III CONVEGNO INTERDISTRETTUALE – UNICOST PUGLIA – Castellaneta Marina 22 – 23 settembre 2017

Relazione introduttiva di Roberto Carrelli Palombi

 

1.     Premessa.

In primo luogo mi corre l'obbligo di ringraziare i gruppi di Unità per la Costituzione di Bari e di Lecce non solo per l'importante evento a cui oggi diamo inizio, ma anche l'ospitalità che, in seno ad esso, si è voluta offrire ad un'occasione di confronto e dibattito prevista dal nostro statuto e fondamentale nell'ambito della cosiddetta democrazia associativa.

Ormai siamo al terzo appuntamento organizzato dai colleghi di Bari e di Lecce e devo, con grande soddisfazione, riconoscere che la proposta di UNICOST Puglia si è imposta nell'ambito delle iniziative culturali dell'associazionismo giudiziario come un metodo di lavoro e di azione politica, oltreché come un modello virtuoso da esportare anche in altre realtà territoriali.

Proverò, nei limiti del possibile, oltre che a non occupare troppo spazio, a tracciare un filo conduttore tra i due eventi che si pongono, entrambi, come passaggi fondamentali nella vita della corrente e nel ruolo che la stessa intende ricoprire nell'A.N.M. e, più in generale, nella vita istituzionale del Paese con riguardo ai temi della Giustizia. Lo dicevo lo scorso anno a Polignano e vale a maggior ragione anche oggi: l'evento che oggi comincia, anche nella formula adottata di "Convegno interdistrettuale", alla sua terza edizione, è il segno tangibile che il nuovo corso di UNICOST è ormai una realtà nel panorama associativo nazionale: fare della cultura e del confronto con tutte le sensibilità esistenti nel mondo della Giustizia sui temi che attengono all'esercizio della giurisdizione un metodo di azione politica. In questa occasione il confronto è stato molto bene articolato in diversi spazi di riflessione sulla tematica "Giustizia condivisa fra funzione e servizio' con numerosi interventi di colleghi in servizio nei due distretti, ai quali va il mio caloroso ringraziamento per l'impegno.

Devo dire che la tematica prescelta si pone proprio nella linea che ho provato, fin dal primo momento a proporre offrendo la mia disponibilità, nella traccia del mio predecessore, a ricoprire l'incarico di Segretario Generale: la giurisdizione come servizio e non come potere. Proponevo allora di fare crescere soprattutto nei giovani magistrati la cultura della giurisdizione come servizio e non come potere; in questa direzione, dicevo, vanno ripensate tutte le funzioni, da quelle strettamente professionali, a quelle associative ed in particolare a quelle istituzionali, che sono il risultato di una riconosciuta rappresentatività fra i colleghi. È importante ribadire questo concetto nel momento in cui ci rivediamo dopo avere concluso un percorso all'esito del quale, con grande fatica e sacrificio personale e di significative aree giudiziarie del nostro Paese, siamo riusciti ad individuare i candidati al C.S.M. ai quali assicureremo il nostro appoggio. 

 

2. Le origini di Unità per la Costituzione ed i valori attorno ai quali si è formato il gruppo.

Ed allora, se abbiamo deciso di discutere su come modificare il nostro Statuto, che rappresenta l'insieme delle regole del nostro stare insieme e riconoscersi come gruppo associato all'interno dell'A.N.M., è bene ripercorrere brevemente il cammino che, dalle origini, ci ha portato fin qui.

Ai valori della terzietà costituzionale e del non collateralismo si ispirarono quei colleghi, che, provenendo da realtà culturali profondamente diverse (Terzo Potere, la corrente più antica della Magistratura ed Impegno costituzionale che nacque dalla storica scissione determinatasi nel 1968 in Magistratura Democratica), diedero vita nel 1979 ad Unità per la Costituzione. Si parlava allora della necessità di un mutamento di prospettive destinate a muoversi in una logica di superamento delle linee di divisione formatesi nel passato. Anche allora ci si preoccupava dell'esistenza di apparati di corrente chiusi in logiche clientelari e limitati a rappresentare interessi corporativi; si rappresentavano i pericoli di chiusure settarie e clientelari cui conseguiva una caduta dei temi ideali ed un'elaborazione fondata su punti di vista parziali incompatibili con un'alta concezione del ruolo e delle funzioni del magistrato nella società. Veniva ritenuto necessario un salto di qualità nella vita dell'A.N.M. attraverso il superamento dell'esasperato frazionismo e la creazione di linee di convergenza che si riconoscessero in un unico patrimonio di valori. Si poneva come principale obiettivo dell'azione associativa la tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, intesa come principio di rango costituzionale posto a tutela dei cittadini, piuttosto che dei singoli magistrati, in una concezione generale della Giustizia come servizio sociale. In linea parallela e non sott'ordinata si affermava che l'azione sindacale rientrasse a pieno titolo nei compiti dell'A.N.M., intendendo in essa ricompreso, non soltanto il trattamento economico, ma quello, oggi quanto mai ancora attuale, delle condizioni di lavoro, in funzione del servizio che deve essere reso ai cittadini.

Non a caso uno dei primi miei interventi in qualità di Segretario Generale si basava proprio su quel documento fondativo che aveva dato origine all'esperienza culturale di Unita per la Costituzione.  Ritengo che quel messaggio, che ha dato, anche recentemente, prova di essere tuttora vincente, meriti di essere adeguatamente rinnovato e rivitalizzato sulla base di una scelta politica di fondo: la forza unificatrice dei principi costituzionali, spesso, anche recentemente, messi in pericoli dalle maggioranze che si sono alternate alla guida del Paese e la tutela, nel superiore interesse del cittadino, dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura. È un patrimonio da non disperdere e ciò implica la responsabilità di coltivarlo, renderlo concreto, attuale, appetibile per le nuove generazioni di magistrati nell'interesse della collettività, reale depositaria dei diritti che quotidianamente siamo chiamati a garantire.

La nostra esperienza culturale ed associativa si è da sempre fondata sulla dialettica del pluralismo che si innesta in una comune matrice istituzionale costituente il cemento unificante della Corrente, oggi spero possiamo dire la sua identità nazionale. Concretamente, come già si ebbe a riconoscere in un'importante assemblea nella storia di Unità per la Costituzione (Baia Domizia 1985), vogliamo riconoscerci in una gerarchia di valori che sono quelli posti a fondamento della Costituzione repubblicana e vogliamo porre in essere azioni concrete per rendere vivi ed attuali quei principi nel campo della giurisdizione.

Specificamente Unità per la Costituzione ritiene che l'autonomia ed indipendenza interna ed esterna della Magistratura rappresentino non un fine, bensì un mezzo per l'attuazione dei principi fissati nella prima parte della Costituzione, primo fra tutti il principio di uguaglianza e quello ad esso servente di legalità, il tutto in una visione unitaria dell'ordinamento.  Non si tratta di privilegi riconosciuti ai magistrati, a differenza di altri funzionari dello Stato, ma di prerogative che costituiscono un presupposto inalienabile della giurisdizione, una trincea da difendere ad ogni costo per tutelare meglio i diritti dei cittadini, in particolare di quelli più deboli.

Unità per la Costituzione ritiene ancora oggi necessario assicurare e tutelare la terzietà del giudice: egli non deve essere portato a schierarsi nei grandi conflitti che la giurisdizione in concreto è chiamata ad affrontare; il magistrato non può e non deve schierarsi, ma deve garantire l'imparziale conduzione del processo, l'acquisizione delle prove e l'obiettiva valutazione dei fatti e delle responsabilità che ne conseguono.

Unità per Costituzione ribadisce che la terzietà non attiene soltanto al momento tecnico del giudicare, ma deve riferirsi alla necessità che il magistrato, sia come singolo che come facente parte di un gruppo associato, eviti qualsiasi collegamento con potentati, gruppi economici o politici.    

Per questo nell'ambito dell'associazionismo giudiziario Unità per la Costituzione deve essere in grado di elaborare un progetto di giurisdizione a servizio dei cittadini ed un conseguente modello di magistrato capace di essere autonomo interprete, alla luce dei principi costituzionali, dei nuovi diritti e delle nuove realtà socio economiche.

 

3. Unità per la Costituzione oggi. Il modello di magistrato al quale ispirarsi.

Unità per la Costituzione deve continuare a essere quel luogo ove si riflette sul modo d'intendere la funzione giurisdizionale e i rapporti con gli altri poteri dello Stato, quello spazio di aggregazione di idee, tradizionalmente provenienti da esperienze e matrici culturali diverse, ma destinate a trovare una sintesi nella dirigenza del gruppo, quella palestra all'interno della quale esercitare, con propria azione propositiva mai subalterna ad altre aggregazioni,  la cultura dell'autogoverno con la finalità di formare uomini e donne consapevoli del loro ruolo e meritevoli delle prerogative di autonomia e di indipendenza che la Costituzione ha riconosciuto alla Magistratura.

Unità per la Costituzione vuole continuare a proporre un modello di magistrato inserito nel dibattito politico e culturale del Paese, ma consapevole dei limiti imposti dall'importanza della funzione che è chiamato a svolgere dinanzi alla collettività: un magistrato che, nel rispetto dei valori costituzionali, sappia non soltanto essere, ma anche apparire imparziale, un magistrato ispirato da una cultura di self restraint che sappia, con maturità, resistere alle lusinghe della popolarità, consapevole che tutto il proprio protagonismo debba rimanere circoscritto all'esercizio delle proprie funzioni.

Il magistrato non trae la propria legittimazione da meccanismi elettorali o da volontà politiche, ma solo dal meccanismo iniziale di selezione per concorso e dai sistemi di verifica della sua professionalità. Il magistrato non è sottoposto a conferme o a verifiche esterne, in quanto è, titolare di un potere diffuso, è soggetto soltanto alla legge; tutto l'evolversi della sua vita professionale si svolge all'interno e con le garanzie del circuito dell'autogoverno. A ciò consegue che ogni magistrato possa liberamente associarsi e concorrere con metodi democratici alla composizione ed al funzionamento degli organi dell'autogoverno. 

 

4.  Il magistrato associato nell'attuale contesto socio economico.

Certo non si vuole teorizzare una separatezza ed un'asetticità della funzione giudiziaria e dell'attività politico associativa ad essa connessa svolta dall'A.N.M. e dalle sue componenti dalle problematiche quotidiane che il Paese, in un'epoca di globalizzazione, sta vivendo e di cui il magistrato, nell'applicazione della legge, deve necessariamente tener conto. In periodi storici non molto lontani ed ancora oggi il giudice è chiamato a svolgere funzioni di supplenza per via di carenze istituzionali o vuoti normativi che tuttora esistono e devono necessariamente essere colmati per garantire la tenuta dell'ordinamento.

Oggi, forse più che nel passato, il giudice è chiamato a valutare l'impatto dei suoi provvedimenti; innumerevoli ed autorevoli sono stati gli interventi sul nuovo ruolo del giudice e della giurisdizione nella società moderna e innumerevoli, ed a mio avviso fuor di luogo, le polemiche che da quegli interventi sono scaturite.

In un contesto come quello attuale caratterizzato da una gravissima crisi, non solo economica, ma anche sociale e culturale, a cui è conseguito un'evoluzione ed un ampliamento del ruolo della giurisdizione, il magistrato è tenuto a valutare le conseguenze e le ricadute dei propri provvedimenti, non potendo nascondersi sotto l'usbergo della sola soggezione alla legge. Si va delineando sempre di più, e l'associazionismo giudiziario per adempiere alla  propriamissionnon può non tenerne conto, un profilo di magistrato moderno e responsabile, il quale, nella ribadita ed indiscutibile soggezione solo alla legge, è chiamato, in ogni occasione, a valutare l'impatto delle sue decisioni sul sistema in generale, sulla vita ed il benessere dei cittadini, facendo uso dell'inevitabile discrezionalità applicativa secondo regole di buon senso ed equilibrio che impongono di tener conto dei canoni dell'equità e della sostenibilità. Tutto ciò richiede ponderazione, specializzazione e piena consapevolezza della forte incidenza della giurisprudenza sul caso concreto; perché il giudice non è soltanto la bocca della legge, ma, come diceva Calamandrei, la giustizia è: "qualcosa di meglio del puro sillogizzare: è creazione che sgorga da una coscienza viva, sensibile, vigilante, umana" ed il giudice deve "… saper portare con vigile impegno umano il grande peso dell'immane responsabilità che è il rendere giustizia".

Unità per la Costituzione, anche attraverso i propri meccanismi statutari, deve riuscire sempre a tenere alta l'attenzione sulla questione morale, che, riporto parole di Marcello Matera, significa etica dei comportamenti in sede associativa ed istituzionale. La questione morale assume oggi, all'interno della Magistratura un significato più pregnante: nessun magistrato che si riconosce nei nostri valori utilizzerà la sua carica come strumento per ottenere favori o facilitazioni, né tantomeno si avvarrà dell'impegno associativo come strumento per il raggiungimento di maggiori poteri personali o di gruppo.  

 

5. Il ruolo delle correnti oggi ed in particolare quello che vogliamo ascrivere ad Unità per la Costituzione.

In tutto questo ed altro ancora deve sostanziarsi il ruolo delle correnti all'interno della Magistratura ed in particolare quello che noi vogliamo ascrivere ad Unità per la Costituzione.

Viviamo in un'epoca in cui paiono superate le distinzioni ideali e culturali che giustificavano la suddivisione dell'A.N.M. in una pluralità di gruppi associativi e rendevano vivace il dibattito fra le diverse sensibilità.  Ed inoltre non può negarsi che il sistema delle correnti, in particolare in epoca più recente, ha prestato il fianco a critiche non immotivate; su di noi come gruppo di maggioranza relativa spetta l'onere dell'esempio ed anche la necessità di segnare un'inversione di tendenza. 

I gruppi associativi, e noi prima degli altri, per legittimare la loro esistenza, devono tornare ad essere luoghi di aggregazione culturale ed ideale dei magistrati; devono favorire il dibattito all'interno dell'A.N.M. e consentire la formazione di proposte da portare all'esterno da parte degli organismi rappresentativi, evitando qualsiasi ruolo concorrenziale o alternativo rispetto alle posizioni assunte dall'A.N.M. Le correnti, ed i meccanismi statutari servono anche a questo, devono rappresentare un luogo di incontro e di dibattito fra i magistrati all'interno del quale si sviluppa la cultura e l'etica professionale e, perché no, maturano le vocazioni per l'impegno politico associativo e per quello istituzionale.  

A ciò consegue che bisogna continuare, attraverso l'attività propulsiva di Unità per la Costituzione, ad opporsi a visioni meramente corporative dell'attività associativa, oggi largamente sviluppate soprattutto nelle giovani generazioni di magistrati sotto l'azione di diversi gruppi associativi, in particolare quello di ultima formazione, che snaturerebbero il ruolo e la funzione dell'A.N.M. Viceversa l'attività associativa di un gruppo come il nostro deve essere indirizzata a sviluppare sempre di più la logica di servizio sottostante all'esercizio di ogni funzione; a questo fondamentale obiettivo devono essere funzionali le norme del nostro statuto.

Occorre recuperare l'autorevolezza che consente di ricordare ai più giovani, ma non solo a loro,  che se oggi i magistrati sono liberi da condizionamenti esterni, se tante cose sono cambiate rispetto al passato e non tutte in peggio, ciò lo si deve in larga misura all'azione della nostra Associazione ed alle battaglie, non certo per interessi corporativi, che essa, nella storia del nostro Paese, ha saputo affrontare e vincere favorendo l'affermazione di una giurisdizione veramente autonoma ed indipendente.  Adolfo Beria D'Argentine diceva che l'Associazione ha vissuto ed ha operato non come sindacato corporativo, ma come centro di nobilitazione della Magistratura su problemi istituzionali e politici dell'Amministrazione della Giustizia.     

 

6. Lo statuto come l'insieme delle regole del nostro "stare insieme" e riconoscersi come gruppo associato all'interno dell'A.N.M.

Funzionale al perseguimento di questi obiettivi sono state le regole che ci siamo dati e che oggi riteniamo necessitino una parziale rivisitazione.

Lo statuto di un gruppo associativo come il nostro fondato sul pluralismo, deve assicurare massima trasparenza interna nella scelta dei candidati e nella formazione delle liste per ogni tipo di elezione; ai candidati a cariche rappresentative in ambito associativo o istituzionale deve essere richiesto un impegno giudiziario ai massimi livelli ed oltreché un'alta professionalità. Alla logica di gruppo deve sempre farsi prevalere quella dello spirito di servizio che è alla base dell'assunzione di qualsiasi carica, associativa o istituzionale che sia.

Lo statuto deve consentire una corretta impostazione dei rapporti fra la Corrente ed i suoi rappresentanti nel circuito dell'autogoverno; gli eletti, da un lato, devono ritenersi vincolati al programma ed ai valori del gruppo, ma, da un altro lato, devono sentirsi liberi nelle scelte concrete, soprattutto in ambito istituzionale, pur essendo tenuti a dare conto del proprio operato.

Anche con le eventuali modifiche al nostro statuto che si vorranno elaborare Unità per la Costituzione, io sono convinto, resterà fedele all'idea di fondo, al nucleo attorno al quale si è formata e sviluppata la nostra esperienza associativa.

Ma, andando oltre i principi di fondo, che ritengo debbano trovare conferma e condivisione nel cammino che oggi vogliamo cominciare, provo ad esemplificare, in vista dei passaggi successivi, quelle esigenze che fino ad oggi sono state rappresentate nelle sedute del Comitato di Coordinamento che hanno preceduto quest'assemblea.

In primo luogo mi sembra ampiamente diffusa la necessità di riconoscere una maggiore rappresentatività, nei diversi momenti di vita associativa ed istituzionale, a tutti i territori, riconoscendo anche la possibilità di  forme di alternanza nell'individuazione di candidature in competizioni elettorali a livello nazionale, anche e principalmente  nell'individuazione dei candidati al C.S.M. ai quali la Corrente delibera di assicurare il proprio sostegno; ciò implica la necessità di individuare delle macro aree all'interno delle quali potranno nascere le candidature ed essere stabilite le forme di possibile alternanza. Si tratta senz'altro di un'esigenza meritevole di attenta considerazione e che, non a caso, si è manifestata proprio nel percorso che ci ha portato ad individuare i nostri candidati alle elezioni per il prossimo C.S.M.

Il gruppo, in un momento topico della scelta della propria rappresentanza istituzionale, non può ridursi ad un sistema feudale dove alcuni distretti si limitano a fungere da serbatoio di voti da distribuire in favore dei candidati dei grandi distretti. Nello stesso tempo un gruppo come il nostro, che vuole avere un'effettiva caratura nazionale, non può permettersi di non avere propri candidati nelle sedi più importanti del Paese nelle quali, appunto, è nata e continua a svilupparsi, la storia giudiziaria della nostra Repubblica.

Occorrerà, pertanto, trovare delle forme che, nelle ristrettezze del pessimo sistema elettorale tuttora vigente, consentiranno di coniugare la pari dignità di tutte le realtà giudiziarie nelle quali è presente in modo significativo il pensiero di Unità per la Costituzione con la necessità di assicurare la "copertura" dei più grandi uffici giudiziari del Paese, che sono quelle dove si vincono o si perdono le elezioni.

Ma le macro aree non devono essere funzionali esclusivamente alla selezione dei candidati al C.S.M.; esse devono divenire effettive entità territoriali all'interno delle quali si sviluppa la vita della corrente attraverso attività culturali e di sostegno ai giovani magistrati.

Altrettanto forte è già emersa l'esigenza di rafforzare le previsioni in tema di rappresentanza di genere. Al riguardo, al di là delle sorti che il Parlamento riserverà al DDL Ferranti, si tratterebbe di intervenire, in termini rafforzativi e vincolanti, sulla previsione già contenuta nell'art. 6 comma 2 dello Statuto vigente laddove impegna il Comitato di Coordinamento a promuovere la presenza di candidature di entrambi i generi al C.S.M.

Devono essere certamente riviste alcune previsioni in materia di ineleggibilità e incompatibilità, riflettendo sulla necessità di distinguere l'attività di rappresentanza associativa da quella di rappresentanza istituzionale. 

In seguito all'abrogazione dell'art. 13 recante "Obblighi dei componenti del Comitato Direttivo Centrale" deliberata dall'ultima Assemblea Generale, devono essere rivisti i rapporti fra la dirigenza politica del gruppo e la sua rappresentanza in A.N.M.; sia pure in assenza di qualsiasi vincolo di mandato appare necessario assicurare a livello statutario una forma di collegamento fra gli eletti ed il Segretario Generale. 

 

7. È possibile trovare un metodo ed un percorso che ci porti all'approvazione delle modifiche statutarie?

Non è previsto un particolare procedimento per l'approvazione di modifiche dello statuto, salvo esserne devoluta la competenza all'Assemblea Generale. Ciò nonostante riterrei necessario provare a proporre, non in termini vincolanti, un percorso che, coinvolgendo tutte le nostre articolazioni territoriali con l'obiettivo di allargare la base di partecipazione alla vita associativa, abbia di mira un adeguamento condiviso delle regole del nostro stare insieme ed eventualmente la riscrittura di un documento programmatico.

In questa direzione potrebbe ipotizzarsi un termine per presentare alla Segreteria Nazionale (ad esempio entro il 31/1/2018), da parte di qualsiasi aderente, singolarmente o come gruppo territoriale, le proposte di modifiche che si intenderanno presentare all'Assemblea Generale.   Sulle singole proposte presentate dovrebbero tenersi le assemblee distrettuali entro una data prestabilita (30/4/2018); quindi sarebbe da fissare l'Assemblea Generale, eventualmente in seno al Congresso Nazionale, da tenersi nel maggio/giugno 2018; si tratterebbe di organizzare un evento di forte promozione politica del nostro gruppo, di richiamo per i giovani magistrati ed in particolare di visibilità per i candidati al C.S.M.     

 

 

Castellaneta Marina 22 Settembre 2017  

 

Roberto Carrelli Palombi

 

 

 

Una modifica che è stata già depositata e conosciuta potrebbe essere approvata in questa sede: la possibilità di aderire alla corrente da parte dei magistrati in pensione. Si tratta di introdurre le seguenti modifiche:

 

-          Art. 1 (Costituzione e scopi)

            È costituita la Corrente "Unità per la Costituzione" alla quale possono aderire i soci             dell'Associazione Nazionale Magistrati,  compresi quelli in quiescenza.

 

          -   Art. 7 (Comitato di Coordinamento Nazionale)

         …..

1.f) …. dal magistrato in quiescenza delegato a rappresentare il gruppo presso la Sezione autonoma dell'A.N.M. dei magistrati a riposo.

 

    -  Art. 8 (Attribuzioni del Comitato di coordinamento)

      …..

      11. Nomina ogni due anni il magistrato in quiescenza  delegato a rappresentare il gruppo presso la Sezione autonoma dell'A.N.M. dei magistrati a riposo.

 

- Art. 11 (Centro studi).

….

3. ….. scelti in una rosa di magistrati, anche in quiescenza, esperti indicati

 

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