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Intervento di Francesco Cananzi in plenum per la proposta PNA di Federico Cafiero

Signor Presidente, 

< Io credo che il Procuratore Nazionale Antimafia abbia il compito di rendere effettivo il coordi namento delle indagini, 

(…) la PNA … è servente, ..deve costituire un supporto e un sostegno per l'attività investigativa in contrasto alla cri minalità organizzata ….

in realtà quello che conta, nelle funzioni del Procuratore Nazionale Antimafia … è questocompito di impulso, di promozione del collegamento e del coordinamento investigativo.In altri termini un coordi namento che viene visto in positivo….  

Il flusso delle informazioni deve essere sistematico e basato sull'informatica; si creerà d'intesa fra tutte le Procure distrettuali un sistema che sia tale da assicurare da un lato una sufficiente circolarità delle notizie  e dall'altro di assicurare la tutela della riservatezza in determinati casi. 

Mi sembra poi estremamente importante, poiché siamo alla vigilia dell'ingresso dell'Italia nell'Europa, un gruppo di lavoro, composto di magistrati e non di funzionari amministrativi,che si occupi di rapporti internazionali e che costituisca quindi un utile mezzo di conoscenza. ….

…. Credo che il principio gerarchico, come ormai riconosciuto da tutti, sia ampiamente recessivo nei rapporti interorganici persino nel campo del diritto am ministrativo quindi quando si parla di intesa intendo che per far funzionare questi organismi tutto debba essere affi dato al consenso e non al rapporto gerarchico>

Così si esprimeva Giovanni Falcone il 24 febbraio 1992 in occasione dell'audizione consiliare proprio per l'incarico di Procuratore Nazionale.

Principio di coordinamento, anche investigativo, non gerarchico; principio di sussidiarietà; principio di circolarità delle informazioni da coniugarsi con la riservatezza dei dati.

Principi che oggi sono assodati, ma non scontati e sempre da implementare, che invece Giovanni Falcone, prima ancora che fosse operativa la DNA, aveva già chiari, con una lucidità peculiare e che oggi grazie ai Procuratori Nazionali che si sono succeduti - mi piace qui ricordare l'impegno, la professionalità e la dedizione di un maestro come Franco Roberti, che si è confrontato per primo con le mafie mutanti nelle forme e nell'azione, con una presenza mai così ramificata nel Nord del paese e nell'economia, con una trasversalità sociale e anche culturale delle mafie mai prima raggiunta e con la novità della criminalità terroristica transnazionale -  e bene grazie ai Procuratori Nazionali  ed al lavoro di tanti sostituti procuratori della DNA oggi possiamo porre la nostra esperienza giudiziaria all'avanguardia mondiale in tema di coordinamento, come sta dimostrando la lotta al terrorismo internazionale, dove si palesa in tutta la sua forza ed efficacia il nostro patrimonio che si fonda su una cultura, quella del coordinamentoeffettivo delle investigazioni e delle azioniconseguenti.

Credo che una eredità così complessa e foriera della necessità di ulteriore sviluppo del patrimonio culturale del coordinamento a livello nazionale ed internazionale, per confrontarsi con le mafie e con i terrorismi, non possa che essere raccolto da Federico Cafiero. 

La tendenza alla frammentazione ed al frazionamento, la forza centrifuga che anima in questo tempo ogni forma sociale, la fuga che stiamo registrando dalla società liquida globalizzata per la paura  - che è la cifra di questo tempo -  verso le presunte certezze solide di muri e di nazionalismi, di separazioni, che vanne nella direzione opposta a quello che la velocità delle comunicazioni e alla riduzione del tempo e dello spazio consentirebbe, richiedono di non indietreggiare dall'idea del coordinarsi e collaborare per fare unità, e fronteggiare sfide globali in modo globale, anche in sede investigativa.

E Federico Cafiero De Raho è la persona giusta perché nella sua esperienza concreta con risultati eccezionali, con un impegno personale generoso e animato da vero senso di giustizia, ha dimostrato cosa voglia dire, coordinare, lavorare in squadra come sostituto, come procuratore aggiunto e come procuratore della repubblica, assumendosi in prima persona la responsabilità delle scelte e sapendo operare senza rinunciare al ruolo di direzione, ma con una grande capacità di lavoro in gruppo.

Federico Cafiero ha lavorato a Milano, a Napoli, a Reggio Calabria, Conosce le procure della repubblica e la loro organizzazione e le modalità di indagine ad ogni latitudine: conosce oggi come nessun altro le mafie in Italia. 

La proposta dà atto di questa conoscenza in particolare per la Camorra e la Mafia siciliana.

Ma nella proposta si da' atto del contrasto alla N'drangheta, operato fino a ieri dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, terra di frontiera verso il mare - e dunque con conoscenza dei fenomeni di rilevanza penale legati all'immigrazione clandestina ed al terrorismo -  con l'esecuzione di una ordinanza verso i giovani rampolli della n'drangheta dove l'assoggettamento e la cultura mafiosa si realizzano anche attraverso i social media, con grave senso di impunità.  

L'ultima relazione del PNA del 2017 indica la N'drangheta come l'organizzazione criminale più pericolosa e diffusa. Definisce la N'drangheta come presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell'amministrazione pubblica e dell'economia; presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America - negli Stati Uniti e in Canada - ed in Australia, oltre che in stabili rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America per la gestione del traffico di stupefacenti.

Il Nord Italia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana, Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, sono regioni in cui vari sodalizi di ndrangheta sono stabilmente presenti.  

Federico Cafiero de Raho è, quindi , chi conosce oggi nel dettaglio anche la mafia più pericolosa  e la globalità dei fenomeni criminali: ha esperienza nella valutazione delle ramificazioni extraterritoriali delle mafie e delle loro capacità di riciclaggio e mimetizzazione nel tessuto economico e sociale di numerose regioni italiane e paesi europei e extraeuropei; ha capacità di coordinamento e conoscenza maturata sul campo delle dinamiche criminali anche più complesse; ha una grande capacità di motivare i colleghi  ponendosi al loro fianco, conoscendo profondamente le difficoltà e la complessità del lavoro quotidiano.

Non ho dubbi sulla circostanza che Federico Cafiero sia il PNA che possa attuare quei principi di coordinamento e di sussidiarietà, cioè di sostegno servente, alle procure italiane.

Non ho dubbi in merito alla circostanza che Federico Cafiero saprà interpretare al meglio il ruolo che la storia assegna oggi al nostro paese ed alla Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, anche verso l'Europa.

Spesso sentiamo dire che in Italia occorre fare le riforme perché ce lo chiede l'Europa.

Io invece credo che noi abbiamo un patrimonio di valori anche giuridici con i quali dobbiamo contaminare l'Unione Europea, principi fissati nella nostra Costituzione, come quello dei doveri di solidarietà, e principi del nostro ordinamento che fanno parte della esperienza giuridica nazionale, come quella del coordinamento investigativo, tanto più nel tempo in cui avanza il progetto della Procura Europea. 

Federico Cafiero è il magistrato che meglio di ogni altro potrà incarnare il ruolo di Procuratore nazionale antimafia, rappresentando il nostro paese in Europa, la Procura nazionale antimafia in relazione alle Procure italiane, ai singoli procuratori ed ai singoli sostituti, in un sistema di magistratura dal potere diffuso come il nostro. 

Continuando a profondersi, ne sono certo, ancor di più se possibile, in un impegno sociale che si affianca all'impegno per la giustizia, in un impegno culturale teso a promuovere più fiducia, più coesione sociale, più legalità e più democrazia.