezione della corte di cassazione o quella del dott. Alessandro Pepe che, successivamente al mandato al CSM in quota MI, pur giovanissimo in carriera, è stato tramutato all'ambitissimo posto di sostituto procuratore generale presso la corte di cassazione, superando numerosissimi altrettanto validi colleghi o ancora quella del collega Giuseppe Marra che dopo reiterati fuori ruolo in diversi organismi, è  approdato, con il sistema della nomine a pacchetto,  all'altrettanto ambito ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione.  E l'elenco potrebbe proseguire a lungo con citazione di altri casi di passaggio pressoché diretto da funzioni extragiudiziarie ad incarichi direttivi o semidirettivi di grande prestigio. 

Certo il problema delle nomine sussiste e riteniamo che debba essere culturalmente affrontato, con le modalità concordate nell'ultimo CDC, dall'ANM, potendosi  così contribuire, al di là di posizioni demagogiche e strumentali, ad un effettivo miglioramento della qualità del nostro autogoverno. 

Non possiamo, invece, incentivare fenomeni di delegittimazione dell'istituzione consiliare che danneggerebbero, al di là dei singoli magistrati asseritamente beneficiati o danneggiati, la credibilità dell'intera magistratura. Deve essere, infatti, rispettata l'autonomia decisionale del CSM, che costituisce espressione della volontà di un organo collegiale, chiamato a decidere anche secondo logiche di maggioranza ed opposizione. 

Siamo certi che non vi possono essere motivazioni elettorali alla base della scelta di AI e convinti che nessuno di loro voglia utilizzare impropriamente l'ANM ed il mandato ricevuto dai colleghi in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del CSM; in ogni caso non lo permetteremo continuando ad assicurare al nostro impegno associativo carattere di volontarismo e spontaneismo nell'esclusivo  interesse dei colleghi, rivendicando la necessaria separazione fra associazione e Istituzione e l'assoluta inopportunità di passaggi diretti  da mandati in  organi di rappresentanza dell'ANM a candidature al CSM. 

Auspichiamo, sinceramente, un ripensamento degli amici di AI, certi che vorranno continuare, nel rispetto delle diverse sensibilità, il difficile cammino comune intrapreso con la presidenza Davigo.

 

Roma, 8 luglio 2017

 

Roberto Carrelli Palombi