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Intercettazioni casuali e intercettazioni indirette di parlamentare

Approfondimento

La disciplina normativa in materia di intercettazione di parlamentare, da sempre oggetto di discussione e questioni interpretative, ha conservato nel tempo alcune significative particolarità applicative.

Come è noto l'art 68 della Carta  Costituzionale ha trovato attuazione con la legge 140 del 2003 che, all'art 4, statuisce che qualora sia necessario eseguire nei confronti di un parlamentare perquisizioni personali o domiciliari, ispezioni personali, intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni, sequestri di corrispondenza, o acquisire tabulati di comunicazioni, ovvero, quando occorre procedere al fermo, all'esecuzione di una misura cautelare personale, coercitiva o interdittiva, o all'esecuzione dell'accompagnamento coattivo , di misure di sicurezza o di prevenzione personale o di altro provvedimento privativo della libertà personale, l'autorità competente chiede l'autorizzazione direttamente alla Camera alla quale il soggetto appartiene.

Diversamente l'art 6 della citata legge prevede la possibilità di utilizzare nel procedimento penale i verbali e le registrazioni delle conversazioni e/o comunicazioni intercettate, alle quali abbiano preso parte i membri del parlamento, nel corso di procedimenti riguardanti terzi ovvero i tabulati di comunicazioni acquisiti nel corso dei medesimi procedimenti.

In questi casi il GIP , anche su richiesta delle parti o del parlamentare interessato , ove le ritenga irrilevanti, con procedimento in camera di consiglio ne dispone la distruzione ex art 269, comma 2 , c.p.p.

Qualora, invece, una delle parti sentite ex art 268, comma 6, c.p.p ritenga di utilizzare le intercettazioni o i tabulati in questione, il GIP decide con ordinanza, ed entro il termine di dieci giorni chiede l'autorizzazione alla camera di appartenenza del parlamentare o a quella cui il soggetto apparteneva al momento della captazione.

Qualora si verifichi lo scioglimento della Camera la richiesta va rinnovata e presentata all'inizio della legislatura successiva. Infine, in caso di rigetto della richiesta di autorizzazione, tutta la documentazione va distrutta immediatamente e non oltre il termine di dieci giorni dal diniego.

L'art 6 della legge 140/2003 sancisce espressamente la inutilizzabilità in ogni stato e grado del procedimento dei verbali e delle registrazioni, cosi come dei tabulati, acquisiti senza il rispetto della procedura sopra descritta.

Le richieste di autorizzazione sono oggetto di valutazione per la Camera, della Giunta per le Autorizzazioni, e per il Senato, della Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari, con le modalità di cui all'art 18 del Regolamento della Camera e art 19 e 135 del Regolamento del Senato,  quindi essa passa all'assemblea che, su parere della Giunta, decide.

Laratiodella disciplina delle immunità di cui all'art 68 Cost. è stata individuata nell'esigenza di tutelare  i membri del parlamento dall'interferenza di altri poteri dello Stato ma, come più volte ribadito dagli operatori del diritto, a livello investigativo deve rilevarsi  la assoluta inutilità della citata previsione costituzionale, così come attuata nel disposto dell'art 4 della legge 140 del 2003.

Atti di indagine, quali perquisizioni e intercettazioni, infatti, possono rivelarsi efficaci strumenti di acquisizione di elementi probatori solo qualora i destinatari non ne abbiano preventiva conoscenza.

È pertanto evidente come  nessuna utilità potrebbe avere una intercettazione su una utenza in uso a soggetto parlamentare nel caso in cui quest'ultimo ne venga preventivamente informato,stante la necessità di dover richiedere una autorizzazione preventiva alla rispettiva Camera di appartenenza.

La  complessa materia delle captazione di parlamentari, così come sopra illustrata,  è stata oggetto di una prima revisione a seguito della importante pronuncia n. 390/2007 della Corte Costituzionale, che ha rappresentato un auspicabile punto di partenza per una rivisitazione complessiva della disciplina.

 È, infatti, pacifico che ai sensi  dell'art 4 legge 140/2003 sarà necessario richiedere l'autorizzazione preventiva alla Camera di appartenenza in tutti i casi di intercettazione diretta, ossia intercettazione di utenze e luoghi rientranti nella disponibilità del parlamentare, sia nelle ipotesi in cui sia indagato sia che rivesta semplicemente la qualità di persona informata sui fatti, o di persona offesa, mentre, a seguito della citata sentenza, deve ritenersi che la  diversa disciplina della autorizzazione successiva sia  circoscritta alla ipotesi delle c.d intercettazioni casuali, ossia allorquando le comunicazioni e conversazioni del parlamentare vengono intercettate fortuitamente, mentre, invece, come ribadito dalle pronunce della Suprema Corte, rientrano nel medesimo regime dell'autorizzazione preventive di cui all'art 4 legge 140/ 2003 anche le c.d. intercettazioni indirette,  che si configurano allorquando vengano intercettati interlocutori abituali di parlamentari.

 

Occorre distinguere nelle ipotesi in cui nel corso di un procedimento penale venga intercettata la conversazione cui abbia preso parte un parlamentare, tra intercettazione diretta, intercettazione indiretta e intercettazione casuale e l'elemento distintivo, ai fini della applicabilità delle due previsioni normative, è dato dalla circostanza se il parlamentare risulti formalmente o in concreto il "diretto destinatario dell'atto investigativo".

Nel primo caso, pertanto, ai sensi dell'art. 4 sarà necessaria l'autorizzazione preventiva proprio al fine di compiere l'atto di indagine, nel secondo caso, essendo l'atto già eseguito, occorre una autorizzazione successiva per la utilizzabilità processuale dei risultati investigativi.

Con la sentenza n. 390/07 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità dell'art.6, commi 2,5 e 6, della legge 140/2003 per violazione degli artt. 3,24 e 112 della Costituzione, con riferimento alla parte in cui stabiliva che la medesima disciplina doveva trovare applicazione anche nell'ipotesi in cui le intercettazioni, cui aveva preso parte un parlamentare dovevano essere utilizzate nei confronti di soggetti terzi.

L'eccezione di incostituzionalità oggetto della citata pronuncia verteva sull'articolo 6 legge 140/2003, ritenendo che la disciplina ivi prevista, nella parte in cui statuiva l'immediata distruzione dei verbali e delle registrazioni delle intercettazioni cui aveva preso parte un parlamentare, in caso di diniego di autorizzazione alla utilizzabilità da parte della Camera di appartenenza, fosse in contrasto con gli artt. 3, 24 e 112 della Costituzione .

La Consulta ha, infatti, statuito l'illegittimità costituzionale della citata normativa ove i risultati della intercettazione indiretta dovevano essere utilizzati nei confronti di soggetti terzi e, pertanto, alla luce della citata pronuncia, l'autorità giudiziaria dovrà ottenere l'autorizzazione successiva della Camera solo ove intenda utilizzare le captazioni nei confronti del parlamentare, non essendo, invece, necessario fare ricorso alla suddetta autorizzazione ove dalle captazioni siano emersi elementi di prova a carico di soggetti terzi, nei cui confronti, così, saranno pienamente e liberamente utilizzabili.

Considerato che le norme costituzionali che prevedono immunità in favore dei parlamentari non possono essere oggetto di interpretazioni estensive, risulta evidente che la Corte Costituzionale abbia sancito la non riconducibilità delle ipotesi normative dell'articolo 6 legge 140/2003,  alla previsione di cui all'articolo 4 legge 140/2003, segnalando che la disciplina delle intercettazioni di cui al citato articolo 6 non può ritenersi riconducibile al disposto dell'art. 68 Cost. , considerato che nella norma costituzionale non si fa alcuna esplicita previsione ad una autorizzazione successiva sui risultati di una attività di intercettazione che è stata già posta in essere, prevedendosi soltanto una autorizzazione preventiva.

Né si può ritenere che il riferimento sia nella frase "in qualsiasi forma...", ritenendo la Corte che tale espressione deve intendersi riferita unicamente alle "modalità tecniche di captazione e ai tipi di comunicazione intercettata, non già al carattere diretto o casuale della captazione".

Nel corso delle attività investigativa, pertanto, rappresenta questione di rilevante importanza, per il Pubblico Ministero e per il Giudice delle Indagini preliminari, stabilire quando si è in presenza di intercettazione indiretta ovvero di intercettazione casuale, dipendendo da tale scelta l'applicabilità o meno della disciplina dell'art 6 legge 140/2003, così come modificata dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 390/2007.

La Consulta ha emesso sul punto due importanti pronunce in cui ha affrontato tale questione fissando dei primi criteri  pratici risolutivi :

  • sentenza n. 113 del 2010 in cui viene precisato che in caso di attività di intercettazione articolata e prolungata nel tempo nella verifica della occasionalità della captazione del parlamentare, nel caso in cui emergono non soltanto rapporti di interlocuzione abituali tra il soggetto intercettato e il parlamentare ma anche indizi di reità nei confronti di quest'ultimo, non si può escludere che le successive intercettazioni possono essere finalizzate anche a captare il parlamentare, con la conseguente configurabilità di intercettazioni indirete di parlamentari
  • sentenza n. 114 del 2010 in cui la Corte  con tale valutazione indica come criteri di riferimento : la natura dei rapporti tra gli interessati , il tipo di attività criminosa oggetto di indagine, il numero delle conversazioni intercorse, l'arco di tempo in cui è avvenuta la captazione.

Siffatti criteri sono stati sostanzialmente ribaditi in successive conformi pronunce della Corte di  Cassazione che ha statuito :  "In tema di intercettazioni telefoniche, la casualità della captazione delle conversazioni cui abbia preso parte un parlamentare, in assenza di autorizzazione della Camera di appartenenza, deve essere accertata con riferimento a molteplici parametri costituiti: a) dalla tipologia dei rapporti intercorrenti tra il parlamentare e il terzo sottoposto a controllo; b) dall'attività criminosa oggetto di indagine; c) dal numero di conversazioni intercorse tra il terzo ed il parlamentare; d) dall'arco di tempo della captazione; e) dal momento in cui sono sorti indizi a carico del parlamentare" (  sentenza n. 34552 del 5.4.2017).

Ha infatti espressamente stauito la Suprema Corte che "In tema di intercettazioni telefoniche, in assenza di autorizzazione della Camera di appartenenza, non può escludersi l'utilizzabilità nei confronti del terzo delle conversazioni captate sull'utenza nella sua disponibilità cui abbia preso parte casualmente un parlamentare, anche dopo che quest'ultimo sia stato identificato come interlocutore del soggetto intercettato, salvo che si accerti che le stesse erano finalizzate ad intercettare indirettamente il parlamentare" ( sentenza n. 8739 del 16.11.2012).

 

La citata pronuncia n. 390/2007 della Corte Costituzionale ha comportato una ulteriore conseguenza sul piano applicativo, dovendo ritenersi, infatti, che, nella  ipotesi in cui i risultati della attività di intercettazione telefonica debbano essere utilizzati sia nei confronti del parlamentare che nei confronti del terzo, il diniego della Camera di appartenenza alla concessione della autorizzazione postuma non comporti l'obbligo di distruzione dei verbali e delle registrazioni, essendo le stesse liberamente utilizzabili nei confronti dei soggetti terzi, diversi dal parlamentare che risultano indagati.  

 

Nella applicazione pratica della normativa in questione si è posta altresì la questione relativa al significato effettivo della espressione utilizzata dal legislatore " nel corso di procedimenti riguardanti terzi", al fine di comprendere se la stessa dovesse intendersi comprensiva anche della ipotesi in cui il procedimento penale oltre a soggetti terzi coinvolgeva anche il parlamentare .

Parte della dottrina aveva osservato come le due disposizioni normative non hanno una struttura complementare, bensì presentano una struttura asimmetrica, nonostante  l'art 6 legge 140/2003 contenga l'inciso" fuori delle ipotesi previste dall'art 4 legge 140/2003.

Sicchè mentre nell'art 4 140/2003 risultano regolamentate tute le ipotesi di intercettazione diretta di parlamentare, con l'art 6 legge 140/2003 vengono disciplinate  le ipotesi di intercettazione di parlamentare, solamente nelle ipotesi in cui la captazione venga posta in essere nell'ambito di procedimento che vede come indagati soggetti terzi, ponendosi il problema della normativa applicabile nella ipotesi di intercettazione indiretta di parlamentare nell'ambito di procedimento non solo a carico di terzi ma in cui risulti indagato anche lo stesso parlamentare.

Deve ritenersi preferibile l'interpretazione per cui anche tale ultima ipotesi trovi regolamentazione nell'articolo 6 legge140/2003 in quanto una diversa interpretazione porterebbe a risultati contrastanti anche con quanto statuito dalla Consulta, ossia che il regime processuale delle intercettazioni casuali non rientri nella previsione dell'art 68 Cost.

Si verificherebbe, infatti,  una violazione del principio di uguaglianza, dovendosi chiedere l'autorizzazione preventiva anche per la captazione di utenze di soggetti terzi ove nel fascicolo risulti iscritto  un parlamentare unitamente agli altri indagati.

Non appare condivisibile altra parte dell'orientamento dottrinale secondo cui tale ipotesi non sarebbe coperta da alcuna disciplina normativa, non rientrando nelle previsioni né dell'art 4 legge 140/2003 né dell'art 6 legge 140/2003.

Quest'ultima interpretazione contrasterebbe proprio con l'intento del legislatore volto a garantire la massima tutela della sfera delle comunicazioni del parlamentare e porterebbe a conseguenze illogiche, in quanto troverebbero tutela soltanto le ipotesi di captazione di parlamentare avvenute nell'ambito di procedimenti a carico di soggetti terzi e non quelle avvenute in fascicoli iscritti a carico  di terzi e di un parlamentare

Dunque, la normativa di cui all'art 6 legge140/2003 trova applicazione nelle ipotesi di procedimenti a carico di soggetti terzi ovvero di parlamentari unitamente a soggetti terzi, allorquando vengono intercettate conversazioni e/o comunicazioni cui abbiano preso parte membri del parlamento, trattandosi di intercettazioni casuali, ossia di intercettazioni che hanno come destinatari terze persone e le conversazioni dell'esponente politico vengono captate in maniera del tutto fortuita.

Si è, pertanto, al di fuori delle garanzie di cui all'art 68 Cost. che, invece, trova applicazione tutte le volte in cui il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario della attività investigativa di captazione, anche allorquando le attività di intercettazione telefonica avvengono su utenze in uso a terzi, dovendosi avere sempre riguardo alla destinazione dell'atto di indagine, in quanto se l'atto investigativo è finalizzato ad accedere nella sfera delle comunicazioni del deputato,  sarà sempre necessaria l'autorizzazione preventiva, scattando le garanzie di cui all'art 68 Cost.

Nell'iter argomentativo seguito dalla Consulta si comprende come solo in tal caso sia possibile per l'autorità giudiziaria adoperarsi per formulare una richiesta autorizzativa alla Camera di rispettiva appartenenza, non essendo, invece, possibile per il magistrato attivarsi in tal senso nelle ipotesi di intercettazioni casuali, ove risulta del tutto imprevedibile, nel corso della attività investigativa, la captazione delle conversazioni a cui prende parte il parlamentare, che pertanto delle ritenersi del tutto fortuita.

 

Altro problema che è stato sollevato nella applicazione pratica della legge 140 del 2003  è quello della disciplina applicabile nelle ipotesi in cui il parlamentare non venga direttamente intercettato ma alla conversazione captata prenda parte un terzo, con funzioni di mero "nuncius", ossia di soggetto incaricato esclusivamente di trasmettere un messaggio del parlamentare .

Sulla questione si è pronunciata la Consulta con la sentenza n. 163 del 2005 in cui ha dichiarato inammissibile la questione sollevata dalla  Corte di Cassazione che giudicava l'art 6 , commi 2.3.4.5 e 6, e l'art 7 della legge 140/2003 in contrasto con gli artt. 3,23,e,112 della Costituzione, ritenendo rientrante nel disposto normativo dell'art 6 legge 140/2003 non solo l'ipotesi di parlamentare intercettato casualmente, durante la captazione della utenza del suo interlocutore,  ma anche la diversa ipotesi di intercettazione casuale di conversazione cui prende parte un soggetto  che si limitava a manifestare la volontà del parlamentare, come meronuncius.

La Corte Costituzionale statuiva sul punto che l'espressione adoperata dal legislatore "prende parte ad una conversazione o comunicazione, intende riferirsi a chi interloquisce in essa, non colui su mandato del quale uno degli interlocutori interviene , sia pure in veste di mero portavoce".

Argomentava la Consulta che ciò era desumibile dai lavori preparatori della legge 140/2003, in quanto il Parlamento aveva eliminato l'originaria previsione che richiedeva l'autorizzazione anche nella ipotesi di intercettazioni poste in essere in procedimento a carico di terzi di conversazioni in cui "si faceva menzione  di parlamentari".

Al riguardo la Corte Costituzionale rilevava che "ancorchè fare menzione di un  parlamentare sia indubbiamente un concetto più ampio e generico rispetto al fungere da portavoce del medesimo, la caduta della previsione ora ricordata potrebbe essere comunque letta come indice dell'intento del legislatore ordinario di escludere che il meccanismo autorizzativo sia destinato a scattare anche a fronte della mera " riferibilità" al membro del parlamento dei contenuti delle conversazioni intercettate fuori dei casi di una sua partecipazione personale e diretta ad essa" .

 

È auspicabile che la pronuncia n. 390 del 2007 rappresenti solo il primo passo per una completa riforma della normativa delle captazione di parlamentare che a livello pratico comporta notevoli problemi, quale quello di dovere contemperare l'esigenza di tutela del parlamentare con quella di segretezza delle indagini.

In caso, ad esempio, di intercettazioni casuali di parlamentare non rilevanti né nei confronti del deputato né nei confronti dei terzi indagati, la richiesta di distruzione da avanzare al Gip comporterà una discovery degli atti del fascicolo ove il Pubblico Ministero decida di esercitare l'azione penale che dovrà essere preceduta dal deposito di tutti gli atti in cancelleria previa formulazione dell'avviso di conclusione indagini ex art 415 bis c.p.p.

Infatti, in tal caso, le parti interessate ex art 6 legge 140/2004, che dovranno partecipare alla udienza nelle forme della camera di consiglio per la richiesta di distruzione, non possono essere intese come limitate al P.M e al parlamentare, dovendosi, invece, interpretare la norma nel senso che devono  ricevere avviso della suddetta udienza  tutti i soggetti indagati e le rispettive parti offese se presenti, con tutte le conseguenze anche in termini di speditezza dei procedimenti, facilmente intuibili.

Per quanto sommariamente esposto è auspicabile che gli invocati interventi legislativi di modifica della normativa in questione , in uno con il rigoso rispetto di tutti gli interessi coinvolti, siano accompagnati da una regolamentazione tecnica adeguata ed efficiente in sede di applicazione .

Dr.ssa Elisa Sabusco