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L’onere della prova nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo

Approfondimento

1 Disciplina generale. 2 La prova scritta del credito. 3 L'onere della prova. 4. La produzione del fascicolo monitorio: a) la decisione delle Sezioni Unite n. 14475 del 2015; b) la sentenza del Tribunale di Torino n. 4784 del 2017.

 

1 Disciplina generale.

A norma dell'art. 645 c.p.c. «il giudizio di opposizione si propone davanti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto con atto di citazione notificato al ricorrente nei luoghi di cui all'art. 638 c.p.c.

In seguito all'opposizione il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito».

La Corte di Cassazione ha da tempo statuito che la competenza funzionale del giudice che ha emesso il provvedimento è inderogabile ed immodificabile, anche per ragioni di litispendenza, continenza o connessione[1].

In merito al tipo di provvedimento da adottare per la dichiarazione d'incompetenza del giudice che ha emanato il decreto monitorio, secondo alcune decisioni non può essere un'ordinanza ex art. 279, primo comma, c.p.c. in quanto tale decisione presenta un duplice contenuto, ossia di accoglimento in rito dell'opposizione e di caducazione per nullità del decreto, e quindi il giudice deve pronunciare sulle spese di lite[2].

Al contrario, altre pronunce affermano che, in caso di adesione all'eccezione d'incompetenza territoriale proposta dalla controparte, il giudice deve limitarsi a dichiarare la propria incompetenza ai sensi dell'art. 38 c.p.c. e non può pronunciare sulle spese processuali relative alla fase svoltasi davanti a lui, dovendo provvedervi il giudice al quale è rimessa la causa[3].

Qualora l'opponente introduca il giudizio con ricorso anziché con atto di citazione, o viceversa, il giudice deve verificare la tempestività dell'opposizione e disporre il mutamento del rito[4].

In caso di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., il giudice dovrà accertare sia l'assenza della tempestiva conoscenza del decreto (per esempio per irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio), sia che a causa di tale irregolarità l'ingiunto non sia stato in grado di proporre una tempestiva opposizione, e l'onere della prova di entrambe le circostanze incombe sull'opponente[5].

Nell'ipotesi di notificazione del decreto ingiuntivo oltre i termini di cui all'art. 644 c.p.c., l'opposizione proposta al fine di eccepirne l'inefficacia non esime il giudice dal decidere non solo sulla proposta eccezione, ma anche sulla fondatezza della pretesa creditoria già azionata in via monitoria[6].

 

2. La prova scritta del credito.

La facoltà concessa al creditore di provare l'esistenza del credito attraverso la produzione di documenti di provenienza unilaterale è limitata alla fase sommaria perché, al contrario, nel giudizio di opposizione la prova del credito deve essere fornita utilizzando gli ordinari mezzi di prova.

La Corte di Cassazione ha costantemente ribadito il seguente principio di diritto: "la fattura è titolo idoneo per l'emissione di un decreto ingiuntivo in favore di chi l'ha emessa, ma nell'eventuale giudizio di opposizione la stessa non costituisce prova dell'esistenza del credito, che dovrà essere dimostrato con gli ordinari mezzi di prova dall'opposto"[7].

Parimenti, la prova dell'effettività della prestazione professionale non potrà essere fornita attraverso il deposito della parcella vistata dal competente ordine professionale essendo la stessa "una semplice dichiarazione unilaterale del professionista", non vincolante per il giudice in caso di contestazione sollevata dall'opponente in ordine all'espletamento ed alla consistenza dell'attività ed alla corretta applicazione della tariffa[8].

Per la medesima ragione, l'estratto conto certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca, di cui all'art. 50 del d. lgs. 1° settembre 1993 n. 385, in caso di contestazione non costituisce di per sé prova del credito vantato dalla banca nei confronti del correntista[9].

Recentemente la Suprema Corte ha precisato che "gli estratti conto non possono essere inclusi tra le scritture contabili che hanno efficacia di piena prova, in quanto consistono in mere attestazioni delle operazioni annotate in conto e dei movimenti a credito ed a debito che ne derivano, essendo sottoposti ad autonoma disciplina dettata dall'art. 1832 c.c. e dall'art. 50 del d.lgs. n. 385 del 1993 che ne circoscrivono la valenza probatoria a determinate ipotesi subordinandola a specifici adempimenti[10].

 

3. L'onere della prova.

L'onere della prova nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo segue il criterio generale sancito dall'art. 2697 c.c., come interpretato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia contrattuale[11].

La Corte di Cassazione ha più volte affermato che "nel procedimento d'ingiunzione, in cui il contraddittorio è solo eventuale e posticipato, instaurandosi solo per effetto dell'opposizione, non si verifica alcuna inversione della posizione sostanziale delle parti nel giudizio contenzioso che s'instaura con l'opposizione, ciascuna di esse assume, cioè, la propria effettiva e naturale posizione, nel senso che mentre il creditore mantiene la veste sostanziale di attore, all'opponente compete la posizione tipica del convenuto"[12].

Pertanto, alla luce del principio di diritto sancito dalle Sezioni Unite, spetterà al creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno o per l'adempimento provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi poi ad allegare la circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre al debitore convenuto spetterà la prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento. Quando è sollevata eccezione d'inadempimento ai sensi dell'art. 1460 c.c. il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, ed il creditore dovrà dimostrare il proprio adempimento, ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione. Parimenti, quando sia dedotto l'inesatto adempimento dell'obbligazione al creditore istante spetterà la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento, gravando ancora una volta sul debitore la prova dell'esatto adempimento, quale fatto estintivo della propria obbligazione[13].

Recentemente si è chiarito che "il convenuto che non si limiti a contestare genericamente l'assunto attoreo, ma contrapponga ad esso una difesa articolata su fatti diversi da quelli posti a base della domanda, propone un'eccezione in senso sostanziale, di cui è tenuto a fornire la dimostrazione, ex art. 2697 c.c., restando, invece, sottratto all'assolvimento di tale onere probatorio allorquando, pur arricchendo e colorando i fatti narrati dall'attore, si limiti a negare l'esistenza del rapporto con quest'ultimo, senza fornirne una ricostruzione alternativa"[14].

Nell'ipotesi di richiesta di decreto ingiuntivo in forza di un titolo di credito scaduto, si è ritenuto invece implicita la proposizione anche dell'azione causale, derivante dal rapporto sottostante, mediante utilizzazione del titolo medesimo quale promessa di pagamento, ai sensi dell'art. 1988 c.c., sicchè l'opposizione avverso quel decreto non può trovare fondamento nella sola circostanza della prescrizione dell'azione cartolare, spettando all'opponente di fornire la prova contraria alla presunzione di esistenza del rapporto fondamentale, fissata in favore del creditore dal citato art. 1988 c.c.[15]

Infine, anche in questo giudizio di cognizione troverà applicazione il principio di non contestazione di cui all'art. 115 c.p.c., con la conseguenza che i fatti addotti da una parte non specificamente contestati dalla controparte costituita possono considerarsi pacifici, rimanendo così essa esonerata dalla relativa prova[16].

 

4. La produzione del fascicolo monitorio.

In passato, la Suprema Corte aveva costantemente statuito che "la documentazione prodotta con il ricorso per ingiunzione è destinata, per effetto dell'opposizione al decreto e della trasformazione in giudizio di cognizione ordinaria, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, "restando a carico della parte opposta l'onere di costituirsi in giudizio depositando il fascicolo contenente i documenti offerti in comunicazione"[17].

In difetto di tale produzione, il giudice non avrebbe potuto acquisirli d'ufficio e, quindi, avrebbe dovuto decidere la causa senza tenerne conto, così come non avrebbe potuto rimettere la causa in istruttoria per acquisire il fascicolo ritualmente ritirato e non ri-depositato al momento del deposito della comparsa conclusionale ex art. 169 c.p.c.[18].

 

4a. La sentenza delle Sezioni Unite n. 14475 del 2015.

Con la decisione n. 14475 del 10 luglio 2015 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto il contrasto giurisprudenziale in tema di possibilità di produrre in appello il fascicolo monitorio non prodotto nel giudizio di opposizione ed hanno interpretato l'art. 345, terzo comma, c.p.c. nel senso che "i documenti allegati alla richiesta di decreto ingiuntivo e rimasti a disposizione della controparte, agli effetti dell'art. 638, terzo comma, c.p.c., seppur non prodotti nuovamente nella fase di opposizione, rimangono nella sfera di cognizione del giudice di tale fase, in forza del principio "di non dispersione della prova"  ormai acquisita al processo, e non possono perciò essere considerati nuovi, sicché, ove siano in seguito allegati all'atto di appello contro la sentenza che ha definito il giudizio di primo grado, devono essere ritenuti ammissibili[19].

La sentenza è di particolare interesse perché si sofferma sia sulla natura del giudizio di opposizione sia sull'efficacia della prova che il creditore aveva offerto nella fase sommaria e svolge i seguenti ragionamenti:

"44. Sul piano sistematico, i principi costituzionali del giusto processo e della sua ragionevole durata implicano, come si è sottolineato nella sentenza 23 dicembre 2005, n. 28498, che le prove acquisite al processo lo siano in via definitiva. Tali prove non devono essere disperse. Ciò vale anche per i documenti: una volta prodotti ed acquisiti ritualmente al processo, devono essere conservati alla cognizione del giudice";

 "45. Il principio, che può essere definito "di non dispersione della prova" una volta che questa sia stata acquisita al processo, implica, con specifico riferimento al procedimento per decreto ingiuntivo, che i documenti allegati al ricorso, in base ai quali sia stato emesso il decreto, devono rimanere nella sfera di cognizione del giudice anche nella, eventuale, fase di opposizione, che completa il giudizio di primo grado»;

«46. in caso di opposizione il procedimento monitorio si trasforma in giudizio a cognizione piena, che prosegue dinanzi allo stesso ufficio giudiziario (ed in genere dinanzi al medesimo magistrato), il che implica che la parte opposta non è libera di ritirare i documenti, ma deve essere autorizzata dal giudice ex art. 169 c.p.c. Il giudice nel decidere dovrà disporre di tutto il materiale probatorio (di quello prodotto con la richiesta di decreto ingiuntivo, nonché di quello che opponente ed opposto abbiano in seguito eventualmente aggiunto)";

"47. L'unicità dell'ufficio spiega la mancanza di una norma che espliciti la necessità della trasmissione del fascicolo d'ufficio, con accluso il fascicolo di parte della fase monitoria contenente i documenti, al giudice dell'opposizione. Tale mancanza, del resto, si riscontra anche nei casi di giudizi d'impugnazione (revocazione, opposizione di terzo) quando si svolgano dinanzi al medesimo giudice".

A partire da tale decisione, la giurisprudenza successiva si è uniformata ed ha quindi ritenuto producibili nel giudizio di appello i documenti prodotti nella fase sommaria[20].

L'interpretazione della sentenza n. 14475 del 2015 formulata dalla giurisprudenza di merito è stata quella di ritenere possibile la produzione del c.d. fascicolo monitorio "al più tardi con la comparsa conclusionale" in quanto "quel fascicolo e i documenti in esso contenuti non sono considerati prove precostituite, sì che il relativo deposito non soggiace alle preclusioni istruttorie di primo grado" e può essere acquisito d'ufficio ex art. 169 c.p.c.[21].

 

4b. La sentenza del Tribunale di Torino n. 4784 del 2017.

Nella fattispecie, la società opposta aveva richiesto ed ottenuto l'ingiunzione di pagamento sulla base della produzione di fatture, con allegati alcuni documenti di trasporto della merce, della copia di due contratti di "sub-affidamento" di lavori e di ordini successivi intercorsi tra le parti[22].

A fronte dell'opposizione, nel giudizio di merito la convenuta, pur tempestivamente costituita, aveva depositato il c.d. fascicolo monitorio soltanto dopo la scadenza del secondo termine ex art. 183, comma sesto, c.p.c. e la controparte ne aveva rilevato l'irritualità.

Il giudice di merito ha ricordato i principi di diritto affermati costantemente dalla giurisprudenza secondo cui grava sulla difesa di parte opposta l'onere del deposito nella fase di merito dei documenti prodotti con il ricorso per ingiunzione e del divieto di acquisizione d'ufficio da parte del giudice, ma ha ritenuto di doversene discostare alla luce delle affermazioni contenute nella sentenza delle Sezioni Unite n. 14475 del 2015 sopra citata.

E' stata pertanto sancita l'ammissibilità e l'utilizzabilità della produzione documentale effettuata (tardivamente) dalla difesa di parte opposta richiamando espressamente il principio di "non dispersione della prova" e ritenendo quindi che non sussistesse alcuna violazione del diritto di difesa della controparte che aveva comunque avuto la possibilità di visionare i documenti prodotti prima di esperire l'azione giudiziaria.

Sulla base del disposto di cui all'art. 638, ultimo comma, c.p.c., infatti, il creditore non può ritirare i documenti depositati con il ricorso fino alla scadenza del termine stabilito nel decreto d'ingiunzione a norma dell'art. 641 c.p.c.

Riassumendo, visto che la legge garantisce il diritto del debitore ingiunto di controllare sulla base di quali prove era stato richiesto e concesso il decreto ingiuntivo fin dalla fase antecedente l'instaurazione della causa di opposizione, nel successivo giudizio introdotto da tale parte, la medesima non può poi dolersi del "tardivo" deposito di tale documentazione da parte della difesa del creditore.

Ci si potrebbe infine chiedere se anche nel caso di mancata costituzione del creditore nel giudizio d'opposizione il giudice debba acquisire d'ufficio i documenti prodotti nella fase monitoria[23] oppure se tale acquisizione, pur non contrastante con il principio dell'onere della prova di cui all'art. 2697 c.c., sia però confliggente con quello che impone alla parte l'onere di costituirsi in giudizio per far valere i propri diritti (art. 99 c.p.c.).

Ivana Peila



[1] Cass. civ., Sez. VI-I, 8 agosto 2017, n. 19738, in tema di domanda riconvenzionale di competenza della sezione specializzata delle imprese di altro tribunale; Id., Sez. VI-I, 5 agosto 2015, n. 16454.

[2] Cass. civ., Sez. VI-II, 21 agosto 2012, n. 14594; Id., Sez. III, 17 luglio 2009, n. 16744; Cass. civ., Sez. III, 11 luglio 2006, n. 15720; Tribunale Torino, Sez. III, 8 novembre 2013, n. 6731 e 22 dicembre 2014, n. 8312. In sede di Regolamento di Competenza, si è affermata l'inammissibilità del ricorso "perché la questione della forma della decisione con cui si revoca del d.i. e si condanna alle spese non riguarda la competenza, ovvero l'attribuzione della controversia alla "potestas decidendi" dell'uno o dell'altro giudice, in quanto la pronuncia di incompetenza contiene necessariamente, ancorché implicita, la declaratoria di invalidità del decreto stesso: Cass. civ., Sez. VI-II, 3 novembre 2016, n. 22297; Id., Sez. VI-II, 12 aprile 2013, n. 8950.

[3] Cass. civ., Sez. VI-III, 8 novembre 2013, n. 25180, nonché Cass. civ., Sez. I, 26 gennaio 2016, n. 1372, che ha ritenuto ammissibile il Regolamento di Competenza.

[4] Cass. civ., Sez. VI-III, 19 settembre 2017, n. 21671: l'opposizione a decreto ingiuntivo concesso in materia di locazione, come tale soggetta al rito speciale di cui all'art. 447 bis c.p.c., deve ritenersi tempestiva anche se erroneamente proposta con citazione, anziché con ricorso, qualora entro il termine previsto dall'art. 641 c.p.c., avvenga l'iscrizione a ruolo mediante deposito in cancelleria dell'atto di citazione o di una copia di esso (cd. velina) purché, in quest'ultimo caso, segua poi il deposito dell'originale dell'atto.

[5] Cass. civ., Sez. VI-1, 20 novembre 2017, n. 27529; Id., Sez. VI-II, 25 ottobre 2017, n. 25391.

[6] Cass. civ., Sez. III, 29 febbraio 2016, n. 3908.

[7] Cass. civ., Sez. VI-III, 11 marzo 2011, n. 5915.

[8] Cass. civ., Sez. VI-II, 15 gennaio 2018, n. 712; Id., Sez. II, 11 gennaio 2016, n. 230; Id., Sez. II, 29 gennaio 1999, n. 807.

[9] Cass. civ., Sez. III, 3 maggio 2011, n. 9695.

[10] Cass. civ., Sez. I, 30 novembre 2017, n. 28819.

[11] Cass. civ., Sez. Unite, 3 ottobre 2001, n. 13533.

[12] Cass. civ., Sez. III, 3 marzo 1994, n. 2124; Cass. civ., Sez. VI-III, 11 marzo 2011, n. 5915; Id., Sez. II, 11 gennaio 2016, n. 230; Id., Sez. VI-II, 15 gennaio 2018, n. 712.

[13] Cass. civ., Sez. III, 20 gennaio 2015, n. 826.

[14] Cass. civ., Sez. II, 11 gennaio 2017, n. 440, nella quale il debitore ingiunto aveva negato l'avvenuta stipulazione del contratto di fornitura ittica quale titolare di una ditta individuale asserendo che il contratto era stato stipulato nella veste di l.r. di una società di capitali.

[15]  Cass. civ., Sez. I, 3 gennaio 2017, n. 26.

[16] Cass. civ., Sez. II, 7 maggio 2018, n. 10864, relativa all'applicazione del principio di non contestazione nella formulazione dell'art. 115 c.p.c antecedente alla legge n. 69/2009; Id., Sez. III, 8 febbraio 2018, n. 3022, nella quale si è chiarito che "l'onere di contestazione concerne le sole allegazioni in punto di fatto della controparte e non anche i documenti da essa prodotti, rispetto ai quali vi è soltanto l'onere di eventuale disconoscimento".

[17] Cass. civ., Sez. I, 18 luglio 2013, n. 17603.

[18] Cass. Civ., Sez. I, 25 maggio 2015, n. 10741: "il giudice che accerti che una parte ha ritualmente ritirato, ex art. 169 c.p.c., il proprio fascicolo, senza che poi risulti, al momento della decisione, nuovamente depositato o reperibile, non è tenuto, in difetto di annotazioni della cancelleria e di ulteriori allegazioni indiziarie attinenti a fatti che impongano accertamenti presso quest'ultima, a rimettere la causa sul ruolo per consentire alla medesima parte di ovviare alla carenza riscontrata, ma ha il dovere di decidere la controversia allo stato degli atti". 

[19] Cass. civ., Sez. Unite, 10 luglio 2015, n. 14475.

[20] Cass. civ., Sez. II, 4 aprile 2017, n. 8693; Cass. civ. Sez. VI-II, 6 dicembre 2017, n. 29309.

[21] Tribunale Taranto, Sez. II, 13 ottobre 2015, n. 3077, nonché Tribunale Caltagirone, Sez. civile, 1 febbraio 2017, ordinanza.

[22] Tribunale Torino, Sez. VIII, 12 ottobre 2017, n. 4784.

[23] A seguito dell'aggiornamento della Consolle del Magistrato nell'anno 2017 i documenti sono peraltro già a disposizione del giudice dell'opposizione attraverso il sistema del c.d. "Fascicolo Collegato".