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Il sistema havala

 Approfondimento

IL FAVOREGGIAMENTO DELL'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA , RICICLAGGIO E AUTORICICLAGGIO QUALI REATI "SPIA" DEL DELITTO DI FINANZIAMENTO DI ASSOCIAZIONE TERRORISTICA DI MATRICE ISLAMICA: IL SISTEMA HAWALA

 

Come noto il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina previsto dall'art. 12 I e III comma del D. Lgs.vo 286/1998 reprime con particolare severità condotte dirette a organizzare, dirigere e promuovere ovvero finanziare  (e comunque effettuare) il trasporto di cittadini stranieri senza titolo di residenza permanente ed in violazione della disciplina in materia di immigrazione nel territorio dello Stato o, con clausola di riserva, diverse condotte genericamente dirette a procurarne illegalmente l'ingresso nello Stato italiano o in altro Stato (reato di emigrazione illegale).

 

Trattasi di un reato comune di pericolo a forma libera e di mera condotta previsto a tutela, diretta, dell'ordine pubblico, ovvero della sicurezza  interna dello Stato, e della cooperazione tra gli stati  e, indiretta, delle libertà individuali. La struttura è quella del reato a consumazione anticipata a garanzia della esigenza di tutela.  Si tratta di una norma che è stata oggetto di un ritocco "tipizzante" quanto a modalità delle condotte (organizza, dirige, finanzia, cede onerosamente immobili ecc.) operato in ultimo nell'estate del 2009 nell'ambito del pacchetto sicurezza a firma del Ministro Maroni e del quale costituiva parte integrante, appunto, la legge di riforma n. 94 del 15 luglio. L'ultima disciplina di riforma prendeva atto di un fenomeno di crescente impatto sociale sul territorio e politico collettivo, connesso all'incremento esponenziale del flusso migratorio diretto in Italia e proveniente dal nord Africa o dalla penisola balcanica a seguito del quale l'incidenza degli stranieri sulla popolazione italiana passava dallo 0,9% nel 1989 al 7,1 % a fine 2009. In particolare, l'esigenza normativa traeva spunto dalla considerazione empirica secondo la quale l'attività di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina viene generalmente svolta da gruppi organizzati a livello internazionale capaci di disporre di ingenti risorse finanziarie necessarie per organizzare viaggi clandestini per decine di persone per volta e spesso provento di attività illecita esse stesse. Nonostante l'impronta fortemente repressiva della riforma, quella disciplina non ebbe effetti risolutivi, alla stregua della constatazione che il fenomeno, per complesse ragioni geo-politiche, non ha subito alcun significativo arginamento.

 

Ed infatti, ancora oggi, lungo il tragitto che rimane della originaria rotta balcanica (corridoio stretto tra Turchia - Grecia - Ungheria verso l'Austria e la Germania) si stimano censite centinaia di migliaia di transiti all'anno organizzati in maniera tale da rappresentare un'attività ricostituente delle risorse economiche delle associazioni internazionali, anche di matrice terroristica e/o eversiva stabilite nell'area siriana e turca che nel traffico dei migranti hanno trovato uno dei loro principali "oggetti di impresa" e di autofinanziamento. In effetti, a seguito allo scoppio ufficiale della guerra in Siria nel marzo 2011, numerosi profughi siriani partiti da una Raqqa assediata dai miliziani sotto il vessillo nero delle associazioni terroristiche  come Al-Nusra o, di contro, fuggite dalla violenta repressione del regime di Assad, riparate oltre il confine libanese negli "insediamenti informali" nella valle della Bekka o in Turchia  nel campo di Antakya, hanno intrapreso un viaggio disperato per oltrepassare i confini europei. A ciò si aggiunga che a partire dal 2012 il fronte rivoluzionario originariamente compatto contro il governo di Addad del Free Siarian Army  ha subito una decisiva ingerenza da parte dei gruppi  Jihadisti originariamente affini ad Al Qaeda e, tra questi, Jabbat Al Nusra.

 

Orbene quei viaggi venivano e vengono diretti ed organizzati da lontano, da "simpatizzanti" europei, finanziatori o veri e propri partecipi delle associazioni terroristiche di matrice islamica ma ben radicati nei loro "uffici" metropolitani, stanziati tra Ungheria e Svezia e capaci di farne il loro principale business.

 

Si tratta, non a caso, di paesi "ideali" per la duplice condizione di favore: 1. aver assicurato una politica dell'immigrazione accogliente; 2. disporre di una disciplina in materia di terrorismo poco sviluppata rispetto ad altri paesi europei, comunque non adeguata e conseguentemente meno incisiva[1].

 

Un'approfondita indagine sviluppata della Procura di Como (denominata "Balcanica") ha registrato aspetti significativi del fenomeno sul territorio nazionale portando nel settembre 2016 all'arresto di 16 persone principalmente di nazionalità siriana da tempo riparati nella zona di Erba (CO) per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina consumati in epoca coeva proprio con l'acuirsi della guerra in Siria.

 

Si è preso allora coscienza del fatto che la condotta di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina potesse assumere un'ulteriore connotazione caratteristica quale reato "spia" di condotte criminose ulteriori anche con finalità di terrorismo di matrice jihadista in quanto tendenzialmente ad esse connessa, proprio grazie ad attività di riciclaggio o autoriciclaggio e reimpiego del denaro profitto e provento  di attività delittuose.

 

Per comprendere il fenomeno criminale deve analizzarsi non solo il contesto geo politico ma anche quello culturale - e dunque religioso nel quale si radica e sviluppa. Sotto questo aspetto, deve rappresentarsi come nel mondo arabo l'attività consistente nel favorire, mediante l'organizzazione ed il finanziamento, lo spostamento ed il viaggio dei membri della stessa comunità non è percepita come un'attività di per sé illegittima o comunque deplorevole né tantomeno contraria ai dettami religiosi imposti dall'Islam.

 

Come noto, anzi, costituiscono due dei cinque pilastri religiosi della religione islamica l'Haji, ovvero il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, e la Zakat ovvero l'elemosina, così che anche altri musulmani, sebbene indigenti, riescano a recarsi nella Città Santa ovunque essi si trovino.

 

Ciò è tanto vero che nel mondo arabo viene utilizzato un sistema di pagamento e scambio di moneta predisposto ed ideato proprio per finanziare il viaggio ed il transito di musulmani in ogni parte del mondo, poi rivelatosi efficacissimo per finanziare ogni attività criminosa anche con finalità di terrorismo nonché per riciclare denaro provento di attività illecita: l'hawala.

 

L'hawala (letteralmente trasferimento) è un istituto di diritto islamico tradizionale che ha tratti comuni alla lettera di cambio, al contratto di agenzia  o all'avallo "occidentali". E' nata per finanziare gli scambi commerciali a distanza che nel mondo occidentale si sono piuttosto sviluppati grazie al ricorso agli strumenti finanziari propri del sistema bancario.

 

Nel Medio Oriente si è sviluppata, sin dal medioevo, come vero e proprio strumento di pagamento nel mercato finanziario praticato da intermediari o mediatori garanti della transazione, detti hawaladar. Il sistema è semplice ed ingegnoso e consente di trasferire denaro senza rischi e senza che la moneta debba essere custodita o trasferita fisicamente dal luogo di provenienza al luogo di consegna, in quanto il danaro gira virtualmente attraverso una rete (network) di mediatori. Il cliente avvicina un broker ḥawala nella sua città e gli consegna una somma da trasferire ad un destinatario che si trova in un altro luogo, in genere oltre confine, o ad un altro hawalada rche a sua volta farà altrettanto fino a far giungere il denaro a destinazione. In sostanza il broker ḥawala contatta un suo collega, dà le disposizioni sui fondi, indica al cliente un codice o una parola d'ordine necessaria per sbloccare la transazione, calcolando la commissione in percentuale variabile sull'operazione.

 

Infine, si impegna a saldare il debito maturato con il collega -referente -che ha provveduto alla consegna del denaro- con un'operazione diretta di cassa oppure mediante il ricorso al sistema di compensazione.

 

Si tratta, ad ogni effetto, di un "sistema bancario informale" diretto a raccogliere e trasferire contante in tutto il mondo mediante transazioni che non lasciano traccia né elettronica né cartacea. I mediatori sono legati tra loro da un sistema di compensazione per con cessioni di crediti e accollo di debiti che rende superfluo il materiale trasferimento del contante.

 

Le transazioni inoltre si fondano unicamente sull'onore e sulla fiducia e per questo garantiscono scambi coperti da totale anonimato. Solo gli snodi principali del network si conoscono tra loro e garantiscono con la loro "autorevolezza" o "onorabilità" l'affidabilità degli intermediari i quali garantiscono o l'input o l'output del flusso finanziario nel sistema; non conoscono invece i clienti. Così, il sistema hawala si puntella su una struttura "a grappolo" formato da cerchi concentrici che si stringono sull'hawaladar di riferimento territoriale.

 

Orbene, questo sistema è risultato perfetto e viene pertanto costantemente utilizzato per pagare il prezzo delle singole tappe del viaggio dei migranti a beneficio dei loro trafficanti, ai quali assicura un tornaconto, spesso essi stessi elevatisi, una volta sufficientemente possidenti, al ruolo di garanti del network e broker hawaladar a loro volta, nelle rotte dal medio oriente verso l'Europa. Infatti, Il migrante o la persona che gli paga il viaggio effettua il pagamento a un hawaladar ma il denaro viene trattenuto fino al termine del tragitto o fino all'arrivo ad una tappa intermedia prestabilita. All'arrivo il migrante "sblocca" la transazione e l'hawaladar consegna al trafficante il pagamento.

 

Il sistema consente al migrante di viaggiare senza soldi e di evitare il rischio di essere derubato o di perdere quanto custodito nel corso del viaggio "di fortuna" intrapreso e comunque di non effettuare anticipazioni in contante prima di raggiungere la destinazione, come invece accade solitamente sulle rotte africane[2].

 

Orbene, per quanto riguarda il nostro Paese, successivamente all'indagine comasca sfociata negli arresti del 2016, altre indagini dirette, sotto l'egida della DNA, da alcune Procure distrettuali e culminate rispettivamente nel novembre 2017  e nel maggio 2018 con due ordinanze di misura cautelare hanno evidenziato come la rete Hawala siriana sia ben radicata nel Nord Europa ed operi attivamente anche in Italia (Lombardia e Sardegna).

 

Quanto alla qualificazione giuridica ed alla rilevanza penale occorre osservare come trattasi, prima facie, di esercizio abusivo dell'attività finanziaria nei termini previsti dall'art. 131 ter del TU bancario (D. Lgs.vo n. 385 del 1993) ovvero di  servizi di pagamento in violazione della riserva  prevista dall'art. 114 novies del medesimo Testo Unico (autorizzazione agli istituti di pagamento). Come si può comprendere, infatti, si tratta a tutti gli effetti di un sistema bancario clandestino, che funziona senza ricorrere al tasso di cambio ufficiale e favorito dal ricorso a transazioni che godono di una commissione sensibilmente inferiore a quella richiesta dal sistema bancario ordinario proprio in virtù della sua "informalità" (in genere assestato sul 5 %).

 

La sua pratica, per le caratteristiche intrinseche appena descritte,  costituisce un'attività organizzata in forma associativa di intermediazione finanziaria ai sensi dell' art. 106 TUB, ovvero attività riservata qualora venga, come di solito, esercitata in maniera ricorrente, strutturale e professionale nei confronti di un gruppo indeterminato di clienti.

 

Evidentemente, l'estraneità ai principi di trasparenza, correttezza, contenimento del rischio e stabilità strutturale del sistema finanziario la rende funzionale a garantire un complesso organizzato di traffici illeciti a livello transnazionale. Oramai quello che era nato come sistema di pagamento legato alla tradizione culturale e religiosa araba ed utilizzato dai migranti arabi, pakistani e indiani per inviare denaro nei loro paesi di origine, è diventato il sistema  più praticato per garantire il finanziamento dei viaggi dei migranti o comunque sostenere operazioni illecite di diversa natura.

 

Questa considerazione fa comprendere perché i perni del sistema hawala abbiano stabilito la propria residenza ed il proprio "ufficio" nei paesi del Nord Europa, e principalmente la Svezia,  ove la legislazione non prevede alcuna sanzione penale (piuttosto amministrativa) alla attività di esercizio abusivo dell'attività finanziaria. Ciò consente agli hawaladar di gestire i propri traffici a livello internazionale sostanzialmente sereni nel territorio della nazione di accoglienza. La frequenza dei contatti finanziari, la fiducia che li caratterizza, la segretezza delle relazioni personali, la stabilità delle transazioni connotano, in modo inequivocabile, la natura criminale, associativa e transnazionale, del sistema hawala

 

Come si è detto, il sodalizio criminale sul quale si regge è organizzato in sotto-gruppi localizzati territorialmente i cui organici ruotano intorno a personalità di riferimento nella comunità musulmana. Di norma la struttura si organizza[3] su una base familiare patriarcale così da costruire un vincolo solidale destinato, per la consanguineità, a perdurare nel tempo anche dopo ed indipendentemente dalla commissione dei singoli eventi delittuosi.

 

Ma soprattutto il network funziona in maniera tale da trasformare le condotte di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di esercizio abusivo dell'attività finanziaria da oggetto e fine strutturale dell'associazione anche con modalità di autofinanziamento.

 

Grazie alla naturale evoluzione di questo sistema criminale, e soprattutto all'attività di riciclaggio o autoriciclaggio o reimpiego dei suoi proventi, gli hawaladar europei dispongono di ingenti e sempre maggiori risorse economiche che impiegano e reimpiegano correntemente in attività finanziarie di diversa natura. Ciò consente loro di assicurare l'espansione dell'organizzazione, la cura degli interessi dei singoli esponenti e delle loro famiglie ed infine anche la salvaguardia degli interessi economici non abbandonati in medio Oriente, non disdegnando, a tal fine, di fornire un supporto, prevalentemente finanziario, alle organizzazioni terroristiche ed eversive là attive ed operanti militarmente.

 

In effetti, come si è detto, gran parte del denaro inserito nel "network Hawala" costituisce profitto o provento o prezzo del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sviluppata sulla rotta della migrazione dal medio oriente verso l'Europa.

 

Inoltre il sistema, esso stesso illecito (esercizio abusivo dell'attività finanziaria nella forma dell'organizzazione criminale internazionale) a sua volta integra un geniale sistema di riciclaggio o autoriciclaggio o reimpiego perché utilizza o comunque trasferisce e sostanzialmente "investe" rilevanti somme di denaro profitto di attività illecite, occultandone la provenienza, in un'attività finanziaria clandestina. L'hawaladar è di solito, prima che un broker clandestino, anche un riciclatore (rectius autoriciclatore).

 

Ed infatti, quanto alla condotta di autoriciclaggio, si osserva come questa consista nel "sommare" la condotta tradizionalmente riconducibile al riciclaggio ex art. 648 bis cp con quella del successivo reato di "impiego" ex art. 648 ter cp(rectius autoreimpiego) consistente nella condotta dissimulatoria tendente a far perdere le tracce dell'origine illecita del bene.

 

Da questo punto di vista, le due norme sono identiche anche considerato il rapporto di specialità che lega le fattispecie. Orbene, proprio in ordine al concetto di "impiego" o "reimpiego" o "autoimpiego" la giurisprudenza ha chiarito che essa consiste nella destinazione di proventi illeciti in attività, tra le altre, finanziarie anche quando l'attività non sia volta ad ostacolare l'individuazione o l'accertamento della provenienza illecita dei beni ma sia comunque tale da inquinare la genuinità del mercato, nella specie finanziario. Conseguenza ne è che l'ambito operativo di cui all'art. 648 ter e del 648 ter 1 cp deve ricomprendere l'impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie indipendentemente dalla natura lecita o illecita delle stesse. Questo fa appunto l'hawaladar.

 

Ed in effetti in tema di "impiego" nessuna rilevanza diretta può assumere la natura lecita o illecita dell'attività economica o finanziaria ad quem perché in entrambi i casi sarebbe leso il bene giuridico protetto ovvero la "genuinità del mercato" finanziario ed anzi nel caso di impiego in attività illecite l'offesa recata al bene giuridico - così individuato - sarebbe ancora maggiore (V. Cass. sez II n. 9026 del 2014 Ud. 5.11.2013).

 

Se dunque il riciclaggio o l'autoriciclaggio è attività da riteneresi intrinseca e strutturale al sistema hawala, esso si presta ad essere utilizzata anche, pur se in parte, per destinare beni e valori a supporto dell'attività di gruppi terroristici (di matrice Jihadista) impegnati nel conflitto civile siriano. Questa tesi è stata concretamente confermata dalle - sopracitate - indagini sviluppate nel Nord Italia ed in Sardegna ove alcune comunità siriane hanno trovato accoglienza sin dall'inizio della guerra in Siria. La questione era comunque già nota.

 

Ed infatti già la terza direttiva sul riciclaggio n. 2005/60/CE, da un lato, si è preoccupata di fornire una definizione di finanziamento del terrorismo, considerandolo come «la fornitura o la raccolta di fondi, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente, con l'intenzione che essi dovrebbero essere utilizzati o sapendo che essi devono essere utilizzati, in tutto o in parte, al fine di effettuare uno dei reati ai sensi degli articoli da 1 a 4 della decisione quadro 2002/475/ GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002 sulla lotta al terrorismo» (art. 2, par. 4); dall'altro lato, ha creato un sistema di prevenzione e di controllo, quale strumento per evitare il riciclaggio di denaro, ma anche per prevenire e reprimere il finanziamento del terrorismo ad esso connesso.

 

Il più recente intervento su riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo è la direttiva n. 2015/849/UE «sulla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo».

 

Proprio a tal fine con la leggi 17 aprile 2015 n. 43 e 28 luglio 2016 n. 153 in attuazione delle fonti di diritto internazionale (ovvero della Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo, stipulata a Varsavia il 16 maggio 2005, della Convenzione internazionale per la soppressione di atti di terrorismo nucleare, fatta a New York il 14 settembre 2005, del Protocollo di Emendamento alla Convenzione europea per la repressione del terrorismo, firmata a Strasburgo il 15 maggio 2003, della Convenzione del Consiglio d'Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento al terrorismo, stipulato a Varsavia il 16 maggio 2005 e del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo, redatto a Riga il 22 ottobre 2015) il legislatore ha introdotto un tutela "rafforzata" a repressione anticipata delle attività accessorie legate alle condotte direttamente riferibili alle attività delle organizzazioni terroristiche. La norma di cui all'art. 270 quinquies1 c.p. svolge, in effetti, una funzione residuale di tutela e punisce in maniera autonoma condotte di fiancheggiamento o sostegno, sostanzialmente di natura finanziaria, al terrorismo internazionale. In particolare, con il termine "raccolta" ed "erogazione" si intendono rispettivamente qualsiasi attività con la quale si ottenga la disponibilità anche temporanea di denaro o beni per sostenere attività terroristiche ovvero diretta a corrispondere a terzi, anche in maniera non continuativa, beni o denari di cui l'agente disponga.

 

Infine, costituisce "messa a disposizione" la destinazione o la riserva di beni o denari affinché siano utilizzati per il compimento di attività terroristiche. Non viene dunque richiesto che i fondi raccolti, erogati o messi a disposizione siano successivamente a tal fine utilizzati (e comunque non ne è richiesta la prova), trattandosi di fattispecie di delitto strutturato secondo lo schema del reato di pericolo presunto, a tutela anticipata, con ciò evidenziando la volontà di punire condotte meramente preparatorie dell'atto terroristico. Ed a riprova di ciò sta il fatto che la norma punisce espressamente anche la mera attività di raccolta o custodia dei beni e/o denari.

 

Per condotte con finalità di terrorismo di cui all'art. 270 sexies c.p. devono poi intendersi, tra le diverse altre, le condotte che, per loro natura e contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese anche allo scopo di destabilizzarne le strutture politiche, economiche e sociali fondamentali talché vi rientrano appieno le condotte che si prefigurano quale attività ordinaria e strutturale di associazioni operative a livello internazionale, impegnate su fronti militari con intenti antigovernativi e, ancora più nello specifico, con progetti di instaurazione dello Stato Islamico fondato sulla Sharia.

 

Orbene, proprio per le sue peculiarità intrinseche, come sopra descritte, l'hawala garantisce la "raccolta" e "messa a disposizione" richiamate dalla norma di cui all'art. 270 quinquies 1 cp.  Per questo costituisce un formidabile sistema del quale il terrorismo di matrice islamica dispone per assicurare il reperimento di risorse ed il finanziamento delle sue attività criminali a livello internazionale realizzando un flusso finanziario "circolare" dalla Siria in Europa e, successivamente, dall'Europa in Turchia per il rifornimento finanziario degli uffici o punti di rifornimento degli uffici controllati dall'hawaladar nei territori del medio oriente (Siria, Libano e Turchia).

 

In conclusione, per inquadrare appieno il fenomeno e non sottovalutarlo, si deve comprendere che gli hawaladar non sono per ciò solo "terroristi". Costoro sono piuttosto uomini di affari.

 

Certo è che, nell'ambito dello svolgimento della loro attività di "banchieri" accettano con consapevolezza di raccogliere e trasferire denaro e fondi destinati a sostenere le milizie e l'attività di associazioni criminali operanti nei territori bellici siriani ed altrove (principalmente al Nusra, IS, Free Syrian Army ecc).  In definitiva, si tratta di un'attività imprenditoriale complessa ed organizzata che non disdegna di finanziare alcun tipo di attività lecita od illecita, agendo gli associati quali imprenditori, prima, ed operatori finanziari, poi. Il loro scopo è sempre e comunque il profitto.

 

 Erica Battaglia

 



[1] Al riguardo si consideri che in Svezia il reato di "associazione" con finalità di terrorismo non è previsto.

 

[2] In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal nel dicembre 2015 il giornalista Joe Parkinson si evidenziava, già allora, come vi fosse uno stretto collegamento logistico - operativo tra sistema Hawala e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sulla rotta balcanica e tra hawala e finanziamento del terrorismo citando come dato di fatto le condanne emesse dalla Suprema Corte Statunitense a seguito dei fatti dell'11 settembre a carico di donne arabe che nel 2011 avevano trasferito  decine di migliaia di dollari tramite Hawala ad Al Shabaab, la milizia somala affiliata ad Al Qaeda.

[3] Curiosa  è l'espressione utilizzata nel corso di una intercettazione registrata nell'indagine avviata dalla Procura di Brescia dal capo hawaladar dell'organizzazione  nel mentre di vantava di disporre di un "ufficio" che "lavora in tutta l'Unione Europea", dando inequivocabilmente atto della presenza di fatto di una "strut[3]tura" stabile e ben organizzata sia a livello personale che materiale.