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Sintesi dei lavori congressuali

Sollecitato da diversi colleghi provo ad offrire, ad ogni buon fine ed in particolare per chi non è riuscito ad essere presente,  una sintesi dei lavori congressuali che si sono conclusi ieri a Siena, rimandando per il resto alla visione ed alla lettura dei contributi già presenti sul sito dell'A.N.M. e che, relativamente ai nostri rappresentanti, saranno presto pubblicati anche sul nostro sito www.unicost.eu.

Come da tradizione il congresso si è aperto con la relazione del Presidente dell'A.N.M. Eugenio Albamonte, letta alla presenza del Capo dello Stato e del Ministro della Giustizia, momento di fondamentale impostazione politica dei lavori congressuali e di sintesi delle posizioni comuni all'interno dell'A.N.M. Il Presidente dell'A.N.M.  ha saputo bene interpretare il suo ruolo, dando prova di avere condiviso con il resto della Giunta i principali contenuti esposti. In chiave politica mi piace sottolineare l'affermato ritorno alla centralità del giudizio,  unico luogo ove si perviene alle affermazioni di responsabilità ed in particolare l'abbandono di visioni sistemiche e fenomenologiche che non trovano riscontro nelle decisioni giudiziarie.

Il Ministro della Giustizia si è soffermato sul superamento di una "cappa profonda" che segnava il rapporto fra politica e magistratura e può oggi considerarsi per lo più superata. Ha quindi illustrato gli interventi normativi portati avanti nel corso della legislatura  e realizzati in un clima di continuo dialogo e confronto con la Magistratura e tutti gli operatori ed ha evidenziato gli interventi sul personale e le strutture; ciò dimostra un'inversione di tendenza rispetto all'impostazione delle riforme a costo 0 che aveva caratterizzato nel passato la politica sulla giustizia.

Nell'ambito della prima sessione, dedicata alla tematica dell'accesso in Magistratura e della formazione dei magistrati di domani, sono state evidenziate tutte le criticità dell'attuale sistema di concorso di secondo grado che ha determinato l'innalzamento dell'età dei giovani magistrati con mutamento delle loro prospettive valoriali. Grazie agli interessanti spunti forniti da Rossana Giannaccari, ci si è soffermati sui cambiamenti intervenuti nella formazione iniziale in seguito all'entrata in funzione della S.S.M. nonché sul rapporto fra l'associazionismo giudiziario e la formazione, evidenziandosi come  sia necessario trovare una risposta alla crescente disaffezione dei giovani magistrati dall'impegno nel circuito associativo e istituzionale: all'associazione compete di incentivare la partecipazione dei magistrati ai momenti di gestione condivisa delle scelte dell'ufficio nel quale si è chiamati ad operare in una prospettiva di potere diffuso anche nelle scelte di governo degli ufficio giudiziari; alla formazione compete trasmettere, non tanto e non soltanto nozioni teoriche, ma testimonianze di esperienze di condivisione e di scelte di autogoverno diffuso che consentono ai singoli di sentirsi partecipi, al di la delle funzioni esercitate, della funzione di amministrazione della giurisdizione. Mi è piaciuto particolarmente il richiamo del prof. Silvestri al modello di magistrato voluto dalla Costituzione sul quale si è fondato, fin dal famosissimo congresso di Gardone, l'impegno dell'A.N.M. traendo spunto dalla riflessione di Giuseppe Maranini "Magistrati o funzionari".

La giornata di sabato si è aperta con interessante sessione sulla fondamentale tematica dell'ordinamento giudiziario introdotta da una dotta riflessione di Tommasina Cotroneo, nell'ambito delle quale si è potuto effettuare un bilancio degli effetti positivi della riforma, di quelli negativi e dei passaggi ancora da completare. Particolarmente pregnante è stata la riflessione sul tema delle valutazioni di professionalità con particolare riferimento alla necessità di migliorare ed approfondire la qualità delle fonti di conoscenza sottolineando che solo effettive e concrete valutazioni di professionalità potranno condurre a selezionare la migliore classe dirigente. Mi è piaciuto particolarmente l'invito a sviluppare una cultura della valutazione nella quale non vi sia spazio per formali automatismi e l'auspicio che in futuro ci si possa fondare su indicatori obiettivabili e riscontrabili nel concreto. Molto opportunamente è stato rappresentato come troppo spesso nel passato il sistema disciplinare si è dimostrato eccessivamente rigoroso nella valutazione di aspetti formali ed invece poco attento e poco propenso a sottoporre a valutazione cadute deontologiche significative; questo è il rischio dell'eccesso di tipizzazione che può portare i magistrati a rifugiarsi in posizioni meramente difensive. È stata ancora ribadita l'assoluta contrarietà della Magistratura associata all'inserimento dell'avvocatura nel procedimento di valutazione della professionalità dei magistrati, al di là delle forme già previste e l'analoga contrarietà a forme di valutazioni incrociate fra giudicanti e requirenti, ipotesi tutte che potrebbero determinare effetti distorsivi sul normale svolgimento delle dinamiche processuali. Non può poi non prendersi atto dell'intervenuto ridimensionamento della procedura del trasferimento per incompatibilità prevista dall'art. 2 della legge sulle guarentigie che adesso può essere attivata solo in presenza di comportamenti non colpevoli, perché in questo caso unico strumento per rimuovere il magistrato è quello del procedimento disciplinare. Certo de iure condendo il legislatore potrebbe intervenire, ma si tratta di un tema estremamente complesso che viene ad incidere sulla garanzia di inamovibilità riconosciuta ad ogni magistrato. Fra i tanti spunti di riflessione poi emersi sulla tematica attinente alla nomina dei direttivi mi sembra particolarmente significativa l'affermazione che il C.S.M. nella selezione fra più aspiranti deve curare l'interesse generale rispetto al quale sono sub valenti le legittime aspettative dei singoli.  Significativo è stato, in questa fase politica di rapporti strumentalmente resi tormentati fra ANM e CSM, il richiamo fatto da Massimo Forciniti alla composizione del CSM, quale voluta dal Costituente, dove accanto alla componente laica vi è quella togata, rappresentanza democratica dell'intera magistratura divisa in gruppi sulla base delle diverse sensibilità culturali. Il potere di nomina dei direttivi viene attribuito al CSM proprio per assicurare, in un  momento fondamentale dell'esercizio della funzione di governo autonomo, la massima tutela dell'autonomia e dell'indipendenza; certo l'esercizio concreto di questo potere può sempre essere criticato, ma la critica non deve mai risolversi in una delegittimazione delle scelte fatte con danno al prestigio dell'Istituzione. Molto opportuno il richiamo fatto da Massimo alla famosa sentenza delle sezioni unite della Cassazione che ha indicato i limiti del sindacato del giudice amministrativo sulle scelte discrezionali operate dal CSM, collocandolo nella valutazione della tenuta logica della motivazione della scelta effettuata.

Di grande respiro istituzionale è stato l'intervento del vice presidente del CSM con l'illustrazione di quanto fatto dall'organismo di autogoverno in questi tre anni con particolare riferimento al ricambio della classe dirigente  ed alla svolta culturale introdotta sul tema dell'organizzazione giudiziaria. Particolarmente interessante è stato il richiamo dell'on. Legnini ad un concetto più avanzato di indipendenza: da una visione tradizionale di non interferenza di altri poteri e dell'impossibilita di introdurre una gerarchia interna ad una nuova visione in grado di coniugare l'irrinunciabile profilo di indipendenza interna ed esterna all'efficacia e tempestività dell'amministrazione della giustizia: la terzietà quindi percepita come affidabilità, legittimazione e fiducia.

La sessione tenutasi domenica, coordinata da Antonio Sangermano unitamente a Silvia Albano mattina ha affrontato con grande equilibrio la difficile materia dei nuovi diritti ed è stata un utile momento di approfondimento di delicate tematiche che vanno dall'esistenza di nuovi tipi di famiglie, allo ius soli, al fine vita ed alla liberalizzazione delle droghe leggere. Con particolare riferimento ai nuovi diritti è risulta significativa l'affermazione che la necessità di regolamentare da parte del legislatore le nuove famiglie non può comportare come risultato l'omologazione delle stesse alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio. È stato importante rappresentare che su temi delicati in relazione ai quali manca una norma che disciplina nuovi fenomeni, il giudice comunque è chiamato a provvedere e ad intervenire laddove vi siano due interessi meritevoli di tutela giuridica che si pongano in contrasto fra loro.

L'ultima sessione, ma non certo la meno importante,  ha riguardato il ruolo del P.M. con particolare riferimento alle garanzie riconosciute allo stesso. È stato molto opportuno il richiamo fatto da Luca Palamara a non strumentalizzare la tematica nell'imminenza della campagna elettorale per il rinnovo del CSM, nel senso che la nuova circolare in fase di elaborazione finale da parte del CSM non potrà mai introdurre ulteriori limitazioni all'autonomia del sostituto. Viceversa la stessa dovrà muoversi in una triplice direzione a completamento della normativa secondaria approvata  nelle precedenti consiliature: si tratta del ruolo del CSM rispetto al progetto organizzativo, della fissazione di una sorta di statuto del procuratore aggiunto e della disciplina più analitica della materia degli assensi e dei visti.

I lavori congressuali si sono conclusi con l'approvazione della mozione finale che può essere letta sul sito dell'A.N.M. e contiene una sintesi in chiave politica delle riflessioni effettuate nelle diverse sezioni.

 

Roma, 23 ottobre 2017

 

Roberto Carrelli Palombi

 

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