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ACCESSO IN MAGISTRATURA: necessità di nuove regole?

Le recenti e gravi notizie di stampa hanno riportato, se pure indirettamente, l'attenzione sul tema centrale dell'accesso in magistratura.

L'attuale procedura che regola l'accesso è stata modificata nel tempo con interventi normativi finalizzati, quantomeno negli intenti, a garantire la migliore qualificazione degli aspiranti. In particolare, nell'ultimo decennio sono stati introdotti nuovi e ulteriori requisiti, rispetto al possesso del diploma di laurea in giurisprudenza (e, ovviamente, ad altri) conseguito durante un corso di studi nel frattempo elevato da quattro a cinque anni.

Tali fattori, combinati tra loro, hanno comportato l'aumento dell'età degli aspiranti e, di conseguenza, dei Magistrati di prima nomina (M.O.T.).

Con particolare riguardo alle scuole di specializzazione, va detto che queste sono state ritenute non sufficienti, essendo diventata prassi costante di integrarne la frequentazione, abbinandola a quella di scuole private.

Varie risposte possono darsi sul perché ciò sia accaduto e continui ad accadere: la più ricorrente pare connessa all'aspirazione di sempre meglio connotare la propria preparazione, soprattutto perché le scuole di specialità previste, che riguardano tutte le professioni legali, non sono ritenute mirate alla specifica preparazione del concorso in magistratura, quantomeno sulla base delle indicazioni degli aspiranti magistrati.

Quale che sia la ragione, l'interrogativo sulle ragioni per cui ci si rivolge altrove impone certamente un ripensamento del sistema previsto.

Condividiamo certo la ricerca di una sempre più adeguata preparazione ad una professione così delicata e importante, pur ricordando doti come l'equilibrio e l'esigenza deontologica che deve connotare il comportamento di ogni magistrato.

Pensiamo però che si sia ecceduto nella creazione di un sistema che non consente la differenziazione tra i laureati più meritevoli, cercando per tutti, allo stesso modo, requisiti indifferenziati, rischiando di demotivare i giovani più preparati, anche per il costo di questo sistema. Poche sono infatti le famiglie che possono mantenere i propri figli così a lungo, anche se in vista di un obiettivo tanto alto.

Ci pare, dunque, che occorra un ripensamento teso a snellire la normativa ed efficacemente consentire un più immediato accesso al concorso in magistratura dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza.

La Segreteria distrettuale di Milano

Alessandra Cerreti, Cristina Marzagalli, Paola Ortolan

Milano, 12.1.2018