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A proposito di Napoli, non mi arrendo.


A proposito di Napoli, non mi arrendo.
 
Non mi arrendo. All'idea che non abbiamo più nulla da fare, come cittadini napoletani. E' quello che provo a comunicare ai ragazzi quando li incontro nelle scuole, a rifuggire la rassegnazione: vale la pena essere fuori dal branco, non essere omologati al peggio, pensare con la propria testa, sapersi immedesimare nell'altro e nella sua debolezza per prenderne le parti, se del caso. Senza snobismo, capaci di stare con chi è più ricco e chi è più povero, con chi è più colto e chi lo è meno, con chi è del centro, della Napoli cosiddetta "bene",  e chi è della Napoli  delle periferie, che sono fuori e dentro la città,  come pure nel vuoto di senso di tanti ragazzi, figli della borghesia cittadina. 
 
Non mi arrendo. 
Napoli non è tutto un fallimento. Abbiamo vinto la camorra in alcuni quartieri, operando passo dopo passo, negozio dopo negozio, strada dopo strada,  grazie anche alla dignità riacquisita da tanti cittadini, alla fiducia che le istituzioni hanno saputo riconquistare, convincendo il cuore dei commercianti sottoposti al racket, delle donne e degli uomini, dei ragazzi e delle ragazze,  che era venuto il momento di cambiare, di liberarsi da un giogo, di riconquistare la libertà. E dove si è lavorato  insieme, come è accaduto ad Ercolano, a Casal di Principe, a Ponticelli, magistratura, forze dell'ordine, sindaco, istituzioni, associazionismo, la vittoria non è stata solo giudiziaria ma è stata sociale. La sfida della violenza dei minori è diversa ma non meno complessa.
 
Non mi arrendo.
A dire che è solo colpa degli altri e della politica, nazionale e locale, che ha enormi responsabilità. Dobbiamo denunciarlo,  ma non possiamo fermarci lì.
 
Non mi arrendo. 
A chiudere gli occhi ed a far finta che non possiamo fare di più: sappiamo che quello che occorre è fare un lavoro di squadra, saper muoversi insieme. Fra magistrati, nel proprio ufficio, anche collegando meglio il civile e penale, i magistrati degli adulti e dei minori, senza le paratie che la specializzazione a volte costruisce.
Quello che manca a Napoli, come nel resto delle metropoli e del paese, dove pure ci sono violenza minorile e baby gang, è un rinnovato senso di comunità e di coesione sociale: adulti che si sentano genitori non solo dei propri figli, ma anche di quei ragazzi che i genitori non li hanno, o perché sono rimasti adulti- adolescenti o perché non sono capaci di esserlo. Non abbiamo più tempo, neanche per guardare cosa fanno questi ragazzi,  a volte, neanche riusciamo a guardare i nostri figli. Stiamo sbagliando.
 
Non mi arrendo.
A fare di tutta l'erba un fascio e a non distinguere, a non raccontare una Napoli che funziona, lavora contro ogni difficoltà, con le energie che solo Napoli ha.
Ce ne sono di insegnanti  che non accettano l'idea di rassegnarsi alla mediocrità ed al "nuovismo" fine a se stesso, che restano a lavorare decenni nelle cd. periferie,  che si propongono come figure autorevoli ed in grado di far diventare i ragazzi dei cittadini, anche coinvolgendo le loro famiglie, o quel che ne rimane, nelle attività scolastiche. La scuola istituzione buona anche per le famiglie. 
Ce ne sono di genitori che sanno dire di no ai propri figli. Si alleino fra di loro e con gli insegnanti: non si stanchino, e scoprano che chi è educatore lo deve essere per sempre, per i propri figli ma anche per i figli degli altri, capace di testimonianza prima che di parole.
 
Non mi arrendo.
Non credo che si sia fatto il necessario per combattere l'evasione scolastica - ma era proprio necessario depenalizzare l'evasione delle scuole medie, quella delle baby gang? il diritto alla scuola dell'obbligo non è un diritto costituzionale fondamentale? - e percepire quando il disagio familiare sta assumendo contorni non reversibili.
Non lo hanno fatto gli assistenti sociali, gli insegnanti, i preti, i magistrati, che incappati in una delle storie di una famiglia deprivata, in crisi o assente, non hanno inviato una comunicazione al tribunale ed alla procura per i minori, minimizzando ciò che non doveva essere minimizzato. Hanno girato la faccia dall'altra parte. Che non accada più.
 
Non mi arrendo.
A pensare che la soluzione sia solo giudiziaria. Non l'ho mai creduto e chi ci ha creduto è smentito dai fatti. Non serve solo abbassare l'età imputabile, la sola repressione, le sole forze di polizia, il carcere senza speranza. C'è bisogno di prevenzione.
 
Non mi arrendo.
Abbiamo bisogno di tante risorse, non c'è dubbio,  e la questione meridionale e quella particolare che è la questione napoletana è stata accantonata troppo presto. Ma non senza colpe. E' giusto chiedere e pretendere più risorse, ma dobbiamo garantirne l'uso, non l'abuso e  lo sperpero. Dobbiamo garantire il merito e non l'amicizia.
 
Non mi arrendo.
Anche l'impegno  per i ragazzi di Napoli richiede un passo dopo passo, strada dopo strada, abitazione dopo abitazione, mostrando una faccia dello Stato che non sia solo quella di chi persegue e arresta. Istituzioni radicate fra la gente ed al servizio della gente. E questo si realizza mostrando interesse, investendo le risorse, pur se poche, in ciò che più vale, anche a rischio di perdere consensi e con una visione lunga (questa è la politica!),  con l'I care di Don Milani,  che declina il dovere di solidarietà sociale, uno dei nomi della responsabilità,  che incombe su tutti e su ciascuno. A 70 anni dalla Costituzione.
Non mi arrendo.
Tanto più perché chi è nelle istituzioni non deve mai arrendersi, ma raddoppiare il proprio impegno e cercare strade per far crescere la speranza: questo è il compito della rappresentanza e della politica.
 
Non mi arrendo
A non sognare. Per questo sogno ancora: che da domani vi sia più disponibilità a lavorare insieme.  Che in ogni quartiere vi possa essere un tavolo di lavoro al quale siano seduti il dirigente scolastico, l'allenatore, il volontario, l'assistente sociale, il parroco, il presidente della municipalità, il magistrato. Che ciascuno conosca le famiglie ed i bambini di quel quartiere, facendo la propria parte, con un solo obiettivo. Mostrare per una volta la faccia buona dello Stato, che sa stare a fianco di chi è in difficoltà e soprattutto dei più deboli, i nostri bambini, prima che sia troppo tardi e senza dover attendere che qualcuno venga ad aiutarci.
Se non riusciremo a fare comunità nessuna risorsa calata dall'alto ci basterà e, soprattutto, non salveremo la coscienza e la vita dei nostri ragazzi.

Francesco Cananzi