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A margine dello scorso CDC

Unità per la Costituzione, fin dall'inizio del mandato del C.D.C. in carica, ha profuso il massimo impegno nella ricostituzione dell'unità associativa, chiedendo a tutte le componenti di condividere le difficili responsabilità che derivano dal dovere di rappresentare la Magistratura in una stagione politica inedita rispetto al passato. In questa direzione, su nostra spinta, nel marzo 2016 fu siglato "un patto di legislatura" che prevedeva la turnazione paritaria di tutte le cariche rappresentative e del coordinamento dell'ufficio sindacale. Nello scorso anno abbiamo, poi, dovuto prendere atto della rottura di quell'unità così faticosamente ricostruita; ciononostante abbiamo ritenuto di dovere, ripetutamente, invitare i colleghi eletti nelle liste di Autonomia e Indipendenza a rimeditare la loro scelta, certi che nessuno di loro volesse, impropriamente, utilizzare il mandato ricevuto dai colleghi in vista delle ancora lontane elezioni per il rinnovo del C.S.M. Ma lo scorso C.D.C. ha deluso anche questa aspettativa, essendo stato rivelato che tre dei quattro eletti nelle liste di Autonomia e Indipendenza (fra i quali il già presidente dell'AN.M. ed il coordinatore dell'ufficio sindacale) avevano presentato le loro dimissioni per candidarsi al C.S.M. A ciò si è aggiunta anche la candidatura di due eletti nelle liste di Magistratura Indipendente, che pure hanno recentemente rivestito incarichi di vertice nell'associazione. 

A nostro avviso non è da porsi una questione di incompatibilità, trattandosi invece di una questione di stile e di opportunità che Unità per la Costituzione ritiene di dovere porre all'attenzione di tutti i magistrati. Se l'associazionismo giudiziario rappresenta tuttora la migliore palestra all'interno della quale praticare i valori dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, alla cui tutela istituzionale è preposto il C.S.M., purtuttavia è necessario assicurare una netta separazione fra l'attività associativa e l'impegno nel circuito dell'autogoverno, evitando travasi diretti, senza soluzione di continuità, dall'organo di rappresentanza associativa dei magistrati all'istituzione consiliare. Ciò al fine di assicurare la credibilità dell'impegno associativo che deve essere svolto con spirito gratuito e volontario nell'esclusivo interesse dei colleghi, evitandosi qualsiasi strumentalizzazione in vista di, pur legittime, aspirazioni personali o di gruppo. Eravamo e siamo tuttora contrari, quindi, all'introduzione di specifiche ipotesi di incandidabilità per i rappresentanti dell'A.N.M., che peraltro non potrebbero che avere un valore di impegno morale e tuttavia abbiamo da tempo seguito un percorso che ci ha portato ad escludere la possibilità di selezionare i candidati al C.S.M. tra nostri rappresentanti in A.N.M.

Con riguardo agli altri temi trattati nello scorso fine settimana, Unità per la Costituzione si vede costretta a ribadire la centralità del C.D.C. nelle dinamiche associative ed in particolare nell'assunzione di posizioni che impegnano l'intera Magistratura; alla G.E.C., o anche alle commissioni tecniche, è riservato un ruolo propositivo propedeutico alle deliberazioni da assumere in sede di C.D.C. In questa direzione è chiaro che le proposte elaborate in sedi diverse dal C.D.C. non impegnano in alcun modo i componenti del C.D.C. stesso, ma rappresentano una base di lavoro dalla quale partire per trovare una sintesi comune. Questo i  nostri rappresentanti hanno manifestato in una normale e costruttiva dialettica all'interno degli organi di rappresentanza dell'A.N.M.  Così, all'esito del dibattito sul secondo tema trattato, è prevalsa l'opinione che l'utilizzo dei social network non necessitasse di una specifica previsione nel codice etico, potendo considerarsi già compresa nella previsione generale contenuta nell'art. 6.

Quanto al decreto legislativo di riforma dell'Ordinamento penitenziario, si è insistito sulla necessità di approvare un documento, ma non è stato possibile pervenire, sulla base della proposta formulata dalla commissione, ad un testo condiviso, stante anche le posizioni assunte dai gruppi di Autonomia e Indipendenza e di Magistratura Indipendente, pregiudizialmente dichiaratesi contrarie alla riforma.  Ci siamo posti, inoltre, il problema della evidente strumentalizzazione politica di un intervento dell'A.N.M. a distanza di sette giorni dal voto politico nazionale ed in una situazione in cui lo stesso Governo, per quel che emerge dalle notizie di stampa, è apparso spaccato sull'opportunità di portare a termine, ormai quasi fuori tempo massimo, l'intervento riformatore. Ed ancora ci si scontrava con il rifiuto di volere approfondire alcune criticità tecniche che erano state autorevolmente evidenziate. Con queste finalità Unità per la Costituzione si è fatta carico di esprimere l'opinione dell'A.N.M., favorevole allo spirito della riforma, ma, ciononostante, critica con riguardo agli aspetti delle risorse ed ai profili tecnico giuridici evidenziati da più parti e dallo stesso  Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Tutto ciò detto, Unità per la Costituzione continuerà a fornire lealmente il proprio contributo alla vita associativa, ispirandosi a modelli diversi da quelli sui quali pare volersi appiattire il confronto fra i gruppi associativi ed impegnandosi ad evitare, sia all'interno dell'A.N.M che nel quadro politico generale, qualsiasi forma di strumentalizzazione dell'attività associativa. Il dibattito lungo ed articolato che si è svolto nello scorso C.D.C. consegue alla nostra apertura a tutte le sensibilità culturali presenti nella Magistratura, al nostro pluralismo ideale ed alla mancanza assoluta di qualsiasi subordinazione dei nostri eletti rispetto agli organi di rappresentanza politica del gruppo.

 

Siena 26 febbraio 2018

Roberto Carrelli Palombi