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Proposte di riforma dell’Associazione Nazionale Magistrati in materia di diritto e processo penale

Con queste proposte di modifica del codice di procedura penale e del codice penale, l'Associazione Nazionale Magistrati intende offrire un proprio contributo al dibattito in materia di riforme.


Da operatori del diritto riteniamo che l'esperienza maturata nella quotidiana applicazione delle norme ci offra una prospettiva di valutazione privilegiata e dunque utile in un dibattito che ormai da tempo muove da una larghissima insoddisfazione verso il processo, i suoi tempi, la sua effettività .


Siamo ovviamente consapevoli che tali valutazioni involgono prospettive diverse e che ogni scelta normativa sul terreno del diritto e del processo penale porta con se' idee di fondo cariche di implicazioni ed effetti; che il processo penale deve contemperare la tutela dei diritti, il sistema delle garanzie e l'efficienza del processo, per non renderlo vano.


E' evidente che le scelte spettino al legislatore, nella sua autonomia e con assunzione della relativa responsabilità politica. Nessuna 'invasione di campo' dunque, nessuna pretesa di guidare la mano del legislatore, ma solo la trasparente volontà di contribuire a soluzioni di problemi che non frustrano soltanto il lavoro dei magistrati, ma vanificano nella sostanza il senso stesso del processo penale e la sua essenziale funzione.


Va sottolineato che nessuna riforma sul solo terreno delle norme processuali potrà essere efficace se non accompagnata da misure di sistema, strutturali, che come noto l'Anm va chiedendo da sempre, lungamente inascoltata: personale amministrativo; risorse per sostenere adeguatamente i costi del processo; strutture e tecnologia, per rispondere alle crescenti domande di giustizia e adempiere, per altro, ai compiti già affidati dal legislatore alla magistratura (processo telematico, ad esempio ). Nessuna riforma 'a costo zero', senza una visione d'insieme ed una 'stagione riformatrice' di grande respiro, capace di ripensare lo stesso sistema penale, potrà essere davvero risolutiva .

E tuttavia, crediamo che, nel frattempo, qualche significativo intervento soprattutto sulle norme sostanziali e processuali possa contribuire a restituire funzionalità ed efficacia a questo processo - pur caratterizzato da intime contraddizioni - eliminando dal sistema processuale non già le sue garanzie, di cui siamo gelosi custodi e convinti sostenitori, ma alcuni formalismi, correggendo istituti che si sono risolti, nella sostanza, nella vanificazione stessa del processo e dei suoi esiti, autorizzando anche pratiche dilatorie, proponendo istituti che contengano i tempi della celebrazione del processo, evitando testimonianze inutili e/o costose o ripetizioni prive di funzione sostanziale; o, infine, l'allargamento di istituti che hanno mostrato grande efficacia in punto di prevenzione e repressione di reati , soprattutto quando le pene principali mostrano un'evidente inadeguatezza a tale funzione.


In una visione leale del processo penale, la sua celerità e la sua efficacia dovrebbero essere obiettivi di tutti gli operatori del diritto, pur nella fisiologica e naturale diversità dei ruoli.

Così come l'imprescindibile rispetto delle garanzie non deve mai essere disancorato dalla verifica del loro significato concreto e dalla loro effettività, superandosi formalismi processuali che nulla hanno a che vedere con esse e con il rispetto dei fondamentali principi costituzionali.


Con questo spirito offriamo le proposte dell'Associazione Nazionale Magistrati al Ministro della Giustizia e al legislatore, auspicando l'apertura di un tavolo tecnico aperto agli operatori del diritto nel quale discutere delle necessarie riforme.

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